David Cameron ha abusato della democrazia”. Questa incosciente e pericolosa tesi è firmata dall’ex presidente del consiglio Mario Monti, espressa in una intervista alla Stampa. Prima di riportare altre perle del professore, vale la pena ricordare che egli arrivò a palazzo Chigi grazie ad una manovra politica dell’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano dopo la nomina a senatore a vita.

“Non sono d’accordo con chi dice che questo referendum sia una splendida forma di espressione democratica – prosegue Mario Monti – Le dico di più. Sono contento che la nostra Costituzione, quella vigente e quella che forse verrà, non prevede la consultazione popolare per la ratifica dei trattati internazionali”. Questo è il personaggio per cui il grosso dei poteri tifò apertamente (memorabile la copertina del Time) in nome del rigore, della serietà e di tante altre belle parole che, alla prova dei fatti, quel governò tradì per manifesto fanatismo rigorista.
Mario Monti arrivò sulle ali di una convergenza internazionale (noi “complottisti” la chiamiamo sbrigativamente Troika) in spregio alla democrazia. Fu – lo ribadisco – una operazione pilotata dall’alto tradendo la democrazia più che la Costituzione. Non (mi) stupiscono quindi le affermazioni alla Stampa

“Abuso di democrazia” arriva a dire il senatore a vita commentando ciò che in Gran Bretagna solo un vile – ma da me anche sospetto – omicidio ne sta cambiando il senso. “Se anche il Regno Unito votasse per restare ormai c’è un precedente”, chiosa Monti. Insomma, i cittadini devono subire ciò che viene deciso dai più bravi, cioè le élite, per il loro bene. A prescindere. Ci provarono i greci quasi un anno fa con un referendum il cui esito è stato addomesticato dai massaggi della Troika.

Monti è il perfetto prodotto d’allevamento di quelle congreghe quali Bilderberg, Trilateral, Aspen e compagnia cantante in cui la democrazia è un impiccio dei tempi moderni. Tempi in cui a palazzo Chigi si arriva in punta di piedi, dopo manovre studiate fuori dal parlamento. Così nell’ordine ci sono arrivati Monti, Letta e Matteo Renzi. L’attuale inquilino di palazzo Chigi, infatti, non è da meno.

Come Mario Monti modificò la Costituzione inserendo il pareggio di bilancio come vincolo obbligatorio, cioè una riforma che azzera la politica anche nel caso avessimo una classe dirigente esemplare, così sta facendo Renzi. Il premier ha prodotto una riforma costituzionale che in nome della modernità taglia fuori pezzi di democrazia rappresentativa a vantaggio di comode corsie preferenziali.

Le democrazie moderne dovrebbero rappresentare l’equilibrio tra i poteri, i famosi pesi e contrappesi. Invece i contrappesi vengono sterilizzati, così da garantire alle lobby finanziarie di entrare e accomodarsi. “I voti non si contano, si pesano”, era il concetto di Enrico Cuccia. Che però restava chiuso in salotti il cui perimetro era noto. Qui i perimetri non sono né noti né stabiliti. Sono liquidi. Il grande capitale pesa e stravolge i diritti dei cittadini, trasformandoli in sudditi inconsapevoli. Nel più totale silenzio dei presidenti della Repubblica, ieri Napolitano oggi Mattarella. Monti dice bene: “Sono contento che la nostra Costituzione, quella vigente e quella che forse verrà, non prevede la consultazione popolare per la ratifica dei trattati internazionali”. Mario Monti sostiene il Sì. Ricordatevelo.