L’ex responsabile di Ballarò, dimissionario perché il talk show era “troppo anti renziano“, la vicedirettrice del Tg2, in passato considerata vicina a Forza Italia e al centrodestra, e due conferme annunciate. Sono questi i nomi dei nuovi direttori dei tg nella Rai di Antonio Campo Dall’Orto e Monica Maggioni. Annunciate da alcune agenzie di stampa, smentite da viale Mazzini, adesso la discussione sulle nomine in consiglio di amministrazione è slittata a giovedì mattina.

Le conferme: Orfeo e Morgante – Fanno già discutere, però, i nomi dei nuovi vertici dell’informazione Rai che il direttore generale voluto da Matteo Renzi avrebbe già presentato – o presenterà tra 48 ore – al consiglio di amministrazione. Nuovi per modo di dire dato che – come ampiamente anticipato nei giorni scorsi – Mario Orfeo rimarrà sulla poltrona di direttore del Tg1: un posto che occupa dal 2012, quando il direttore generale era Luigi Gubitosi, mentre a Palazzo Chigi sedeva Mario Monti. Orfeo, di recente, è finito nel mirino delle polemiche, quando il suo telegiornale era riuscito a dedicare solo 13 minuti e 28 secondi al tema del referendum sulle trivelle negli ultimi sette giorni prima del voto: in pratica meno delle settimane precedenti. Il referendum non aveva raggiunto il quorum, come più volte auspicato dal premier Renzi.

Vicina a Forza Italia prende il posto di Masi al Tg2 – Targata Gubitosi era stata anche la nomina di Vincenzo Morgante al vertice di Tgr, incarico anche questo che sarà confermato da Campo Dall’Orto. Vanno in onda due avvicendamenti interni, o quasi, invece, al Tg2 e al Tg3: nel primo caso l’attuale direttore Marcello Masi sarà sostituito dalla vicedirettrice Ida Colucci, in passato spesso indicata come vicina a Forza Italia e al centrodestra, autrice dell’intervista in cui il premier Renzi andò all’attacco della “vecchia guardia Pd“, nel settembre del 2014.  Il posto di  Bianca Berlinguer al vertice del tg della terza rete, invece, sarà preso da Luca Mazzà, il vicedirettore di Rai3, che nell’ottobre del 2015 aveva lasciato l’incarico di responsabile di Ballarò. Il motivo? L’atteggiamento a suo dire eccessivamente critico del talk show di Massimo Giannini nei confronti del governo Renzi.

L’erede di Berlinguer? Si dimise da Ballarò perché “troppo renziano” – Dopo l’attacco del deputato  dem Michele Anzaldi in commissione di Vigilanza – “Tg3 e Rai 3 sono un problema, non seguono il partito”-  e le stesse parole di Renzi – che aveva parlato di “talk del martedì che fanno meno audience di Rambo” – Giannini aveva voluto replicare al premier e al Pd con un editoriale sulla libertà d’informazione. Mazzà e il direttore di Rai 3 Andrea Vianello erano contrari: con il conduttore c’era stato un “confronto franco e aperto”, dicevano fonti interne al programma, ma alla fine il responsabile di Ballarò aveva chiesto di non ricevere il testo dell’editoriale via mail, dimettendosi poi da supervisore del programma. Un chiaro modo per prendere le distanze dalla linea di Giannini: dieci mesi dopo ecco che Mazzà ottiene la poltrona da direttore del Tg3. Il giro di nomine verrà completato dall’arrivo al vertice di Rai Parlamento di Nicoletta Manzione, corrispondente da Berlino. 

Viale Mazzini smentisce le date, non i nomi – I vertici di viale Mazzini, però, non hanno confermato la “presentazione di curricula di candidati direttori di tg ai membri del cda Rai”. “Si precisa – dice la Rai in una nota- che nella giornata odierna il dg, Antonio Campo Dall’Orto non ha presentato alcun profilo ai consiglieri di amministrazione di viale Mazzini”. Nessuna smentita sui nomi dei nuovi direttori, dunque, ma solo sui tempi in cui questi saranno presentati al cda. Ipotesi confermata anche da Carlo Freccero. “Le nomine ai Tg Rai non arriveranno in cda domani, ma giovedì come ci è stato comunicato stamattina dai vertici per motivi di correttezza istituzionale“, dice il componente del cda dell’azienda.

L’ira di Alfano: “Perché cacciano anche Masi?” – Le anticipazioni sui nuovi direttori innescano però subito un’infuocata polemica politica, con il ministro dell’Interno Angelino Alfano che si schiera subito in difesa di Masi. “Io ho grande rispetto per l’autonomia gestionale dei vertici della Rai ma mi tengo stretto il mio diritto a giudicare. Quello che sto vedendo non mi piace affatto, se è vero quel che leggo sui giornali, di fronte a qualche meritata conferma come per il direttore del Tg1 che io stimo molto, si va incontro a qualche ingiusta punizione come per esempio per il Tg2″, dice il leader del Nuovo Centrodestra. “Leggo che la sostituzione del direttore Tg2 avviene per giustificare la sostituzione della direttrice del Tg3 che stimo anche io, perché altrimenti come si fa a giustificare la sostituzione della Berlinguer se non si cambia anche la direzione del Tg2″, aggiunge Alfano. Sul Tg2 – continua –  “c’è un lavoro proficuo del direttore. Aggiungo che se il tutto si fa in una logica di sfida a sinistra per il controllo del Tg3 è un qualcosa di molto vecchio, che non è antico ma è vecchio e brutto”.

La smentita di Verdelli: “Io d’accordo col dg” – Inizialmente previsto dall’ordine del giorno del cda Rai di domani, il voto sulle nomine slitterà dunque a giovedì. Domani, invece, il consiglio di amministrazione di viale Mazzini affronterà il piano dell’informazione di Carlo Verdelli. Lo stesso Verdelli ci ha tenuto a smentire “le notizie circolate oggi sulla stampa relative a un mio disaccordo in merito alle nomine dei direttori dei telegiornali Rai”.  “Allibito dalle indiscrezioni – aggiunge il direttore editoriale per l’offerta informativa  – smentisco ogni voce riguardo un mio presunto dissenso rispetto alle scelte del direttore generale Campo Dall’Orto. Ogni decisione è stata presa di comune accordo e secondo i criteri legati alle evoluzioni e alle implementazioni previste dal Piano editoriale sull’informazione che presenteremo domani al Consiglio di Amministrazione”.

Sempre domani la presidente Maggioni e il dg Campo Dall’Orto saranno alle 15 all’Autorità anticorruzione, per essere ascoltati sulla questione delle nomine di manager esterni, e poi, alle 20.30, in commissione di Vigilanza, per illustrare il piano news. Un piano editoriale che, per Freccero, “richiede una adeguata discussione – aveva evidenziato ieri – e quindi i tempi necessari perché il consiglio di amministrazione possa giudicarlo”. Salvata la correttezza istituzionale – con il piano prima discusso in Vigilanza e poi presentato al cda – per Freccero però resta “il problema di come evitare tutto questo in futuro“.