A due anni dalla riforma della cooperazione internazionale e sei mesi dalla nascita dell’Agenzia per la cooperazione, altri nodi vengono al pettine. L’ente guidato da Laura Frigenti, incaricato di gestire le politiche dell’Italia in materia al posto della direzione generale ad hoc della Farnesina, è infatti sotto organico e a corto di esperti nei settori delle migrazioni, dello sviluppo e del cambiamento climatico. A sollevare il problema, di cui ha dato conto il sito di Vita, è stato Emilio Ciarlo, responsabile delle relazioni istituzionali dell’agenzia. In un post pubblicato su Facebook nel giorno in cui il premier Matteo Renzi ha incontrato il fondatore di Microsoft e filantropo Bill Gates – in Italia per promuovere il Fondo globale contro Aids, tubercolosi e malaria – l’avvocato ed esperto di diritto delle relazioni internazionali ha scritto: “È particolarmente amaro constatare che l’incontro è avvenuto mentre la Ragioneria dello Stato non autorizzava l’emendamento del sen. Verducci per consentirci di selezionare nuovi, giovani esperti di sviluppo per l’Agenzia”.

E ancora, secondo l’ex consigliere politico di Lapo Pistelli “l’attenzione per il nostro lavoro e il ruolo dell’Italia (ancora di più dopo Brexit) è veramente elevato: in pochi giorni abbiamo incontrato delegazioni di alto livello francesi, americane e spagnole. Se non ci si rende conto che l’aumento del nostro peso, delle nostre ambizioni e delle risorse economiche deve essere accompagnato da un investimento in giovane e valido capitale umano da prendere dalle università, dalle ong, e dalle organizzazioni internazionali si finisce per tagliare le gambe della riforma e per rendere vano il nostro lavoro”.

“Quell’emendamento”, spiega Ciarlo a ilfattoquotidiano.it, “riguardava l’assunzione di 20 o 30 persone, soprattutto giovani esperti di profilo internazionale, economisti dello sviluppo e tecnici che oggi lavorano per le ong, per la Banca mondiale, per l’Ocse e che avremmo voluto riportare in Italia per completare il nostro organico, che dovrebbe essere di 200 persone mentre ne abbiamo solo 130″. Questo dopo che, “come prevedevano gli accordi con il dipartimento Funzione pubblica del ministero della Pa, abbiamo riassorbito un gruppo di statali che dovevano essere ricollocati scegliendo le professionalità a noi utili”. Il problema è che molti dei dipendenti della dg Cooperazione del ministero degli Esteri, che hanno formato il nucleo iniziale dell’agenzia, “nei prossimi cinque anni andranno in pensione”.

Per Ciarlo “il rilancio della cooperazione italiana effettivamente c’è, all’estero ci viene riconosciuto e abbiamo in programma di portare il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo e pil dallo 0,14 allo 0,25% nel 2017. Ma questo significa che crescono proporzionalmente anche i progetti e le iniziative che dobbiamo gestire. Di conseguenza ci servono non solo un po’ di risorse economiche, ma anche risorse umane. E’ un investimento per il Paese”. Dopo lo stop della Ragioneria per mancanza di coperture, la speranza è che almeno con la prossima legge di Stabilità il via libera arrivi. “Abbiamo avuto rassicurazioni dal governo, ma il primo veicolo legislativo disponibile credo sia quello”.

A condividere l’auspicio è anche il mondo della cooperazione e delle ong: Nino Sergi, presidente emerito di Intersos, a marzo ha scritto una lettera aperta al ministro Marianna Madia proprio per sollecitare l’assunzione tra i dirigenti dell’agenzia di persone con “specifiche professionalità e competenze acquisibili solo in solide esperienze internazionali in istituzioni multilaterali o italiane pubbliche ma anche private quali ong, imprese, istituti di analisi e ricerca e altre”. In caso contrario, notava Sergi, sarà difficile che l’Agenzia possa “rappresentare quella novità che tutti hanno auspicato nel processo di riforma legislativa”, essere efficace nella “promozione della pace, della giustizia, di relazioni solidali e paritarie tra i popoli fondate sui principi di interdipendenza e partenariato” e promuovere “i principi di efficacia concordati a livello internazionale, l’appropriazione dei processi di sviluppo da parte dei paesi partner, l’uso di sistemi locali, l’armonizzazione e il coordinamento tra donatori”, come prevede la legge 125/2014. Di lì la richiesta di “bandi aperti anche a personale esperto esterno alla pubblica amministrazione”.