La finale dello skeet femminile ai Giochi di Rio de Janeiro 2016 è una festa azzurra: Diana Bacosi oro, Chiara Cainero (già vincitrice a Pechino 2008) argento. Non era mai successo nella storia del tiro a volo alle Olimpiadi. L’Italia è prima nel medagliere di specialità, davanti agli Stati Uniti e alle corazzate asiatiche. Un trionfo che non ha precedenti. Nel momento più difficile delle Olimpiadi di Rio, l’Italia si aggrappa al tiro. Tradita dalla scherma ed in particolare dal fioretto, che ha mancato sia tra gli uomini (a squadre) che tra le donne due ori praticamente certi. A bocca asciutta nel pugilato, un po’ in affanno in vasca in attesa di Gregorio Paltrinieri.

La nazionale rinasce quando si tratta di imbracciare un fucile: per tirare a segno o a volo, mirare al centro o frantumare i piattelli, poco cambia. Dopo la doppietta di Niccolò Campriani, dopo l’ennesimo argenti del fuoriclasse Giovanni Pellielo e del gregario Marco Innocenti, arrivano addirittura due medaglie nella prova femminile dello skeet. Un oro (il quarto in Brasile) e un argento fondamentali per muovere il medagliere che si era sinistramente incagliato da un paio di giorni. Una doppietta che nella storia secolare del tiro a volo alle Olimpiadi era riuscita soltanto una volta agli Stati Uniti, ma addirittura ad Anversa 1920 (Arie-Throe nella fossa). Altri tempi, altre Olimpiadi.

Il merito è di Diana Bacosi e Chiara Cainero, due tiratrici infallibili nello sport, due mamme nella vita. La prima più giovane, classe 1983, grande speranza azzurra in una disciplina molto longeva e oro al primo colpo (Rio era il suo esordio ai Giochi). La seconda più esperta, già olimpionica a Pechino 2008 e quinta a Londra 2012, una dei grandi nomi del circuito mondiale. Alla vigilia erano date tra le possibili favorite, ma vederle entrambe a medaglia va davvero oltre ogni più rosea previsione. Anche se insieme sul podio ci erano già salite di recente, ai Giochi Europei di Baku 2015. Ma allora erano state argento e bronzo, era mancato l’acuto più importante. E soprattutto alle Olimpiadi fa tutto un altro effetto: fa storia.

Solide e determinate in qualificazione, Bacosi e Cainero erano entrate nelle prime otto rispettivamente con il terzo (72 piattelli) e il quarto punteggio, alle spalle solo della cinese Wei Meng e della statunitense Kimberly Rhode, una leggenda di questo sport con sei medaglie olimpiche, oltre che campionessa in carica. Ma nei colpi ad eliminazione le due azzurre hanno avuto da subito una marcia in più: perfetta la Cainero, con 16/16, seguita poi dalla Bacosi con 15/16. Quindi l’ultimo atto, lo spareggio per la vittoria. Senza tensione per i tifosi italiani. E neppure per Andrea Benelli, un mito del piattello, che sa bene cosa vuol dire vincerla e perderla un’Olimpiade: bronzo ad Atlanta ’96, oro ad Atene 2004, oggi commissario tecnico della nazionale e ancora vincente con le sue allieve. Ma non per le due tiratrici: soltanto una sarebbe entrata nella storia. La prima a sbagliare è stata proprio la Cainero, forse la favorita, con un doppio errore nei primi quattro colpi non da lei, che si è poi rivelato fatale. Come già in qualifica e in semifinale, nel momento topico la Bacosi ha dimostrato la qualità più importante per una tiratrice: la capacità di reggere la tensione. Non ha sbagliato agli ultimi quattro colpi, con un solo errore di margine. E si è presa il suo primo oro all’esordio ai Giochi. Chiara Cainero è felice lo stesso: lei in fondo olimpionica lo era già (a Pechino 2008), e a distanza di otto anni è di nuovo argento. Da oggi l’Italia ha due olimpioniche nel tiro a volo.

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