La crisi sociale di Torino, che rappresenta un pezzo d’Italia, è stata al centro del duello televisivo tra il sindaco uscente Piero Fassino e la sfidante dei Cinquestelle Chiara Appendino che si sono trovati a confrontarsi di nuovo, due giorni dopo il dibattito su Sky. Ma in soccorso al sindaco uscente Pd arriva a gamba tesa il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, secondo la quale la vittoria grillina metterebbe a rischio i fondi per 250 milioni già stanziati per la Città della salute, in quanto l’M5s è “contrario”. Seguono polemiche e precisazioni: i 5 Stelle vogliono il nuovo megacomplesso sanitario, ma sposano un progetto differente.

Dal confronto tv sono venute fuori posizioni del tutto opposte. Da una parte la Appendino che ha accusato di fornire “una narrazione non corretta” della situazione di “una città divisa“, segnata dalla crisi, dove i “bisogni di tante persone sono inascoltati”. Fassino ha replicato che la sua avversaria manca di “onestà intellettuale” e ha rivendicato il lavoro svolto nei 5 anni della propria amministrazione: “Non ho mai negato la crisi. Anzi, abbiamo lavorato per aiutare gli strati della popolazione che l’hanno patita di più”. “E se la Fiat è rimasta a Torino – ha anche detto – è grazie a persone come me”. Tanti i temi toccati, dalla questione povertà e periferie fino alla conquista dei “voti liberi”, dalla Tav alla Città della Salute.

Proprio quest’ultimo argomento ha avuto un interlocutore “in remoto”, cioè il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi che in un’intervista a SkyTg24 aveva ripreso le parole del presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino: “La vicenda del Parco della Salute è emblematica: propongono di tornare al masterplan del 2011 – aveva detto il governatore in un’intervista alla Stampa, tra l’altro molto critica nei confronti di Renzi – Se vincono la città rischia di perdere 250 milioni di fondi statali”. Lo stesso ha detto la Boschi: “Se vince l’Appendino, Torino perde 250 milioni stanziati dal governo per creare il Parco della Salute”. Il senso – mal espresso – è che se il M5s è contro il Parco della Salute, perderà i soldi per realizzarlo. Peraltro, ha spiegato la Appendino proprio dalla Annunziata, il M5s non è contrario al progetto in sé, ma vuole realizzarlo in modo diverso. 

Tutto ciò ha dato vita a un confronto su Twitter tra la Boschi e la Appendino. “Ricordo al ministro Boschi che il governo non può usare i soldi come se fossero del Pd” ha scritto la candidata M5s, parlando di “ricatto”. Il ministro ha replicato: “Ma perché la Appendino dice bugie su di me? Parli di Torino, non del Governo”. A stretto giro arriva la risposta con link all’intervista: “Quindi smentisce queste sue parole?”. E Boschi: “Confermo. Se rinunciate al progetto, rinunciate al finanziamento. Non è un ricatto. Legga Chiamparino”. Non è stata l’unica polemica della Boschi con un candidato sindaco avversario del Pd, è successo anche con Parisi sul caso Mein Kampf.

Perché dovrebbe diventare sindaco?
Fassino: “Ho dimostrato in questi anni di aver saputo governare Torino. Amo questa città. Credo che abbia delle potenzialità straordinarie. E’ certamente l’incarico più impegnativo e assorbente. Faccio il sindaco perché per me la politica è passione. Credo di aver dimostrato di saper governare la città in anni duri, con la crisi economica. Abbiamo sostenuto tutti coloro che sono stati colpiti dalla crisi. Abbiamo sostenuto migliaia di persone”.

Appendino. “Inadeguata? No, assolutamente, quello che fa la differenza è la persona, io ho lavorato, ho una squadra competente e ho un progetto credibile. Mi sento pronta. Sono una donna, una lavoratrice, ho alle spalle cinque anni di opposizione in consiglio comunale”, ha sottolineato “Ho fatto opposizione dura e costruttiva. Mi candido con una squadra e un programma. So, come dice Fassino, che non è facile fare il sindaco, ma io sono pronta a farlo”.

La questione crisi e povertà
Fassino: “Non mi interessa la contestazione dei numeri, mi interessa che non è vero dire che la città non è inclusiva. In questo lungo periodo di crisi, chi ha il reddito più basso è stato più colpito. Noi abbiamo lavorato perché questa distanza non si allargasse e la città restasse unita. Abbiamo fatto uno sforzo straordinario per sostenere tutti chi era in difficoltà: chi era sotto sfratto, chi era solo in casa senza reddito, chi era disoccupato in età avanzata ed era difficile ricollocarlo, abbiamo abbattuto le tariffe delle rsa per gli anziani. Però parallelamente perché la città esca dalla crisi non si può solo tamponare, ma servono anche politiche di sviluppo e noi investire anche in periferie. Come gli autobus nelle periferie, ma anche il recupero della manifattura tabacchi in cui si realizza un campus per l’università. Gli investimenti rigenerano e riqualificano il territorio oltre alla realizzazione di cantieri e alla creazione dei posti di lavoro”

Appendino: “Mi sento come punta di un iceberg di una serie di bisogni di persone rimaste inascoltate. Non bisogna negare la realtà: Torino è una città divisa. Negare la realtà allontana le persone dalla politica. C’è una parte della città che non si sente più rappresentata dalla narrazione del sindaco, coerentemente detta in questi 5 anni anche in consiglio comunale. C’è un distacco. Torino ha una disoccupazione giovanile del 44%, la più alta al nord. Serve il coraggio di dire le cose come stanno. Bisogna continuare a investire sul welfare e la priorità è l’istruzione. Ma una narrazione non corretta non aiuta superare a sfiducia”.

Il successo del M5s 
Fassino: “Sono stato l’unico a dire una cosa, poche ore dopo lo scrutinio. Il successo dei Cinquestelle ha due motivi. Il primo: l’ostilità e la diffidenza nei confronti dei partiti tradizionali. Il secondo: la sofferenza sociale di chi ha pagato di più la crisi: una parte va all’astensione e una parte al M5s. Sono stato l’unico a dirlo in modo così chiaro proprio perché crisi l’ho vista e combattuta ogni giorno. Poi secondo me il programma di Appendino è tutto un no, come si crea lavoro in questa città se non si fa la Città della salute e se non si fanno le opere? Quello che rappresenta Appendino in questo momento è il cartello del no”.

Appendino: “Non è vero che diciamo solo no. Noi vogliamo Città della salute, ma vogliamo un progetto fattibile e realizzabile in poco tempo. Quando sento il ministro Boschi che sostiene che se vince il M5S non arrivano i finanziamenti del governo, mi preoccupo: il governo tratta soldi come se fossero del Pd e non dei cittadini, ma anche il M5s paga le tasse come tutti”.

La Fiat
Appendino:  “Io credo che la Fiat sia un soggetto importante del territorio, un soggetto che fa parte di una realtà produttiva. Occorre far ripartire la vocazione industriale che caratterizza la nostra città. In questo mondo c’è la Fiat ma ci sono anche tantissime piccole-medie imprese che sono presenti sul nostro territorio a cui il Comune deve stare accanto. Occorre far ripartire la vocazione industriale, fare politiche che facilitino l’arrivo di imprese sul territorio, riorganizzare la macchina comunale, sburocratizzarla attrae di più le imprese. Come sindaco mi batterò per difendere i diritti dei lavoratori, compito del sindaco è diminuire le tensioni e io questo farò su tutti i tavoli necessari”.

Fassino: “Se la Fiat è ancora a Torino, lo si deve a qualcuno come me che non è corso dietro a chi diceva che la Fiat se ne era già andata. E la presenza della Fiat aiuta le piccole e medie imprese di cui parla Appendino perché sono spesso collegate all’indotto, anche della componentistica”.

Tav
Appendino: “Opera di costi e benefici non è conveniente. Siederò ai tavoli istituzionali portando ragioni del no basandomi sui fatti”. La Appendino ha anche letto una dichiarazione del 2013 di Matteo Renzi (il Tav “rischia di essere un intervento fuori scala e fuori tempo”).

Fassino: “Sulla questione Tav il rapporto costi-benefici si misura in tempi lunghi, non in due mesi. Ci vuole un occhio un po’ più lungo. Io credo che sia un’opera strategica. Quando Torino perse lo status di capitale fece il traforo del Frejus per collegarsi al resto d’Europa”.

Reddito di cittadinanza
Appendino: “Come sindaco di Torino mi batterò per il reddito di cittadinanza, uno strumento di dignità che hanno tanti Paesi europei, e spero che altri sindaci facciano altrettanto. La proposta di legge del Movimento 5 Stelle ha la copertura. E dire che non ci sono i soldi non è una risposta”.

Fassino: “Il reddito di cittadinanza come erogazione universale per tutti non è sostenibile”, mentre “un reddito di inserimento e mantenimento per le fasce più basse è necessario e a Torino c’è da cinque anni. Mi colpisce che chi si candida a sindaco non sappia che con questo strumento abbiamo sostenuto 25mila nuclei familiari”.

Apparentamenti e voti liberi
Fassino: “Per me la sponsorizzazione di partiti non c’è mai stata, mentre l’Appendino sta mettendo insieme il diavolo e l’acqua santa, Rosso (Udc, ndr) e i No Tav, Borghezio e i centri sociali con dichiarazioni ufficiali. Una situazione francamente poco credibile. Con questo schieramento cosa farà in consiglio comunale? Presenterà una delibera Pro Tav o una delibera No Tav?”. 

Appendino: “Noi ci stiamo proponendo con un programma, una squadra. Io ho deciso di scegliere gli assessori prima di essere eletta, per trasparenza, cosa che Fassino non sta facendo. Tante persone lontane si stanno ponendo il dubbio proprio perché c’è bisogno di cambiamento. I voti della Lega? I voti della Lega non appartengono a Chiara Appendino, appartengono agli elettori. I torinesi valuteranno in base ai progetti. Continuerò a raccontarli poi ogni torinese sarà libero di scegliere”.

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