Tra un annuncio e l’altro di gasdotti “in auge” e gasdotti “congelati”, si ingarbuglia sempre più la situazione sull’approvvigionamento europeo di gas. Solo nel mese di agosto gli equilibri politici ed economici tra gli Stati membri hanno subito più di una variazione. Questa volta però il vento soffia a favore dell’Europa centro orientale, finora messa da parte dalla Russia che sembrava puntasse solo sul Nord. L’Italia rafforza così l’ambizione di diventare un hub energetico del Mediterraneo e la Germania sembra perdere forza. Per lo meno fino a nuovi proclami.

Stop al North Stream 2, il gasdotto che ha spaccato l’Europa – Il consorzio che doveva realizzare il raddoppio dell’infrastruttura che collega la Russia alla Germania attraverso il Mar Baltico (Engie, Omv, Shell, Uniper e Wintershall) ha rinunciato a costituirsi in Polonia. La decisione è stata presa dopo che l’Antitrust polacca ha bocciato il piano per i timori di un rafforzamento della posizione dominante della Russia sul mercato. Ora Gazprom ha il 100% dell’iniziativa e dovrà decidere come muoversi. Secondo gli analisti l’opera potrebbe comunque partire, almeno fino a quando ci sarà la volontà russa ed il forte sostegno della Germania. Bruxelles giudica da sempre negativamente il gasdotto russo-tedesco perché concentrerebbe l’80% delle importazioni da Mosca in un’unica infrastruttura, che tra l’altro aggira l’Ucraina. L’Unione europea importa circa un terzo del gas dalla Russia e alcuni stati dell’Est, anch’essi contrari al progetto, dipendono quasi interamente dalle importazioni di metano da Mosca.

Anche la Casa Bianca ha ribadito più volte la sua contrarietà: il gasdotto è “un pessimo affare” per l’Europa e destabilizzerà l’Ucraina, ha detto nei giorni scorsi il vicepresidente americano Joe Biden, secondo cui “chiudersi in una maggiore dipendenza dalla Russia finirebbe per destabilizzare l’Ucraina. L’Europa ha bisogno di fonti di approvvigionamento diversificate di gas”. Dal canto suo l’Italia ha inizialmente osteggiato il raddoppio del North stream perché di fatto la tagliava fuori della forniture moscovite. Tuttavia, in seguito il premier Matteo Renzi ha cercato comunque di ritagliare un ruolo per le imprese nostrane. Come Saipem, la società di ingegneristica e costruzioni partecipata da Eni, che era in pole position per la costruzione dei tubi. Se la società guidata da Stefano Cao si fosse aggiudicata la commessa, si sarebbe chiuso, tra le altre cose, il contenzioso da 760 milioni di euro pendente alla camera arbitrale di Parigi sull’annullamento del gasdotto South Stream, di cui Eni era capofila. Inoltre, avrebbe aiutato la società a ricoprire un ruolo importante nel settore delle infrastrutture del gas in Europa.

“Il Turkish Stream si farà”. Pace fatta tra Ankara e Mosca – Il gasdotto che dovrà portare il gas azero in Europa arrivando in Italia via il Tap, bypassando sempre l’Ucraina, è l’altro progetto su cui la società del Cane a sei zampe potrebbe entrare in gioco. È stato lanciato dopo che l’Unione europea ha bloccato il progetto South Stream, che doveva passare dalla Bulgaria per approdare direttamente sulle coste mediterranee, rifornendole a costi più bassi. Successivamente è stato messo in un cassetto dopo l’abbattimento del caccia russo da parte dei turchi lo scorso novembre.

Ora però il dossier è riaperto. Per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è un passo verso la normalizzazione dei rapporti con la Russia, necessaria nel momento in cui l’Occidente lo guarda con sospetto per le epurazioni lanciate dopo il tentato golpe di metà luglio. Anche per il Cremlino è un risultato importante: “Sin dall’inizio abbiamo considerato il Turkish Stream non un’alternativa al South Stream, ma un’opportunità per espandere la nostra cooperazione nell’area del gas da fornire all’Europa e alla Turchia”, ha dichiarato il presidente Vladimir Putin. Bruxelles però tiene gli occhi ben aperti anche su questo fronte, visto che un anno fa ha espresso le stesse obiezioni che aveva per South Stream. “Seguiamo gli sviluppi in Turchia da vicino”, ha dichiarato all’Ansa il vicepresidente della Commissione Ue per l’Unione dell’energia Maros Sefcovic. Il ritorno in auge del Turkish Stream è comunque una notizia positiva per Saipem, anche qui in ottima posizione per ottenere nuovi contratti.

South Stream, a volte ritorna – Nel dicembre 2014 la Russia ha annunciato di rinunciare al South Stream a causa della contrarietà di Bruxelles. Secondo il terzo pacchetto energia Ue, infatti, una società non può produrre e gestire la rete di distribuzione del gas. La controllata dell’Eni Saipem ha perso così una commessa da 2,4 miliardi. A tutt’oggi però continuano le dichiarazioni su una possibile riesumazione. Come la recente del primo ministro bulgaro Boyko Borisov: “La Bulgaria e la Russia hanno deciso di costituire dei gruppi di lavoro per ripristinare i progetti energetici comuni, tra cui la costruzione del gasdotto” South Stream, scrive Bloomberg riportando le parole del capo del governo bulgaro.

La rivincita dell’Europa centro orientale, palla al centro – Sta di fatto che, per come stanno al momento le cose, l’Europa occidentale sta perdendo quota a favore dei Paesi Ue centro-orientali, preoccupati di essere tagliati definitivamente fuori dalla partita del gas nonché dell’isolamento di Kiev.  Oltre al temporaneo abbandono del North Stream 2, tanto caro alla cancelliera tedesca Angela Merkel, e alla ripresa del Turkish Stream, in questi giorni si è raggiunto un altro importante accordo per l’asse del sud-est. I governi di Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia e Montenegro hanno firmato con la compagnia di Stato azera Socar un’intesa per la realizzazione dello Ionian Adriatic Pipeline (Iap). Si tratta di un sistema di gasdotti che collegherà i Paesi Baltici al Trans Adriatic Pipeline (Tap), ossia la parte finale del corridoio meridionale del gas che attraverserà sei Paesi dal Mar Caspio al Salento. E che quindi, con una capacità iniziale di 5 miliardi di metri cubi l’anno, connetterà il nord e il sud dell’Europa, con l’Italia in primo piano.

Sullo sfondo infine i negoziati tra Gazprom e Itgi Poseidon, la joint-venture tra Edison e la greca Depa, che ha in programma la realizzazione di un gasdotto da 10 miliardi di metri cubi l’anno dalla Grecia all’Italia attraverso il Mar Ionio. Anche qui bypassando l’Ucraina.