Come segno di ripresa dell’economia Renzi torna a citare i dati dell’Abi sui mutui erogati, indice del fatto che gli italiani, grazie ai nuovi contratti di lavoro stabili, tornano a comprare casa. Ancora una volta, però, confronta l’ammontare dell’erogazione di nuovi mutui (49,8 miliardi contro 19) e non lo stock di quelli in essere. Ma il Bollettino di Bankitalia su moneta e banche attesta che a giugno, ultimo dato disponibile, il totale dei prestiti alle famiglie era pari a 521,9 miliardi, contro i 493,8 miliardi del 2014. Quindi l’aumento dello stock è stato sicuramente più contenuto dei 30,8 miliardi che emergono dalle slide.

Per quanto riguarda gli investimenti esteri, in assenza di numeri ufficiali il premier confronta un dato del Centro studi Censis relativo a quelli arrivati in Italia nel 2013 – 12,4 miliardi di euro – con una cifra relativa al 2015 attribuita al Sole 24 Ore, pari a 74,7 miliardi. “Investimenti stranieri”, però, non significa nuovi posti di lavoro creati nella Penisola: si tratta per grandissima parte di shopping di aziende italiane fatto da grandi gruppi esteri. Vedi l’acquisizione di Italcementi da parte di Heidelberg Cement, la vendita di Pirelli ai cinesi di ChemChina, la cessione di Ansaldo Sts e Ansaldo Breda alla giapponese Hitachi da parte di Finmeccanica, i duty free di Benetton passati alla svizzera Dufry e i gelati di Grom finiti in pancia a Unilever. Questo mentre Fiat Chrysler, che ha consentito al premier di inserire tra le 30 slide anche quella che vanta l’aumento delle auto prodotte in Italia (“da 388mila a 675mila”), spostava via via le sedi legali di tutte le società del gruppo in Olanda.

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