A guardare le foto di Renee, bella, bionda, curve perfette, lingerie viola, stesa su un letto con elegante lenzuolo nero mentre la sua mano destra corre sotto le mutandine, si rimane a bocca aperta da tanta grazia estetica. Eppure basta osservarla con più attenzione per intuire un’espressività non così marcata, l’occhietto un tantino vitreo, e l’elasticità muscolare che ha qualcosa di legnoso. Certo, perché Renee è una bambola. Anzi, una bambolona immobile e statica come un albero, che per quasi settemila dollari di costo, comprese le spese di spedizione, arriva imballata a casa per offrire un godimento sessuale garantito e ripetuto per l’acquirente.

Renee è infatti dotata di tutti gli organi genitali ricostruiti alla perfezione, compresa una bocca dentata e semovente a seconda dei gusti del cliente. Benvenuti nel mondo di RealDoll, l’azienda californiana che dal 1996 produce bambole con il silicone al posto di carne e pelle, giunture in acciaio al posto di gomiti, ginocchia, scapole e bacino, e PVC per lo scheletro. Renee, ispirata nella linea corporea alla pornostar Asa Akira, è soltanto la “configurazione numero 1” di uno dei modelli della nuova serie “Hybrid” che RealDoll ha recentemente lanciato sul mercato. Serie che tra le “opzioni” Olivia, Sai, Natalie, e Quinn, si divide nettamente tra due linee di tendenza: la bambola teen, quella che richiama viso, atteggiamento e abbigliamento da ventenne; e la bambola dai grossi seni che punta molto sulla classicità da trentenne prosperosa. Se però ad un cliente non vanno a genio colore dei capelli, seni, vagina, mani, e perfino bocche e visi della bambole, può tranquillamente comporre il suo collage umanoide nel market RealDoll che offre varianti più o meno logiche.

Ad esempio i capelli e i capezzoli si possono modificare a piacimento sul corpo della bambola Renee: i primi con il costo aggiuntivo di 150 dollari, i secondi con solo 124. Ulteriore possibilità per i collezionisti più feticisti è quella di ordinare soltanto singoli pezzi di corpo delle bambole. Se ad esempio di Renee apprezzate particolarmente la bocca, sul sito web di RealDoll potete acquistare l’ “oral simulator” consistente in un musetto bocca, labbra e naso a 99 dollari. A 299 dollari viene venduto l’ “insert facilitator torso” cioè il blocco di corpo anteriore da metà coscia a poco sopra l’ombelico con tanto di vagina e membro maschile in perfetta erezione. Altro step fetish e per 399 dollari si porta a casa un classico “real cock”. 999 dollari servono invece per il “deluxe half torso” femminile un blocco di ano e vagina a novanta gradi tagliato a metà coscia e sopra l’ombelico. Ulteriore variante spezzatino sono coppie di piedi (con scarpe col tacco incluse) – 175 dollari -, e il “lingerie bust” – 1699 dollari – ovvero manichini femmina con la testa, senza braccia, tagliati ad altezza bacino, con addosso una camicetta o reggiseno da strappare/togliere. Infine oltre la bambola classica con i vari componenti da smontare e rimontare, Real Doll offre anche “bamboli” maschi e bambole trans. Il corollario che si porta dietro la distinzione di genere apre ad un ulteriore, dettagliata scelta: dimensioni del pene, conformazione della vagina (almeno una quindicina disponibili), colore e densità del pelo pubico.

L’azienda californiana leader mondiale del settore bambole da sesso sta comunque lavorando ad un nuovo ulteriore obiettivo: quello della bambola con intelligenza artificiale. Lo ha spiegato Matt McMullen, CEO di RealDoll, sul sito Reddit.com durante la seguitissima sessione AMA – Ask Me Anything -, sostenendo che a San Marcos stanno lavorando da tempo ad una versione parlante di Renee e socie che sarà pronta per fine 2016. Però, attenzione: per rimanere in linea con il prodotto di lusso che RealDoll offre, le bambole non offriranno una copia dell’intelletto umano, ma saranno “divertenti” e “interessanti” quanto basta per arricchire, “intrattenere e sedurre” il cliente. Sempre McMullen ha rivelato che per il 2017 è in lavorazione anche una bambola robot, che oltre a parlare si muoverà pure. Di prezzi non se ne parla, ma si aprirebbe uno scenario di concorrenza spietata tra essere umano e robot nel fornire sesso che nemmeno Philip K. Dick aveva immaginato.