I giornali parlano di trionfo, molti commentatori risfoderano, al contrario e nei confronti del Pd, la parola rottamazione, qualcuno dice che quello di domenica 19 giugno è stato un grande vaffa contro Matteo Renzi. Noi che sappiamo quanto sia difficile vincere senza arroganza e perdere con dignità, alle analisi preferiamo però gli auspici. Ci auguriamo che a Torino come a Roma, Chiara Appendino e Virginia Raggi, possano e vogliano far cose normali.

Il compito che le attende è roba da far tremare le vene ai polsi. Per superare la prova da oggi l’umiltà è necessaria e il buon senso obbligatorio. È apprezzabile che entrambe, nei loro primi interventi, abbiano detto di voler essere le sindache di tutti, anche dei cittadini che non le hanno votate. Ci ha fatto piacere vedere Appendino chiedere all’opposizione di svolgere in futuro la sua funzione di controllo sull’operato della giunta. Ci ha positivamente sorpreso ascoltarla ringraziare Piero Fassino per il lavoro svolto a Torino negli ultimi 5 anni.

Dopo mesi e mesi trascorsi sentendo il presidente del Consiglio Renzi definire “gufo” chiunque tentasse di esprimere un parere contrario e averlo visto irridere gli avversari dopo il referendum contro le trivelle – portato a casa solo grazie all’astensione – crediamo che sia ora di cambiare registro. In quelle città se ne presenta l’occasione. Lì si può dimostrare che è possibile trovare punti di vista in comune tra persone che hanno opinioni diverse. Come? Partendo, lo ripetiamo, dalle cose normali.

Due giunte che lavorino giorno e notte per risolvere i problemi e che ascoltino sempre i cittadini. Degli amministratori pubblici che denuncino subito le irregolarità e reati scoperti aprendo i cassetti (bene l’audit annunciato da Raggi sui conti di Roma). Delle municipalizzate in cui inserire solo i tecnici migliori e non gli amici degli amici. Degli assessori che sappiano dire con chiarezza come stanno le cose, motivando nei particolari le loro scelte, specie quando sono difficili. Una maggioranza in consiglio comunale pronta ad accogliere le proposte dell’opposizione quando sono buone e non le respinga a prescindere come accaduto troppo spesso in questi anni in parlamento. Una compagine che dica sempre “no” agli inciuci, ma che accetti, quando necessario, i compromessi, distinguendo però quelli nobili e da quelli ignobili da cassare. Cose piccole in fondo. Normali. Ma in un’Italia come questa rivoluzionarie.

Se sarà così i 5 stelle diventeranno davvero agli occhi della maggioranza degli elettori una forza a cui si può davvero pensare di affidare Palazzo Chigi. Altrimenti rappresenteranno solo l’ennesima occasione persa nel firmamento politico di un Paese destinato a non cambiare. Ci riuscirà il Movimento? Non lo sappiamo.

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