Qualcuno lo ricorderà per aver mimato un rapporto orale durante un dibattito al Senato, oppure per aver messo a punto un piano – mai attuato – per trafugare la salma del defunto Bettino Craxi da Hammamet. Ma da alcuni giorni Lucio Barani, senatore verdianino di Ala (Alleanza liberalpopolare-autonomie), è il volto della riappacificazione tra Roma e Il Cairo sul caso relativo alla morte di Giulio Regeni. Almeno per gli egiziani che lo hanno visto parlare a nome della maggioranza parlamentare italiana (Ala conta 18 membri in tutto) su svariati giornali e sugli schermi di un popolare talk show.

“Anche Renzi come Al Sisi è stato vittima del caso Regeni. Renzi non doveva interrompere i rapporti bilaterali con l’Egitto”, ha spiegato Barani il 7 agosto ospite del giornalista Ahmed Moussa sul canale Sada El-Balad. Lo stesso davanti alle cui telecamere ad aprile aveva assolto il governo del Cairo e accusato i non meglio precisati “servizi segreti deviati” al soldo “di qualche potenza straniera” di un fantomatico complotto.

Ciò che è certo è che Barani non aveva alcuni incarico ufficiale. Il suo viaggio è stato organizzato da Abu El-Enein, magnate egiziano, grande amico del deposto dittatore Hosni Mubarak e proprietario dell’emittente tv di cui Barani è stato ospite. E’ stato lui ad accompagnare il senatore verdiniano da Roma al Cairo con il suo jet privato lo scorso 6 agosto. A bordo dell’aereo, a beneficiare del ricco catering a bordo, c’erano anche altri 5 imprenditori italiani in visita non solo nella capitale egiziana ma anche nelle località balneari di Hurgada e Sharm El-Sheik. Insomma, un viaggio tra amici che si è trasformato in una “delegazione parlamentare” a causa dell’iperattività del senatore sulla stampa egiziana. 

Oltre all’ospitata sulla rete di proprietà dell’amico El-Enein, Barani è apparso infatti su svariati quotidiani egiziani. Il 9 agosto Al Wafd titola “Il senatore italiano Lucio Barani: il governo egiziano non è coinvolto nell’omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni”. Il quotidiano scrive che in una conferenza dell’Egyptian European Business Council, il senatore ha dichiarato che svolgerà una conferenza stampa a Roma in cui parlerà delle “disinformazioni” circolate sull’Egitto per colpire le relazioni bilaterali tra l’Egitto e l’Italia.

Sempre lo stesso giorno Al Ahram, quotidiano più importante d’Egitto, titola: “Barani: il governo egiziano non è il responsabile del caso Regeni, bisogna togliere gli avvisi di viaggio in Egitto”. Al Ahram spiega che il senatore lavorerà insieme ai suoi colleghi affinché il Ministero degli Esteri e il Ministero degli Interni tolgano gli avvisi di viaggio in Egitto. “Barani ha detto che si trova al Cairo a capo di un gruppo di parlamentari e imprenditori italiani – continua il quotidiano – e che durante la sua visita ha notato che l’Egitto è un Paese sicuro. Alcune nazioni europee come la Francia hanno subito attacchi terroristici – ha detto – in Egitto questo non è accaduto”.

Per comprovare la sicurezza del paese, Barani si avventura anche nel quartiere popolare cairota di Shubra, famoso per i suoi ristoranti di carne. E proprio il quotidiano Youm7 pubblica tre foto che documentano il momento in cui il senatore addenta una coscia di pollo. A corredo delle foto, Youm7 riporta le dichiarazioni rilasciate da Barani nell’intervista andata su Sada El Balad. In particolare si sottolinea il suo dissenso alla decisione del Parlamento italiano di sospendere la fornitura dei pezzi di ricambio degli F-16 (il cosiddetto “emendamento Regeni“).

Il telefono del senatore Barani, che secondo fonti del Cairo avrebbe concluso ieri la sua visita egiziana, è spento da questa mattina e non è stato possibile contattarlo per una replica. Al momento non è arrivata nessuna dichiarazione nemmeno dal governo o dal Parlamento italiano. Resta ora da chiarire come un viaggio a titolo personale – di cui le autorità italiane al Cairo erano informate solo per motivi legati alla procedure relative ai parlamentari italiani all’estero – possa aver dato vita a un tam tam mediatico che ha destato sospetto solo tra i pochi giornalisti egiziani non vicini al governo.

Lina Attalah, direttrice di Mada Masr, uno dei pochi quotidiani indipendenti sfuggiti alla repressione del governo Sisi, spiega a IlFattoQuotidiano.it che valutare le dichiarazioni di Barani è stato molto difficile: “Eravamo molto confusi, non capivamo chi fosse e il fatto che fosse ospitato da un tycoon dell’era Mubarak non deponeva a suo favore”, spiega Attallah. “Il fatto che si presentasse e venisse presentato come capo della maggioranza parlamentare ci ha fatto pensare che i media vicini al governo volessero utilizzarlo come interlocutore credibile venuto a distendere le relazioni. Insomma, per noi si è trattato di una pura operazione di propaganda“.