Quando si muove l’azienda della Mela il fermento sale subito nell’aria, difatti la notizia del suo investimento da un miliardo di dollari nella cinese Didi Chuxing – colosso dei servizi di mobilità alternativa con l’87% di quota mercato e oltre 14 milioni di autisti in 400 città – in poche ore ha già fatto il giro del mondo: quest’ultima mossa si inserisce in un inizio del 2016 a dir poco effervescente per le manovre di conquista, assestamento, strategia che ruotano attorno alla mobilità: il nuovo “Santo Graal” degli investimenti dove tutti vogliono entrare (+58% di finanziamenti in tecnologie automobilistiche solo nel 2015). “Riflesso del fatto” – secondo Michael Linse di Linse Capital – “che ci sono ben poche industrie nel mondo, oltre al trasporto, che vedranno in breve una trasformazione altrettanto dirompente”.

Gli ultimi movimenti del 2016, culminati con la manovra di Apple, tratteggiano una sorta di grande partita di Risiko, una vera e propria guerra di posizionamento tra compagnie e gruppi di investimento eterogenei, attorno ad un settore destinato sostanzialmente a sconvolgere il modo in cui viviamo. Da un lato ci sono i costruttori d’auto tradizionali, ansiosi di dimostrare (specie agli investitori) di poter padroneggiare anche i servizi avanzati di mobilità, per restare padroni del settore; dall’altro si schiera chi il software lo possiede e lo sviluppa, senza però disporre né di esperienza specifica in materia di spostamento individuale e collettivo, né di hardware, cioè veicoli.

Ma ecco riassunte le ultime mosse sulla… scacchiera. Già all’inizio di quest’anno, General Motors ha investito 500 milioni di dollari nell’americana Lyft (trasporto condiviso), a sua volta alleata con Didi, mentre solo venerdì scorso ha annunciato l’acquisizione della startup di guida autonoma Cruise Automation: i piani annunciati includono tra gli altri l’impiego della tecnologia Cruise per equipaggiare veicoli elettrici autonomi delle flotte Lyft.

Ancora: Ford sempre ad inizio anno ha dato origine ad una nuova divisione di business, Ford Smart Mobility, incaricata di sviluppare alleanze e investimenti nel mercato dei servizi di trasporto. BMW e Daimler hanno investito in servizi di car-sharing, acquisendo tra l’altro insieme a Volkswagen il controllo di Here con i suoi servizi di mappe e tecnologia cloud, strategica in ottica guida autonoma; Google, via Alphabet, ha iniziato la prima collaborazione diretta con un costruttore d’auto sulla via della produzione di veicoli autonomi tramite l’accordo con FCA.

La mossa di Apple, ultima – per ora – della serie, mette insomma sotto la lente d’ingrandimento quello che veramente tutte le compagnie stanno cercando nel comparto della mobilità futura: far convergere il pacchetto costituito da sistemi di guida autonoma, veicoli elettrici e servizi di condivisione di viaggi e destinazioni in un modello di business totale, magari buttandoci dentro nuove formule assicurative. Semplice ma geniale: vendere mobilità personale globale, per sua natura capace di generare profitto costantemente. Giorno e notte.