“La Costituzione non è immutabile, e credo sia arrivato il momento di svecchiarla”. Giancarlo Grazia, 88 anni, il fazzoletto rosso al collo e la battaglia di Porta Lame a Bologna alle spalle, è iscritto all’Anpi da prima che l’associazione nascesse. Ma quando si parla di referendum per cambiare la carta fondamentale d’Italia, come vorrebbe il governo Renzi, con il ‘no’ alle riforme deliberato dal congresso dei partigiani italiani non è d’accordo. “La libertà – spiega Grazia, nome di battaglia Gianca, a ilfattoquotidiano.it – è anche votare secondo coscienza, e io per esempio penso che le riforme vadano fatte”. Come lui a Bologna, città medaglia d’oro per la Resistenza, anche altri partigiani sono a favore del ‘sì’. “Piccoli focolai”, spiega la presidente provinciale dell’Anpi Anna Cocchi, rispetto ai 6.900 iscritti che l’associazione conta sotto le Due Torri. Tra loro c’è Gianluigi Amadei, esponente del Pd locale con tessera Anpi, che sul sito change.org ha lanciato una petizione pro ‘sì’ che ha raccolto circa 1.400 adesioni, ottenendo l’appoggio di nomi di peso come Francesca Cavallaro, sorella di Achille Ardigò, e Alberto De Bernardi, presidente dell’Istituto Parri. E poi Armando Sarti, presidente dell’Anpi Bolognina, convinto che “il referendum passerà perché l’Italia ha bisogno di quelle riforme”, Giuseppe Prandi, comandante partigiano ‘Eddi’ nella 37a Brigata Gap di Reggio Emilia, e Renato Tattini, che ha lasciato l’Anpi a causa della posizione di rottura assunta dall’associazione nei confronti del governo.

Giancarlo Grazia, come mai i ‘dissidenti’ non hanno votato a favore delle riforme durante il congresso dell’Anpi?
Per non creare divisioni all’interno dell’associazione, credo. Sicuramente la posizione ufficiale, quella del ‘no’ alle riforme, non è stata contrastata a sufficienza. E penso sia sentita più a livello nazionale che locale.

C’è chi dice che la questione è politica, e che l’Anpi, non essendo un partito, non avrebbe dovuto pronunciarsi.
L’Anpi, di fronte al tema delle riforme, fa bene a esprimere la propria opinione, perché nello statuto è previsto che si portino avanti i valori della Resistenza e della Liberazione, da cui è nata la nostra Costituzione. Ma un conto è prendere posizione sul referendum, un conto è vincolare gli associati a un voto preciso. Così si limita la libertà di scelta delle persone, che poi è ciò per cui tutti noi partigiani abbiamo combattuto.

Si riferisce alla decisione dell’Anpi di deferire alla commissione di garanzia gli iscritti che andranno contro la posizione ufficiale?
Esatto. Se io oggi decidessi di organizzare un gruppo di amici, partigiani o antifascisti, cioè gli iscritti all’Anpi che non hanno combattuto durante la Resistenza, convinti che la Costituzione abbia bisogno di quelle riforme, verrei sanzionato. Non sono d’accordo. Ci deve essere libertà prima di tutto all’interno dell’Anpi, altrimenti poi come facciamo a portarla all’esterno?

L’Anpi dovrebbe fare un passo indietro?
Io non voglio togliere niente a chi è convinto che dire ‘no’ alle riforme Renzi-Boschi sia scelta giusta, però vorrei che chi la pensa diversamente, e crede sia necessario uno svecchiamento delle norme costituzionali, potesse confrontarsi senza il rischio di ripercussioni come il deferimento. Altrimenti è inutile che ce la prendiamo con la politica e i partiti, se poi ci comportiamo da partito anche noi.

E per quanto riguarda le riforme?
Nel tentativo di andare in una certa direzione nel corso della storia si sono dovute prendere molte decisioni, anche dolorose. Qualcosa che vada bene a tutti non lo si troverà mai, è impossibile, ma bisogna andare a vedere qual è il senso della proposta di cui stiamo discutendo oggi. Però non so se il premier Renzi ha fatto bene a metterci la faccia, perché questo secondo me farà sì che qualcuno voterà, più che sui cambiamenti proposti, contro il governo.