Quando era appena bambino, e a 5 anni prese per la prima volta in mano un fucile, Marco Innocenti non avrebbe mai potuto immaginare che quell’attrezzo lo avrebbe portato sul podio olimpico. Forse non sapeva neanche cosa sono le Olimpiadi. Invece dopo avere passato una vita tra le armi nell’azienda di famiglia, ed esser stato sempre solo un discreto tiratore a livello europeo, a 38 anni è argento nel double trap del tiro a volo ai Giochi di Rio de Janeiro 2016. La gara della vita, nella giornata più importante. Alle spalle solo del kuwaitiano Fehaid Aldeehani, vincitore senza nazione: per il Kuwait è il primo storico oro ai Giochi, ma il comitato olimpico è squalificato per ingerenze politiche e lui ha gareggiato fra gli indipendenti (di cui però non ha voluto portare la bandiera). Sul podio ha suonato solo l’inno del Cio: Aldeehani ha potuto festeggiare solo per se stesso, non per il suo Paese.

Il tiro è ancora azzurro alle Olimpiadi brasiliane. Dopo l’incredibile bis di Niccolò Campriani nella carabina 10 metri, e l’ennesimo argento di Johnny Pellielo nella fossa olimpica, il tiro al volo regala un’altra medaglia all’Italia: ancora argento, stavolta nel double trap, il tiro al piattello doppio, la disciplina che esalta i riflessi e non perdona neanche la più piccola disattenzione. Alla vigilia era una delle gare segnate in rosso sul calendario degli azzurri: il podio ce lo aspettavamo. Ma con Antonino Barillà, uno dei migliori della categoria: invece il reggino è uscito subito. E dalle retrovie è sbucato Innocenti: tiratore di lungo corso, alla terza Olimpiade, 16 anni dopo la prima volta a Sydney. Una qualificazione solida, iniziata benissimo, per certi tratti anche condotta da leader, con un calo conclusivo e l’ingresso in finale da quinto classificato. L’outsider perfetto. Forse anche poco considerato dagli avversari.

Prima di oggi Marco Innocenti era stato un “gregario”: riserva a Londra 2012, promosso titolare per mancanza di alternative e le buone prestazioni dell’ultimo quadriennio (in particolare argento e bronzo agli Europei 2013 e 2014). In precedenza due edizioni dei Giochi (2000 e 2004) senza grandi risultati, titoli mondiali ma solo a livello juniores. E tutta una vita dedicata alle armi: a dirigere l’Armeria di famiglia che porta il suo cognome nel paese natale (Montemurlo), e ad allenarsi nei ritagli di tempo sul campo di Montecatini. Per questo l’argento di oggi è molto diverso da quello di Pellielo, il più forte tiratore di sempre che a 46 anni ancora non è riuscito a mettersi addosso l’oro.

È la vittoria della normalità: primo o secondo alle Olimpiadi, poco importa per chi non è nato campione e forse non pensava più di poterlo diventare. Infatti Innocenti ha festeggiato con le lacrime la medaglia, ancor prima di conoscere il suo metallo. Dopo l’ultimo tiro che lo ha qualificato allo spareggio per l’oro è scoppiato a piangere di gioia. Nella finalissima, forse sopraffatto dall’emozione, ha sbagliato tanto: il doppio zero con gli occhi ancora rossi di lacrime all’ottava serie è stato un po’ un segnale di resa. Aldeehani, che sul campo era stato il più forte già in semifinale, ha vinto senza troppi patemi: 26/30, punteggio neanche altissimo; Innocenti si è fermato a 24. Per il kuwaitiano, fuoriclasse capace di andare a podio indifferentemente nel trap (a Londra 2012) e nel double trap (Sydney 2000), è il coronamento di una grande carriera: dopo due bronzi, finalmente oro all’ultima occasione, alle porte dei 50 anni. Per Innocenti l’argento forse vale anche di più.

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