Me la ricordo ancora quella partita e mi ricordo bene quell’episodio sul finire di gara. I protagonisti furono principalmente due: un ragazzo alla sua prima stagione nella Primavera dell’Inter, proveniente dalla formazione Allievi (e acquistato in precedenza dai belgi del Beerschot) e lo staff tecnico del settore giovanile nerazzurro. In campo, quel giorno, l’avversario dei nerazzurri era il Lanciano e il risultato uno di quelli che difficilmente si scorda: 7-0 per i padroni di casa e 5 reti dello straripante George Puscas. Era appena iniziata la stagione 2014/15 e, a risultato oramai acquisito, il tecnico Vecchi fece scaldare il sedicenne terzino sinistro Senna Miangue in vista dei minuti finali di gara, in sostituzione del promettente Federico Dimarco. Lo staff tecnico dell’Inter (tra cui l’ex portiere Paolo Orlandoni) sorrideva nell’osservare questo gigante belga di oltre 190 centimetri scaldarsi a bordo campo visibilmente emozionato e forse anche un po’ impacciato nel vivere il suo esordio con la maglia della Primavera.

Una volta sceso in campo, la comunicazione con la panchina e le indicazioni del mister nei suoi confronti si limitarono a semplici suggerimenti di posizionamento (“attacca” oppure “copri”), come ad essere guidato avanti e indietro dalle classiche freccette direzionali del joystick della PlayStation. Ovviamente non era ancora parte degli schemi di squadra, ma lo spaesamento del belga mi colpì. Quella stagione per Miangue si concluse con appena una dozzina di presenze in campionato e un giudizio non sempre sufficiente (si notava una certa carenza in fase di copertura).

Tre anni dopo un altro episodio riguardante il classe ‘97 belga attira le mie attenzioni: con Ansaldi ancora fuori, un Nagatomo che tarda a carburare e un Erkin rispedito in frettolosamente in Turchia, ecco che De Boer pesca per la seconda volta in questa stagione (la prima nel pareggio casalingo contro il Palermo) il ragazzo di origini congolesi e lo fa nel primo vero big match della stagione contro la Juve in sostituzione dell’acciaccato Santon, quest’ultimo diventato attualmente uomo di fiducia del tecnico olandese sulla corsia mancina dopo essere stato vicino all’addio più e più volte nell’ultima sessione del calciomercato.

Ma questa volta si è visto tutt’altro giocatore: viso maturo, tranquillità nello sguardo e fisico imponente. Gioca appena 11 minuti, il tempo di dare una mano alla squadra rimasta in 10 dopo l’espulsione di Banega e allo stesso tempo di sradicare dai piedi di Dybala un pallone pericoloso, neutralizzando sul nascere una possibile azione d’attacco degli uomini di Allegri (con tanta di ovazione di S. Siro a sottolineare il gesto tecnico dell’under 21 belga). Come allora, il suo ingresso in campo è arrivato sul finire di gara, ma l’atteggiamento mentale alla partita è stato ben diverso: su quel pallone, arrivato pericolosamente a Dybala, c’era proprio lui a contrastare con fisico e temperamento l’argentino e lo ha fatto in una partita con la tensione alle stelle.

A 19 anni ha fatto vedere quella personalità che gli era mancata al suo esordio con la Primavera interista, una maturazione che fa ben sperare l’Inter (che ha prolungato il suo contratto fino al giugno 2020) e il tecnico De Boer, sicuri di poter contare ancora e serenamente sul contributo del giovane Miangue per il resto della stagione.