Da quando l’Italia è tornata in gara all’Eurovision Song Contest, nessuno ha fatto più di Francesca Michielin per migliorare la percezione nel nostro Paese dell’evento più allegro, colorato e divertente del Vecchio Continente. È stato snobbato per anni, perché la Rai temeva di disturbare il Festival di Sanremo, mentre nel resto d’Europa l’evento diventava sempre più importante, seguito e amato. L’Italia (la Rai, dunque) è tornata in gara nel 2011 con Raphael Gualazzi (secondo dietro gli azeri Ell e Nikki) dopo 13 anni di assenza, e da allora a rappresentare il nostro paese si sono susseguiti Nina Zilli (nona), Marco Mengoni (settimo), Emma Marrone (ventunesima) e Il Volo (terzi). Tutti nomi di ottimo livello, a riprova che persino a viale Mazzini si sono accorti del potenziale enorme di una manifestazione dal respiro così internazionale.

Quest’anno, dicevamo, tocca a Francesca Michielin, seconda all’ultimo Festival di Sanremo e sbarcata a Stoccolma grazie al forfait degli Stadio. La band emiliana, vincitrice in Riviera con “Un giorno mi dirai”, aveva conquistato il diritto di rappresentare l’Italia a quello che fu l’Eurofestival, ma per fortuna ha deciso di lasciare il posto alla Michielin. Per fortuna, perché Gaetano Curreri e soci sarebbero stati totalmente fuori contesto in un evento giovane, dalle sonorità musicali molto contemporanee.

L’Eurovision Song Contest si sta svolgendo in questi giorni a Stoccolma (la Svezia ha vinto lo scorso anno a Vienna con Måns Zelmerlöw) e sabato sera si svolgerà la finalissima che incoronerà il paese vincitore del 2016. Francesca Michielin ha scelto di presentare all’Europa una versione internazionale (in italiano e in inglese) di “Nessun grado di separazione”, il brano che così tanto successo ha ottenuto a Sanremo. Chance di vittoria non sembrano essercene tantissime, visto che secondo tutti i bookmakers la Russia è favoritissima (con quote che si aggirano tra 1,5 e 1,7), ma il brano sta piacendo al pubblico europeo e, cosa ancora più importante, la nostra rappresentate ha messo in campo una strategia comunicativa molto aggressiva e dal respiro internazionale, a dimostrazione che Francesca Michielin e chi la segue hanno in mente un progetto ambizioso e lo stanno portando avanti con coraggio e un certo successo.

La cantante veneta ha intrapreso anche un viaggio in treno attraverso l’Europa che l’ha portata, nelle scorse settimane, fino a Stoccolma. Concerti in vari paesi europei, interviste radiofoniche e televisive, Q&A su Twitter in Germania: il viaggio che porta all’Eurovision è fatto di strategie raffinate per farsi conoscere nei paesi più importanti e per ottenere i tanto agognati 12 punti, il punteggio massimo che ogni nazione (grazie alla somma dei voti di giuria e televoto) può assegnare a una canzone in gara. Magari Francesca Michielin non vincerà, ma di sicuro ha dimostrato che anche in Italia l’Eurovision Song Contest può avere un certo appeal: sui social in questi giorni non si parla d’altro, c’è molta attesa e persino la stampa “tradizionale” ha dedicato una certa attenzione a un evento che in altre occasioni veniva liquidato in poche righe.

Domani sera si svolgerà la finale (per la prima volta in diretta su RaiUno, con il commento di Flavio Insinna e Federico Russo), mentre il 10 e il 12 maggio sono andate in scena le due semifinali: le Big Five Italia, Germania, Regno Unito, Francia e Spagna e l’organizzatrice Svezia sono già qualificate di diritto alla finalissima, mentre nei giorni scorsi hanno staccato il biglietto per l’appuntamento di sabato anche Belgio, Repubblica Ceca, Paesi Bassi, Azerbaigian, Ungheria, Israele, Bulgaria, Polonia, Australia (alla seconda partecipazione nonostante decisamente si trovi piuttosto distanza dall’Europa), Cipro, Serbia, Lituania, Croazia, Russia, Lettonia, Ucraina, Malta, Georgia, Austria e Armenia.

Come ogni anno, poi, non mancano le questioni politiche, al centro delle quali, come spesso capita, ci sono i diritti gay. L’Eurovision Song Contest è forse l’evento continentale più gay che ci sia, con un pubblico composto in larga parte da gay, e i rappresentanti della Russia di Putin vengono spesso fischiati durante l’esibizione. Quest’anno, però, pare che sia proprio la Russia la più accreditata per la vittoria finale e di certo sarebbe interessante, il prossimo anno, vedere come Mosca accoglierebbe decine di migliaia di gay provenienti da ogni angolo d’Europa. E c’è sempre la Russia al centro del caso politico di quest’anno: la canzone ucraina (“1944”) parla della deportazione dei tatari in Crimea proprio nel 1944, ordinata da Stalin. La politica è ufficialmente vietata, ma in una competizione che mette insieme anche paesi che si detestano e che si affrontano persino militarmente (Russia e Ucraina, appunto, ma anche Armenia e Azerbaigian), è inevitabile che le canzonette si trasformino in qualcosa di diverso e di molto più serio.