Il 5 per mille più ricco di sempre: quasi 500 milioni di euro distribuiti tra oltre 50mila associazioni di volontariato, enti di ricerca, Comuni o società sportive. Risorse vitali per le organizzazioni più piccole, ma anche per i colossi che nell’ultimo anno hanno fatto man bassa dei fondi disponibili: le liste del 5 per mille 2014, da poco pubblicate dall’Agenzia delle Entrate, ribadiscono la leadership dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, a cui vanno 66 milioni dei 484 totali, seguita dagli altri grandi nomi del volontariato, come Emergency o Medici Senza Frontiere. Ma confermano anche alcuni dei limiti storici di questo importante strumento: il tetto ai finanziamenti, i tempi molto lunghi di erogazione dei fondi, i dubbi sul ruolo dei Caf e sull’ammissione al beneficio delle piccole società sportive. I soldi delle dichiarazioni 2014 arriveranno nelle casse degli enti beneficiari solo entro la fine del 2016, con quasi due anni e mezzo di ritardo. L’altra novità del 2014 è che le firme sono leggermente calate (-84mila). Restano comunque oltre 16 milioni gli italiani che scelgono di destinare il 5 per mille al volontariato e alla ricerca. Di gran lunga il più grande partito del Paese.

485 milioni di euro: è il 5 per mille più ricco di sempre – La grande novità dell’ultima edizione del 5 per mille è l’aumento delle risorse, portate dal governo a un massimo di 500 milioni di euro dopo che negli anni precedenti il limite di 400 milioni aveva causato uno “scippo” da parte dello Stato di decine di milioni, non senza censure da parte della Corte dei Conti. Il 5 per mille, infatti, è un meccanismo fiscale introdotto nel 2006 che permette ai contribuenti di destinare una percentuale del proprio reddito ad attività benefiche, senza ulteriori aggravi per le proprie tasche: è possibile scegliere fra varie categorie (volontariato, ricerca scientifica, ricerca sanitaria, società sportive, Comuni e fino a quest’anno cultura), esprimendo al massimo una preferenza. In passato il limite fissato dai governi faceva sì che una fetta consistente delle donazioni andasse persa. La nuova soglia da mezzo miliardo è riuscita ad includere tutte le firme e per questo le risorse erogate sono passate dai 390 milioni del 2013 ai 485 milioni circa del 2014. Un aumento significativo che si è tradotto in una crescita generalizzata per tutti i beneficiari, grandi e piccoli.

Ricerca sul cancro (Airc) ed Emergency le più scelte – In cima alla classifica 2014 troviamo per distacco l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, che avendo i requisiti per concorrere in ben tre categorie diverse (ricerca scientifica e sanitaria al primo posto, volontariato al terzo) si aggiudica addirittura 66,1 milioni di euro, oltre il 13% di tutte le risorse disponibili. “Noi indichiamo la ricerca scientifica come settore di donazione, ci sorprende in positivo essere scelti anche negli altri settori”, spiega il direttore generale, Niccolò Contucci. È grazie a queste risorse che l’Airc ha potuto triplicare negli ultimi anni le proprie donazioni alla ricerca: “Siamo passati da 30 a 90 milioni di euro l’anno grazie al 5 per mille, che rappresenta ormai la metà del nostro bilancio. Nell’ultimo anno, attraverso un bando aperto a tutti i ricercatori italiani, abbiamo finanziato 430 progetti e 100 borse di studio, in futuro potremo fare ancora di più”. In testa alla classifica delle associazioni del settore volontariato c’è invece Emergency, che passa da 11,9 a 13,9 milioni di euro: “Un riconoscimento importante alla nostra attività e trasparenza”, afferma il vicepresidente Alessandro Bertani. “Il 5 per mille è fondamentale per noi e per tutte le associazioni come la nostra, ormai vale il 30% del nostro fatturato: con questi soldi abbiamo incrementato l’impegno in zone ad alta criticità, come Libia, Siria e Iraq, e anche all’interno dei confini, per far fronte alla crescente emergenza dei migranti”.

Le sorprese tra i piccoli: i casi Valdagno e Palmese Calcio – Airc ed Emergency non sono ovviamente le uniche a portare a casa cifre importanti: in 25 superano la soglia del milione di euro. A far la parte del leone soprattutto gli enti di volontariato, con 11.264.426 firme e 332,8 milioni di euro: dietro l’associazione fondata da Gino Strada troviamo Medici Senza Frontiere (9,8 milioni), Associazione contro le Leucemie (Ail, 6,8 milioni) e Unicef (6,1). Nel campo della ricerca scientifica, la Fondazione contro la Sclerosi Multipla (4,1 milioni) è seguita dalla Fondazione Veronesi (3 milioni) e da Telethon (1,6). Quella sanitaria è tutta dedicata alla lotta ai tumori, con Fondazione piemontese sulla ricerca sul cancro (7,8 milioni) e Istituto Europeo di Oncologia (4,3). Qualche sorpresa tra i Comuni, dove dietro a Roma (397mila euro), Milano (338mila) e Torino (169mila) al nono posto c’è il piccolo Comune di Valdagno, in provincia di Vicenza, a cui i contribuenti (appena 26mila abitanti) hanno destinato ben 2mila firme e 70mila euro. Tra le associazioni sportive (quasi 7mila in totale, per 14,8 milioni) spiccano i casi della Us Palmese e della Asd Bovalino, squadre di calcio calabresi che hanno ricevuto dai propri sostenitori 80mila e 72mila euro.

Zero firme ed esclusi illustri – Per tutte queste associazioni premiate dai contribuenti, ce ne sono altrettante che sorridono meno. A dimostrazione di una certa “polarizzazione” del 5 per mille, sempre più concentrato verso i grandi enti, le liste contano addirittura 1.243 associazioni che hanno ricevuto zero firme, e quindi zero euro: neppure una preferenza, neanche dal proprio presidente o responsabile legale. E poi ci sono quanti, pur avendo raccolto migliaia di firme da parte dei contribuenti, dovranno rinunciare ai finanziamenti . Gli esclusi, anche illustri, dovranno però aspettare per conoscere le ragioni del blocco delle donazioni. In testa a tutti c’è Assipromos, che dovrà rinunciare a 2 milioni di euro. Nell’elenco dei non ammessi figura pure l’associazione World Family of Radio Maria, per 1,2 milioni di euro. Ma l’emittente cattolica potrà consolarsi con gli 1,6 milioni ricevuti dall’Associazione Radio Maria, avendo due ragioni legali differenti: solo la seconda, editore della radio in Italia, riceverà le donazioni, a differenza della prima che coordina le trasmissioni nel resto del mondo. Al terzo posto degli esclusi c’è l’Anpi: l’Associazione partigiani ha ricevuto una brutta sorpresa per la ricorrenza del 25 aprile: “Negli anni passati avevano sempre avuto i contributi senza problemi, è stata una doccia gelata”, spiega il vicepresidente Luciano Guerzoni. “Abbiamo chiesto le ragioni dell’esclusione e siamo in attesa di risposta. Speriamo in un chiarimento, senza quei soldi gran parte delle nostre attività sono a rischio. Non escludiamo di fare ricorso”. Dopo la risposta dell’associazione, l’Agenzia delle Entrate ha chiesto un supplemento di documentazione e la vicenda dovrebbe risolversi presto in senso positivo.

Tempi troppo lunghi e tetto ai contributi  Non mancano infatti anche ombre e polemiche nel meccanismo del 5 per mille: i controlli sui requisiti, la trasparenza da parte delle onlus, il ruolo ambiguo dei Caf nella compilazione delle dichiarazioni. A parere di Niccolò Contucci, direttore dell’Airc, il 5 per mille è comunque “uno dei migliori strumenti di democrazia del nostro Paese, anche se perfettibile”. Il riferimento è principalmente ai tempi di pubblicazione delle liste e di erogazione dei fondi: “Stiamo parlando delle liste 2014, fatte sulle dichiarazioni sui redditi del 2013, ma le donazioni non saranno erogate prima della fine del 2016: bisogna snellire la procedura”. Magari prendendo d’esempio l‘8 per mille, strumento molto simile, che però funziona diversamente: “Le confessioni religiose destinatarie dei contributi, in primis quella cattolica, ricevono immediatamente il 90% delle risorse con un acconto preventivo, poi il resto viene saldato quando sono stati calcolati con precisione tutti gli importi. Ci piacerebbe avere lo stesso trattamento”. Va detto che anche lo strumento dell’8 per mille non è certo privo di criticità, come evidenziato a più riprese dai magistrati contabili secondo cui gli accordi con la Chiesa vanno rinegoziati perché nella forma attuale non rispetta “i principi di proporzionalità, volontarietà e uguaglianza”.

Per quanto riguarda il tetto alle risorse e il vincolo sulle firme, “anche da questo punto siamo un po’ discriminati: l’8 per mille viene calcolato sull’intero gettito fiscale, il 5 per mille solo sulle preferenze espresse, per giunta con un limite prefissato. Il governo ha alzato il tetto a 500 milioni, in modo da comprendere tutte le firme. Per il futuro speriamo di andare oltre”. Se infatti arrivassero più firme, l’esecutivo sarebbe costretto a stanziare più risorse (o eliminare il massimale) per non incorrere in un nuovo richiamo della Corte dei Conti.

aggiornato da redazioneweb alle 16:15 del 27 maggio 2016