Non ci sono i soldi per la bonifica. Quindi le aree contaminate dalla Caffaro di Brescia, sito inquinato di interesse nazionale dal 2002, vanno “limitate”. Ha il sapore di una resa di fronte ad uno dei più gravi inquinamenti da Pcb e diossine d’Europa la lettera inviata nel marzo scorso dal sindaco di Brescia, Emilio Del Bono, all’assessore regionale all’Ambiente Claudia Terzi. Parlando della “riperimetrazione del sito di interesse nazionale Caffaro”, in cui il danno ambientale è stato stimato in circa 1,5 miliardi di euro, il sindaco di Brescia fa riferimento ai “poco soddisfacenti incontri avuti presso il ministero dell’Ambiente” per chiedere i fondi da assegnare al commissario Roberto Moreni.

Guardando con disincanto alla “reale possibilità che vengano assegnati finanziamenti adeguati per la bonifica”, Del Bono propone questa soluzione: “Parrebbe infatti più utile limitare l’area del Sin (sito di interesse nazionale, ndr) al solo sito industriale, alle rogge e a quelle aree pubbliche per le quali si possa prevedere l’intervento diretto da parte del Comune di Brescia”. Una riduzione drastica del sito che limiterebbe il perimetro del Sin dagli attuali 273 ettari a circa 20 ettari.

Solo sulla carta, però. Perché stando alle caratterizzazioni dei primi anni 2000, cui fa riferimento il decreto emesso dal ministero dell’Ambiente nel febbraio 2003, sono più di 1 milione e 700mila metri quadrati i terreni agricoli, produttivi, residenziali e pubblici contaminati per effetto della produzione della fabbrica chimica Caffaro. Inquinati da veleni come Pcb e mercurio, se non peggio: secondo le stime dell’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, nei terreni del sito inquinato ci sarebbero ancora 500 chili di diossine con tossicità equivalente alla più temibile Tcdd, una quantità di veleno (anche se diluita in grandi volumi di terreno) quasi 20 volte superiore a quella di Seveso.

La lettera del sindaco Del Bono, scoperta dai consiglieri comunali quasi per caso (“solo perché citata dal commissario Caffaro, Roberto Moreni, a margine della riunione della commissione Ambiente”, fanno sapere alcune fonti), ha sollevato subito forti polemiche mentre a Brescia fervevano i preparativi per la manifestazione “Basta Veleni”, che lo scorso 10 aprile ha portato in piazza 15 mila persone per chiedere le bonifiche e la tutela della salute e dell’ambiente. L’assessore regionale Terzi, alla richiesta di riduzione del sito inquinato, ha preso tempo e non ha risposto positivamente. “Non si farà alcuna riperimetrazione – spiega il sindaco Del Bono a ilfattoquotidiano.it – Visto che non c’è disponibilità lasciamo cadere, non abbiamo urgenza. Ma servirebbe un approfondimento per rendere ancora più efficace il Sin, questo è quello che ci aveva suggerito il commissario Moreni. La situazione più critica in questo momento è il sito industriale e la falda acquifera che passa sotto alla fabbrica, che va messa in sicurezza”.

Martedì 19 aprile il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti ha stanziato (oltre a 4 milioni di euro per la bonifica di alcuni parchi pubblici) altri 1,7 milioni per lo studio di progettazione della messa in sicurezza della falda acquifera sotto al sito industriale. Un’emergenza risolta finora pompando ogni anno, a spese dell’azienda che ancora produce cloro nello stabilimento, circa 13 miliardi di litri d’acqua (con una spesa di circa 800mila euro) per evitare che la falda, rialzandosi, si contamini irrimediabilmente con il suolo avvelenato che si trova sotto alla fabbrica. Ma la società Todisco, del gruppo Fedeli di Pisa, ha fatto sapere che lascerà la Caffaro nel 2017 smettendo ogni produzione. E al momento non esiste un piano d’emergenza per subentrare velocemente in caso si dovesse interrompere l’emungimento della falda, con conseguenze imprevedibili sulle risorse idriche della città di Brescia.

Il ministero dell’Ambiente ha promesso al sindaco Del Bono e al commissario Caffaro 50 milioni di euro per la messa in sicurezza permanente della falda. Ma quella che rischia di finire nel dimenticatoio, dopo il no del tribunale di Milano alla costituzione di parte civile di comune e ministero nel processo per bancarotta fraudolenta contro gli ex consiglieri della Snia (impossibile quindi per lo Stato far valere le richieste risarcimento per il danno ambientale sulle aree Caffaro), è la speranza di una bonifica complessiva dai veleni di un sito inquinato in cui vivono almeno 25mila persone.