A 46 anni Giovanni “Johnny” Pellielo è ancora d’argento nel tiro a volo. Dopo essere stato secondo a Pechino 2008 e Atene 2004 e bronzo a Sidney 2000, il campione di Vercelli sale ancora sul podio ai Giochi di Rio de Janeiro 2016 nella prova maschile di trap, confermando la grande tradizione italiana nella disciplina. Non sul gradino più alto, però, perché quello spetta a Josip Glasnovic, di 13 anni più giovane di lui. Come a Londra 2012, un altro croato regala un dispiacere all’Italia: allora Cernograz aveva battuto Fabbrizi, oggi solo sesto dopo un’ottima qualificazione che lasciava sperare addirittura una doppietta azzurra. Stavolta la sconfitta brucia forse ancora di più, perché Pellielo avrebbe meritato alla settima olimpiade quella medaglia che insegue da sempre. L’argento comunque vale tanto e fa salire ancora l’Italia nel medagliere: gli ori restano tre dopo quello di Niccolò Campriani, i podi complessivi diventano addirittura nove dopo soli tre giorni di gare.

Alla vigilia della prova della fossa olimpica, l’azzurro su cui puntare – vuoi per una semplice questione anagrafica – sembrava il vicecampione in carica Fabbrizi. Invece sulla pedana brasiliana nessuno si è accorto delle 46 primavere di Pellielo: quasi che il tempo non passasse per il veterano del tiro al volo. In realtà entrambi gli italiani erano arrivati bene in finale, con un percorso diverso ma ugualmente convincente: perfetto nel primo giorno Fabbrizi (75/75), poi molto impreciso e ultimo dei qualificati; in grande rimonta Pellielo, alla fine addirittura primo. Purtroppo la giornata storta dell’argento di Londra è proseguita anche in finale: Fabbrizi è scivolato subito indietro con una percentuale di errori del 50% e non ha superato il primo taglio (sesto alla fine). Con 14/15, invece, Pelliello si è garantito l’ennesima medaglia olimpica e la possibilità di sfidare il croato Glasnovic, uno dei favoriti, unico a chiudere la cosiddetta “semifinale” con percorso netto.

Dalle finaline che precedono il gran finale, esce il bronzo del britannico Ling (a sorpresa a scapito di Kostelecky, olimpionico di Pechino, solo quarto). Poi è di nuovo Italia-Croazia come a Londra 2012, ormai un grande classico del tiro a volo olimpico, solo con interpreti diversi. Il primo a sbagliare è proprio Glasnovic, ma Pellielo non ne approfitta e anzi con due errori di fila scivola indietro. L’oro, per l’ennesima volta, sembra sfumare in quel black-out tra ottavo e nono piattello. Invece il croato regala un altro, insperato passaggio a vuoto che vuol dire di nuovo spareggi. Purtroppo neanche questa è la volta buona: il quarto colpo ad oltranza è fatale a Pellielo. Ancora d’argento, come a Pechino ed Atene. Mai d’oro. Forse è destino, per uno dei più grandi tiratori di sempre che da 28 anni di carriera e sette edizioni olimpiche sogna invano questa medaglia. O forse l’eterno Johnny ci riproverà fra quattro anni in Giappone.