Scontro tra General Electric, i sindacati e il viceministro allo Sviluppo Teresa Bellanova durante la riunione al ministero dello Sviluppo economico sul piano di ristrutturazione per le attività ex-Alstom. In gioco il destino del sito di Sesto San Giovanni e di circa 100 lavoratori in esubero per i quali all’inizio di ottobre partiranno i colloqui in vista della lettera di licenziamento incentivato. Alcuni, in alternativa, potranno accettare di essere trasferiti è negli stabilimenti Ge in Piemonte, Toscana, Campania e in Puglia. Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil hanno proclamato per martedì 27 otto ore di sciopero in tutti gli stabilimenti Alstom italiani e Bellanova in una nota ha definito l’atteggiamento dell’azienda “inaccettabile“.

Governo e sindacati avevano chiesto di “fermare l’invio delle lettere di licenziamento riprendendo un percorso per esperire l’eventuale vendita dell’attività di Sesto S. Giovanni”. “Riterrei grave se non ci fosse un ripensamento da parte dell’azienda”, ha detto il viceministro. Al momento però non sono previsti altri incontri a via Veneto su questa vertenza.

“Il management di Alstom Power Italia SpA – ha replicato l’azienda con un’altra nota – ha sottolineato, durante l’incontro, che il numero attuale degli esuberi, pari a 106, si è considerevolmente ridotto rispetto ai 211 esuberi comunicati a gennaio nell’ambito del piano di ristrutturazione per i Paesi europei. Un dato che conferma l’impegno dell’azienda a trovare qualsiasi soluzione percorribile per ridurre l’impatto sociale”. La società ha poi ribadito le misure messe a disposizione del personale coinvolto nella riorganizzazione: “Disponibilità da parte di altre due società di General Electric, Avio Aero e Nuovo Pignone, ad assumere presso i propri siti produttivi gli operai in esubero nello stabilimento Alstom Power Italia di Sesto San Giovanni; un piano di uscite incentivate che comprende un programma di ricollocamento professionale ed un consistente incentivo economico”. In sostanza, a tutti i lavoratori coinvolti verrà proposto di scegliere fra un trasferimento e un licenziamento con incentivo economico. Detto questo l’azienda intende “procedere, in tempi stretti e senza ulteriori rinvii, al completamento del piano di ristrutturazione, come condizione essenziale per lo sviluppo del business e per garantire il mantenimento e la continuità delle proprie attività”.

“L’azienda ha assunto un atteggiamento arrogante e irresponsabile, arroccandosi sulle proprie posizioni e rifiutando la proposta di mediazione del viceministro di attivare un tavolo di confronto con le parti per individuare una soluzione alternativa ai licenziamenti”, ha detto il segretario nazionale Fim Cisl, Nicola Alberta. “Nello specifico – secondo il sindacalista – l’azienda non vuole mettere in vendita oltre al sito anche la proprietà intellettuale ad un possibile acquirente e si è limitata a prevedere delle ricollocazioni di alcuni degli esuberi del sito lombardo, oltre che nei siti del Piemonte e della Toscana, anche in quelli di Puglia e Campania, e licenziamenti incentivati”.