Sapeva tutto del piano del compagno e per sua stessa ammissione lo aveva persino accompagnato a comprare il fucile semiautomatico con cui Omar Mateen ha ucciso 49 persone a Orlando negli Stati Uniti, all’interno del club gay Pulse. Non solo, la coppia “sorvegliò il locale tra il 5 e il 9 giugno”, pochi giorni prima del massacro. Nora Salman, la seconda moglie del killer della sparatoria di domenica 12 giugno, è stata convocata dai procuratori federali e ora rischia di essere incriminata per non aver informato le autorità. Un responsabile delle indagini sulla strage, però, citato dal Washington Post riferisce che la donna avrebbe tentato di dissuadere il marito dal compiere l’attacco, poco prima che si mettesse in viaggio per Orlando.

Intanto continuano a venire a galla dettagli sulla doppia vita di Omar Mateem, sposato e padre di un bimbo. Secondo le ultime indiscrezioni il killer era gay e frequentava abitualmente i luoghi di ritrovo della comunità lgbti di Orlando. Jim Van Horn, 71 anni, ha riferito all’Ap di aver visto il giovane diverse volte al bar del Pulse. “Era omosessuale e cercava di rimorchiare uomini”, ha sostenuto. Alcuni psicologi hanno ipotizzato che Mateen avesse un conflitto sessuale e che questa situazione potrebbe aver contribuito a fargli scegliere i gay come obiettivo della sua carneficina. Poco prima della strage al Pulse, Mateen aveva visitato anche un altro locale gay di Orlando, il Revere, che ha chiuso i battenti giovedì scorso. Il proprietario del locale, Micah Bass, ha confermato all’Fbi che Omar Mateen ha visitato il locale varie volte. Bass ha contattato le forze dell’ordine dopo aver riconosciuto Omar in televisione, è stato interrogato in queste ore e le autorità gli hanno chiesto di conservare tutti i video di sorveglianza.