Parla alla Festa dell’Unità di Bosco Albergati, in provincia di Modena. Lo stesso luogo da dove tre anni fa lanciò la propria candidatura alla guida del Pd. E il cuore dell’intervento di Matteo Renzi è il referendum: “Se passa – dice – i 500 milioni risparmiati sui costi della politica pensate che bello metterli sul fondo della povertà e darli ai nostri concittadini che non ce la fanno”. Un mezzo miliardo di risparmi dato dal nuovo Senato e dall’abolizione definitiva delle Province del quale aveva parlato il ministro Boschi. Numeri che, però, non hanno trovato riscontro nei calcoli della Ragioneria di Stato, che ha parlato di cifre non quantificabili.

Proseguendo sul referendum, Renzi fa un passo indietro sulla modalità usata finora. Spiega di avere “sbagliato a dare dei messaggi: questo referendum non è il mio referendum – puntualizza -, perché questa riforma ha un padre che si chiama Giorgio NapolitanoHo fatto un errore a personalizzare troppo, bisogna dire agli italiani che non è la riforma di una persona, ma la riforma che serve all’Italia”. L’ex presidente della Repubblica, peraltro, aveva ammesso che nel testo “ci sono delle imperfezioni“, ma – aveva aggiunto – mi auguro che la stragrande maggioranza dei cittadini non faccia ancora una volta finire nel nulla gli sforzi messi in atto in due anni in Parlamento”.

In ogni caso, prosegue il premier, ora bisogna parlare con tutti, anche fuori dalla maggioranza, anche con i Cinquestelle. Ci tiene però a sottolineare che la consultazione “non c’entra niente con la legge elettorale” poi aggiunge: “A questa riforma nel merito è quasi impossibile votare no. Il referendum prevede un sì o un no, se si dice no rimane tutto come è adesso. E’ importante perché abbiamo preso un impegno con gli italiani: dopo anni di chiacchiere le cose si fanno”. Stesso punto di vista del ministro Boschi, convinta che si tratti del “cambiamento che stiamo proponendo al Paese”. Ricorda che i comitati del No, pur provandoci, non sono riusciti a raccogliere le firme necessarie “anche perché – continua – non è mica facile fare i tavolini e dire ‘potresti cortesemente firmare per mantenere lo stesso numero di parlamentari di adesso’. Non è mica facile, già il fatto che abbiano fatto qualche migliaia di firme è importante, bisogna fargli i complimenti, non bisogna prenderli in giro”.

Renzi sottolinea “che qualcosa è oggettivamente iniziato a cambiare ed è merito del Pd che ha scelto di cambiare e fare le cose concretamente, qualcuna riuscita meglio, qualcuna peggio. Oggi in questo paese c’è qualche diritto in più e qualche tassa in meno”. E ricorda qual era la situazione tre anni fa: allora “c’era Napolitano che non riusciva a dimettersi le riforme erano bloccate, la riforma costituzionale era su un binario morto, Berlusconi primo nei sondaggi, si discuteva su come togliere la tassa sulla prima casa poi non ci si riusciva, la cultura faceva notizia per i crolli, l’Expo sembrava impossibile, i diritti civili non erano all’ordine del giorno e le grandi opere erano cantieri infiniti”.

Stop, poi, a chi, dentro il Pd, sostiene il no chiedendo di ricominciare da capo in Parlamento. “A tutti quelli che vogliono cambiare la linea del Pd o cambiare, del tutto legittimamente il Pd, dico con il sorriso ‘questa è casa vostra’. Non è solo un vostro diritto ma è una nostra gioia poterci confrontare”. Tradotto: “Chi vuole cambiare linea o segretario, si ricordi che ogni 4 anni c’è il congresso, non una volta al giorno in tutte le tv e tutti i tg o i talk show”. Fuori dal Pd, continua, “non c’è il socialismo rivoluzionario ma c’è la destra e il M5S. Se qualcuno pensa di essere contagiato dalla ‘Sindrome di Bertinotti‘, per la quale chiede sempre di più, per poi non ottenere nulla e perdere anche quello che aveva prima, voglio far sapere che noi dalla Sindrome Bertinotti siamo immuni”.

Invita a chiedere “a Prodi che oggi festeggia a pochi chilometri da qui il suo compleanno, lui lo sa bene cosa vuol dire la Sindrome Bertinotti. C’è gente tra di noi che pur di far perdere i propri, non esita a mandare a casa un intero sistema. Noi abbiamo a cuore l’Italia e non le correnti interne, vengano al congresso, se vincono il congresso lo guideranno loro e chi perde starà all’opposizione, come è giusto che sia. Ma basta con la rissa, con la rissa continua perde l’Italia”.