“O cambio l’Italia o cambio mestiere“. In un’intervista al Foglio, il premier Matteo Renzi torna a parlare del referendum sulla riforma costituzionale del prossimo autunno. E lancia la sfida al Movimento 5 Stelle, accusandolo di difendere “i numeri del Parlamento più grande e più costoso dell’occidente” e  affermando che, in caso di vittoria dei sì, il partito di Beppe Grillo “avrà fallito strategia“.

“Adesso siamo a un bivio: se passa la riforma, finisce il tempo degli inciuci – ribadisce Renzi – Se non passa  torniamo nella palude. E visto che tutti i cittadini dichiarano a parole di non volere la palude, io sono fiducioso che vinceremo bene. Ma se ciò non avvenisse, che resto a fare in politica? Non sono come gli altri, io. Se il referendum andrà male continuerò a seguire la politica come cittadino libero e informato, ma cambierò mestiere”.

Poi il presidente del Consiglio passa all’attacco degli avversari politici. “La realtà – dice Renzi – è che i conti dentro il centrodestra e dentro il Movimento 5 Stelle si dovranno fare dopo il referendum, non dopo le amministrative. Berlusconi si accinge a votare no, con una scelta incomprensibile, mentre i grillini, nati per rivoluzionare il Palazzo, si accingono a una dura battaglia per difendere i numeri del Parlamento più grande e più costoso dell’occidente”. E ancora, il premier lancia il suo affondo contro il M5s: “Sono i difensori del bicameralismo paritario e dei poteri delle regioni, oltre che degli stipendi regionali. E quelli che volevano combattere la Casta adesso hanno come obiettivo di salvare il Cnel. Se vinceranno i sì al referendum allora sì che la classe dirigente del Movimento 5 stelle avrà fallito strategia“. Non solo: “I grillini sono i candidati preferiti dei giornalisti e dei sondaggisti, ma poi arriva la realtà e cambia le carte in tavola. Governano in 17 comuni e in quasi tutti hanno problemi. Che vincano o che perdano questa volta cambierà poco per il direttorio e per gli adepti del guru”.

Per quanto riguarda le prossime elezioni, invece, Renzi sostiene che dalle amministrative non arriverà “nessun segnale politico. Si vota per i sindaci, punto. E si vota con coalizioni diverse, persino tra Roma e Milano. Non vedo ripercussioni politiche” neanche in campo avversario. Quanto alle somiglianze tra le due coalizioni, sottolinea, “non direi che Giachetti e Meloni si assomiglino, mentre è innegabile che Sala e Parisi presentino tratti simili. Tuttavia le alleanze sono profondamente diverse”.