Darà spettacolo fino all’ultimo. Per due ore, prima dello schianto finale. Il suo canto del cigno sarà per gli scienziati un’autentica miniera d’informazioni su un mondo rimasto per miliardi di anni sconosciuto, prima del suo arrivo. La missione Rosetta si prepara al suo volo conclusivo (guarda la diretta). Dopo quasi 12 anni, il 30 settembre raggiungerà il suo lander Philae sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. La discesa controllata (un video dell’Esa mostra la manovra) avverrà nella regione di Ma’at, un’area ricca di crateri in attività, situata sul lobo inferiore della cometa dalla curiosa forma a scamorza.

“La scelta è caduta su Ma’at proprio per la sua conformazione. I suoi crateri, da dove hanno origine molti getti di materiale cometario – si legge sul sito dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) -, presentano, infatti, delle caratteristiche che potrebbero risalire all’epoca di formazione della cometa, agli albori del Sistema solare, di grande interesse per la comunità scientifica”. Negli ultimi due anni Rosetta ha regalato molte emozioni, non solo agli scienziati. Rendendo il grande pubblico partecipe di un’impresa scientifica fuori dall’ordinario, divenuta “pop”: il primo sbarco su una cometa di un messaggero umano spedito nello spazio profondo. A guidare la sonda nel suo tuffo conclusivo sulla cometa sarà ancora una volta Andrea Accomazzo, capo della Divisione missioni interplanetarie dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea. Il suo ruolo prevede, infatti, che entri in gioco in tutte le fasi critiche di una missione, come il lancio, o l’atterraggio, anche se in questo caso sarebbe più corretto parlare di “accometaggio”. Ilfattoquotidiano.it ha raggiunto il “pilota” di Rosetta durante una pausa di queste sue giornate, altrimenti, frenetiche.

Quali sono le sue sensazioni, in vista di questo appuntamento finale?
Che cosa dire: sicuramente c’è un velo di tristezza nel vedere l’ultimo atto della vita operativa di quello che, per me, è stato un compagno di lavoro per 20 anni. Allo stesso tempo, però, provo grandissima soddisfazione, e orgoglio, per aver portato a termine qualcosa di straordinario. Tante volte dico che gli scienziati sono come bambini (un cartoon dell’Esa sulla storia della missione): sognano senza limiti. E che cosa c’è di più bello del realizzare il sogno di un bambino? L’ultima discesa di Rosetta sarà come un romanticissimo dirsi addio, sapendo di aver fatto tutto quello che c’era da fare.

Non sembra stia parlando di una missione spaziale…
Mi piace pensare che Rosetta sia molto di più della sonda che andrà a spegnersi. Rosetta è tutta la mole di dati raccolti. Dati che saranno usati per decenni, per risolvere questo fantastico puzzle che è l’origine del nostro Sistema solare. Oltre a questo, Rosetta è anche l’insieme di emozioni che ha innescato in tutti noi. Dell’entusiasmo che ha acceso nei ragazzi, e in tutta la popolazione. Questa è una cosa unica, che per molto tempo potrà servire da volano per un maggior coinvolgimento nelle attività tecniche, e spaziali in particolare.

Come si svolgerà l’ultima discesa di Rosetta?
Quello che abbiamo già iniziato a fare nelle scorse ore è cancellare la velocità orbitale di Rosetta. Questo lo si fa sparando via i razzi di bordo, e rallentando la sonda nel suo movimento orbitale intorno alla cometa. Inoltre, per avere una manovra più precisa, abbiamo bisogno d’impartire, sempre con gli stessi razzi e la stessa manovra, una velocità iniziale di discesa di circa 30 cm/s (più o meno 1km/h). In questo modo, Rosetta si troverà sulla rotta di collisione con la cometa. L’atterraggio – o per meglio dire, l’accometaggio – avverrà intorno all’ora di pranzo del 30 settembre, quando in Italia saranno le 13:20. Al momento dell’impatto, Rosetta viaggerà a una velocità di circa 90 cm/s, più o meno la stessa alla quale noi camminiamo. Lentamente. A quel punto, la sonda registrerà un’anomalia. E innescherà un reset del computer di bordo, che sarà programmato per non farla riaccendere. Come risultato la sonda si depositerà sulla superficie cometaria dopo un po’ di rimbalzi e capriole. Alla Philae, per intenderci. Anche se in questo caso non vedremo nulla.

Già, Philae: il suo tardivo ritrovamento è stato come la ciliegina sulla torta della missione. Se lo aspettava? 
Non ci speravo quasi più, ma ogni volta che c’era una possibilità attendevo con ansia l’analisi delle immagini. È stato bellissimo ritrovarlo. Il giusto coronamento di questo progetto.

Tornando alla discesa finale di Rosetta, non si tratterà, però, di un semplice precipitare sulla cometa
Tutt’altro. Nel corso dell’intera fase di discesa, Rosetta farà acquisizioni scientifiche, che trasmetterà a Terra in tempo reale. Ci manderà, in particolare, immagini della superficie della cometa, mentre si avvicina sempre di più alla sonda. L’operazione sarà abbastanza complicata, perché Rosetta sarà esposta al turbolento ambiente cometario, fatto di gas e polveri, a distanze molto ravvicinate. In special modo negli ultimi 50 minuti, che avvengono sotto i 2 km di quota.

Un’ultima “mission impossible”
La discesa finale è fondamentalmente fatta per avere la possibilità di osservazioni scientifiche di particolare rilevanza. Grazie alle immagini che scatterà OSIRIS, cercheremo di osservare l’interno incontaminato di un paio di “pozzi”, che sembrano piuttosto profondi. Questi anfratti potranno, ad esempio, mostrarci la struttura più interna, e quindi primordiale, della cometa. ROSINA, altro strumento a bordo, potrebbe, invece, rivelarci rarissimi componenti, che a distanze più elevate hanno densità talmente basse da non essere identificabili.
Sarà spettacolare vedere le immagini di avvicinamento al suolo. Non tutte saranno perfettamente a fuoco: Rosetta e i suoi strumenti sono stati progettati per osservare da un paio di km di distanza almeno. Speriamo di poter acquisire immagini sino a poco prima dell’impatto.

Ci sono dati raccolti in tutti questi mesi e non ancora analizzati? Possiamo aspettarci qualche altra sorpresa dalla sonda? 
Penso che la mole di dati ancora da analizzare sia ben superiore a quelli già studiati. Ci vorranno decenni per processare a fondo tutto quello che abbiamo archiviato. È come se avessimo raccolto i pezzi di un puzzle. Sappiamo che sono quelli del puzzle che vogliamo risolvere, ma ci vorrà del tempo per farlo. Per il momento, gli altri scienziati della missione si sono giustamente focalizzati sulla descrizione di quello che hanno osservato. Ma non siamo andati lì solo per questo. Siamo sbarcati su una cometa per dare risposte a domande fondamentali, più della mera descrizione di quello che vediamo. Dopo questo atto finale verrà il momento di rielaborare, confutare, confermare le teorie, o presunte certezze, sulla nostra origine.