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Tensione FdI-Lega sul dl Immigrazione: il Carroccio sfida gli alleati e non vota la norma che amplia i ricongiungimenti

In Commissione alla Camera i leghisti si "ribellano" alla linea di maggioranza e insistono sui propri emendamenti di segno opposto, nonostante il parere contrario del governo
Tensione FdI-Lega sul dl Immigrazione: il Carroccio sfida gli alleati e non vota la norma che amplia i ricongiungimenti
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Tensione tra Lega e Fratelli d’Italia alla Camera sull’ultimo decreto-legge su giustizia e immigrazione, varato dal Consiglio dei ministri a fine settembre. Mercoledì in Commissione Giustizia i deputati del Carroccio si sono rifiutati di votare un emendamento dei meloniani che ha ampliato la possibilità, per i lavoratori extracomunitari qualificati, di richiedere il ricongiungimento familiare: come già avviene per i titolari di protezione internazionale, anche dirigenti, professori universitari, ricercatori e altre categorie di dipendenti specializzati potranno far arrivare in Italia i parenti stretti senza attendere due anni di soggiorno. Una norma particolarmente invisa ai leghisti, che avevano firmato tre emendamenti di segno esattamente opposto, chiedendo di inasprire in vari modi le regole sui ricongiungimenti. Così, al momento di approvare la proposta di FdI (firmata dalle deputate Sara Kelany e Carolina Varchi) la capogruppo in Commissione Ingrid Bisa ha annunciato che la Lega non avrebbe partecipato al voto, rischiando quindi di non far passare l’emendamento, approvato comunque coi consensi del resto della maggioranza.

La ribellione però non è ancora finita: da parte del Carroccio, infatti, è stata espressa l’intenzione di votare comunque i propri emendamenti anti-ricongiungimenti, nonostante il parere negativo arrivato dal governo. Per evitare incidenti, le tre proposte (a prima firma rispettivamente di Igor Iezzi, Jacopo Morrone e Massimiliano Panizzut) sono state momentaneamente accantonate e si voteranno la settimana prossima. Moltissimi altri emendamenti sono stati dichiarati inammissibili dalla presidenza della Commissione, tra cui quello di Forza Italia, a prima firma del capogruppo a Montecitorio Enrico Costa, che chiedeva di aumentare i poteri disciplinari del ministro della Giustizia contro i magistrati. Inammissibile anche la proposta di FdI di creare un “Comitato tecnico” per monitorare la spesa sulle intercettazioni, nonché quella della Lega di sperimentare l’uso del taser per gli agenti di Polizia penitenziaria. Passerà dopo una riformulazione, invece, l’emendamento di Costa che prevede l’obbligo per i nuovi magistrati di svolgere una parte del tirocinio in carcere.

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