Critiche “prive di fondamento e del tutto immeritate“, oltre che “discriminatorie“. Così l’ex presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, in una lettera al suo successore Jean-Claude Juncker pubblicata dal Financial Times, si difende dopo che Bruxelles ha avviato un’indagine per verificare se il suo contratto da vicepresidente non esecutivo e advisor della filiale europea di Goldman Sachs sia conforme alle norme sui conflitti di interesse e sul “comportamento integro” richiesto agli ex commissari. Nel frattempo però un gruppo di funzionari ha inviato a Juncker, al presidente del Parlamento Martin Schulz e al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk una lettera aperta in cui torna a chiedere che siano adottate “misure forti ed esemplari” contro Barroso.

“E’ stato affermato – scrive l’ex numero uno della Commissione nella lettera – che il solo fatto di lavorare con Goldman Sachs solleva questioni di integrità. Mentre io rispetto il fatto che ognuno ha il diritto alla propria opinione, ma le regole sono chiare e devono essere rispettate”. “Se in linea di principio non ho niente contro la commissione etica” chiamata a pronunciarsi sul contratto, “ho invece il timore che sia già stata presa una decisione contro di me. Se il caso è questo, vorrei capire come è stata presa questa decisione, da chi e per quali motivi”, prosegue il politico portoghese. Barroso poi ricorda: “Lei ha suggerito in primo luogo che io sarò ricevuto dalla Commissione in un’altra veste da quella di ex presidente e, secondo, che cercherà l’opinione di un comitato etico ad hoc su questa materia”. “Non solo queste sono azioni discriminatorie, ma sembrano essere in contrasto con le decisioni prese nei confronti di altri ex membri della Commissione”.

I lavoratori dell’esecutivo Ue, che nelle scorse settimane hanno lanciato su Change.org una petizione in cui chiedono la sospensione della pensione di Barroso come ex funzionario europeo e la sospensione di tutti gli eventuali titoli onorari concessi dalle istituzioni Ue, ribadiscono però le loro critiche e in questa lettera aperta chiedono un rafforzamento delle norme per contrastare le porte girevoli tra istituzioni europee e settore privato.

Caro Presidente Jean-Claude Juncker,
Caro Presidente Martin Schulz,
Caro Presidente Donald Tusk,

Siamo un gruppo di dipendenti delle istituzioni europee, vincolati dal dovere di riservatezza e discrezione professionale, che si sono uniti perché siamo sempre più preoccupati per il deterioramento dell’immagine del progetto europeo tra le nostre famiglie, amici e vicini di casa, così come tra i molti cittadini che incontriamo in tutta Europa.

Venerdì 8 luglio 2016, abbiamo appreso, solo pochi giorni dopo che il Regno Unito ha votato per lasciare l’Ue, che l’ex Presidente della Commissione Europea per due mandati e 10 anni, José Manuel Barroso, presto assumerà un incarico nella sede londinese della banca d’investimento Goldman Sachs come presidente non esecutivo delle operazioni e consulente internazionale, per aiutarla a limitare gli effetti negativi della Brexit.

Siamo stati profondamente colpiti da una tale decisione di andare a lavorare per una delle banche più coinvolte nella crisi dei mutui subprime e nella crisi del debito greco. Abbiamo sentito subito che questo nuovo esempio caricaturale della pratica irresponsabile delle “porte girevoli” danneggerà inevitabilmente e ulteriormente il progetto europeo e le istituzioni proprio nel momento peggiore.

Tale decisione ci sembra irresponsabile perché si inserisce in un contesto politico che non è solo euroscettico ma ora anche apertamente eurofobico, dove alcuni rappresentanti politici anche della maggioranza del Parlamento europeo cominciano a mettere in discussione apertamente il permanere della Commissione europea e del metodo comunitario.

Nell’attuale delicato contesto di dover gestire molteplici crisi che si accumulano una dopo l’altra – i rifugiati e la crisi dei migranti, la crisi scatenata dal referendum Brexit, il perdurare della crisi economica, e la crisi sul tipo di Europa che vogliamo, è altamente dannoso per il progetto europeo e le istituzioni che un ex presidente della Commissione sia associato con i valori finanziari sfrenati e non etici che Goldman Sachs rappresenta.

È moralmente riprovevole in quanto va contro l’onore e la probità della funzione pubblica europea che dovrebbe difendere l’interesse generale europeo. Tutti gli ex membri sono tenuti a rispettare i loro doveri di “onestà e discrezione” sotto l’articolo 245 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, anche dopo la scadenza del periodo di 18 mesi dopo aver lasciato l’ufficio.

Per tutte queste ragioni, abbiamo lanciato una petizione che invita tutti i cittadini europei per chiedere venga eseguita un’azione appropriata per assicurare che i trattati siano opportunamente implementati. Accertare semplicemente che Barroso abbia lasciato l’ufficio più di 18 mesi fa non può essere l’unica risposta delle istituzioni. Su tale proposito, riconosciamo il fatto che il 9 settembre il presidente Juncker ha avviato un’indagine etica “per fornire chiarimenti sulle sue nuove responsabilità e dei termini di riferimento del suo contratto”. Ma questo annuncio arriva dopo due lunghi mesi che queste informazioni sono diventate di dominio pubblico, e dopo la pressione politica e dell’opinione pubblica delle ultime settimane. Pertanto, chiediamo perché non potrebbe essere automatico lanciare tale tipo di indagine etica?

Inoltre, considerando l’importanza di tale problema, chiediamo che il Comitato Etico inizi le sue attività rapidamente, nei prossimi giorni, e pubblichi il suo parere in un tempo ragionevole. Chiediamo di fissare un termine nelle prossime settimane per ricevere i risultati dell’indagine. E per una totale trasparenza al fine di riconquistare la fiducia dell’opinione pubblica, riteniamo che le istituzioni dell’UE dovrebbero pubblicare il parere e dovrebbero seriamente prevedere di trasmettere l’audizione del Presidente Barroso.

Una volta che il Comitato Etico avrà pubblicato il suo parere, la questione se Barroso ha rispettato i suoi doveri di “onestà e discrezione” verso l’Unione europea potrebbe ancora essere esaminato in dettaglio e trasparenza da parte della Corte di giustizia europea, come previsto dal TFUE. E se questo non è il caso devono essere adottate misure appropriate forti ed esemplari nei confronti di José Manuel Barroso, come ad esempio la sospensione della sua indennità di pensione e la negazione di tutti i possibili titoli onorifici legati alle istituzioni europee. Pensiamo anche che le regole etiche per combattere la pratica delle “porte girevoli” degli ex membri della Commissione debbano essere ulteriormente rafforzate, in proporzione al danno che il loro comportamento futuro possa portare alla funzione pubblica europea e all’Unione europea.

Questa petizione condivisa su Change.org ha già raccolto più di 140.000 firme di cittadini europei, tra cui dipendenti europei, funzionari dell’UE in pensione e deputati europei, confermando in tal modo la sensazione condivisa di sdegno e indignazione. Siamo rimasti profondamente scioccati dalla decisione di Barroso, e ora siamo preoccupati per l’assenza di reazioni da parte delle autorità europee nei confronti di questa decisione. La necessità di una reazione dell’UE a questa decisione è sottolineata anche dalla lettera del Mediatore europeo del 5 settembre.

Abbiamo intenzione di presentare i risultati finali della petizione per voi, Presidenti della Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio europeo all’inizio di ottobre. Ci auguriamo che comprendete e condividete le nostre preoccupazioni e ci rivolgiamo a voi per adottare le opportune azioni correttive e preventive al più presto a difesa dell’immagine delle istituzioni europee e del progetto europeo.

Bruxelles-Strasburgo, 13 Settembre 2016

Un gruppo spontaneo di dipendenti delle istituzioni europee

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