Ecco un’intervista che ho appena rilasciato al mio ego.
Scanzi, quanto credi che sposterà il dibattito sulle Olimpiadi?
Meno di niente. Se il Pd vuole mettere in difficoltà la Raggi con questa mossa, è davvero alla canna del gas. Disquisire di Olimpiadi a proposito del ballottaggio romano è un po’ come dedicare un mese di dibattito all’importanza di Ogbonna a Euro 2016. Significa non avere minimamente il polso della situazione, che per un politico (e per un giornalista) è grave. Non c’è un romano che si appassioni realmente alla vicenda.

Quindi la Raggi ha già vinto?
No, ma è un rigore a porta vuota. Leggo in giro le doglianze dei 5 Stelle che gridano al complotto perché “i poteri forti ce l’hanno con la Raggi”. Che palle. Siamo seri. Giachetti, sulla carta, ha già fatto il pieno: mi spiegate chi, tra coloro che non lo ha votato dieci giorni fa, non vede l’ora di votarlo al ballottaggio? I meloniani? I fassiniani? Giusto qualche marchiniano, forse. Giachetti ha probabilmente già toccato l’apice, mentre la Raggi può crescere ancora.

Scusa, ma tu non avevi detto che i 5 Stelle dovevano perdere a Roma?
Mai scritto una boiata simile. Ho scritto altro, ovvero che la vittoria a Roma può essere un boomerang per M5S e un assist per Renzi, che infatti a Roma gioca un po’ per perdere. Roma è in condizioni drammatiche e complicatissima da governare: serve un miracolo. Ciò detto, si gioca per vincere e il M5S deve giocare per vincere. Soprattutto dopo l’esito del primo turno.

Sarà, ma non sembri convinto.
Il punto non è essere convinti, ma avere lo sguardo d’insieme: la vittoria perfetta, per il M5S, sarebbe Torino. Perché è una città meno complicata da governare. Perché la Appendino sembra più preparata della Raggi. E perché sarebbe una vittoria clamorosa e non da favoriti.

Renzi ha detto che, se perderà a Milano e Torino, non si dimetterà.
Sai che scoperta: non si dimetterà neanche se perderà il referendum, se è per quello. Renzi emette più bugie che respiri. Roma l’ha sempre data per persa. A Torino e Milano, invece, era sicurissimo di vincere fino a un mese fa. Se perdesse a Milano, sarebbe per lui un disastro da antologia. Gli riderebbero tutti dietro: persino più di adesso, intendo dire.

Rischi di sbagliare pronostico.
L’ultima volta che ho sbagliato pronostico, non ero ancora nato. E se anche sbagliassi, non sarei io a farlo ma la realtà a errare nel non adeguarsi a me. Prima del primo turno ho detto: vittoria di De Magistris, della Raggi e del Pd in quattro città (Cagliari, Bologna, Milano e Torino). Rischio di sbagliare Milano e, più difficilmente, Torino. Qualora accadesse, me ne farei una ragione. Agile, in scioltezza.

Cosa speri?
Che il Milan compri Borja Valero, che il trampling diventi materia d’esame obbligatoria e che Roger Waters dica in un’intervista: “Scanzi, sei l’unico geniale quanto me e Syd Barrett”.

Scemo: intendevo cosa speri in merito ai ballottaggi di domenica prossima.
Non spero niente: ho smesso di far coincidere speranza e politica nel ’76.

Il Pd insiste con l’alleanza M5S-Lega ai ballottaggi.
Le strategie comunicative del Pd le studiano Alessia Rotta e Galeazzo Ciano Nicodemo, quindi non possono essere che stupide. Hanno idee che reputavo già deboli quando facevo l’asilo. il Minculpop renzino che critica il M5S perché flirta con la destra fa ridere, tenendo conto del loro continuo pomiciare con Verdini. Il Pd non solo flirta con la destra: è la destra. E infatti le periferie romane, un tempo rosse, non lo votano più.

Sì, ma Casa Pound ha detto che a Roma è meglio Raggi di Giachetti.
E il Pd ha riverberato la notizia per recuperare consensi in quelle parti di elettorato che, dopo Renzi, si sono allontanate. Al ballottaggio si vota il meno peggio: Casa Pound preferisce 5 Stelle, Bertolaso il Pd. Sticazzi. Il punto è un altro.

Quale?
Decidere chi sia l’avversario da battere. Se è Renzi, capisco chi domenica voterà per farlo perdere ovunque: Roma, Milano, Torino, Bologna. La vecchia storia de “il nemico del mio nemico è un mio amico”, o se preferisci “l’eterogenesi dei fini”. Quando personalizzi la lotta politica, e Renzi lo fa sempre, il minimo è che poi un 5 Stelle voti di nascosto Parisi al secondo turno o un leghista scelga Appendino al ballottaggio: stacce, Matteo.

Hai tempo per rispondere a un’ultima domanda?
No, ho la sfida di ramino con il mio amico Nardella.

Dai, solo una.
Uff. Va bene.

Cosa pensi delle parole della Boschi sulla Appendino?
Un ricatto in piena regola: “O vinciamo noi, o vi togliamo i soldi”. Allucinante. La Boschi è un mix carnivoro di arroganza, ridicolo e fascismo sbarazzino. E’ la classica ragazzotta che, al Liceo, andava volontaria alle interrogazioni quando gli altri scioperavano, non ti passava mai il compito e invadeva la Polonia se prendeva 7- e non 7+. Impara tutto a memoria e peggiora di giorno in giorno: ormai, appena apre bocca, fa disastri. Hai poi fatto caso alla sua efficacia dialettica? Che strazio. Ha davvero l’ars retorica di una upupa monocorde: sul serio vogliamo che la nostra Costituzione sia distrutta da una tizia così?