La Conferenza Stato-Regioni sta per decidere se autorizzare una quota annuale di abbattimenti di lupi. Nella bozza presentata dal ministero dell’Ambiente del nuovo Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia, si parla infatti della possibilità di autorizzarne l’eliminazione del 5 per cento del totale: in tutto circolano circa 1500 di lupi nella Penisola (dopo il ripopolamento degli anni ’70), disseminati nelle aree protette dell’Appennino e delle Alpi. Con il via libera si potrebbe arrivare fino a un massimo di 60 esemplari in meno l’anno, “in un contesto in cui già centinaia di lupi vengono uccisi brutalmente dal bracconaggio con il fucile, bocconi avvelenati e lacci di filo metallico. Almeno 300 lupi sono ammazzati così ogni anno, e se si aggiungono le morti accidentali per investimenti stradali si stima già oggi, nel nostro Paese, una mortalità per mano diretta dell’uomo tra il 15 e il 20% del loro numero complessivo” scrive il Wwf in un appello-sottoscrizione con cui chiede al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e al presidente della conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini di stralciare la deroga.

Il Wwf propone inoltre, tra le altre cose, di incrementare il contrasto al randagismo, affrontando con determinazione il problema dell’abbandono dei cani per prevenire il fenomeno dell’ibridazione con il lupo. Sono state raccolte centomila firme, e al fianco dell’associazione ambientalista si sono schierate regioni come il Lazio, l’Abruzzo e le Marche. “L’approvazione del Piano era prevista entro fine marzo. Ma i fatti parlano diversamente. È chiaro che le proteste e la mobilitazione delle associazioni e dei cittadini stanno rallentando il suo iter” dice a ilfattoqutidiano.it Massimo Vitturi, responsabile dell’area animali selvatici per la Lav.

La causa scatenante sarebbero le razzie compiute da branchi di lupi nei campi, a discapito soprattutto dei raccolti e delle greggi di pecore. A febbraio, il ministero dell’Ambiente aveva annotato: “Le eventuali deroghe hanno l’obiettivo di mitigare il conflitto sociale connesso alla coesistenza uomo-lupo: conflitto che in questi anni si è manifestato in molteplici ambiti geografici e che ha concorso all’aumento di episodi di bracconaggio”.

Meglio il bracconaggio di Stato del farsi giustizia da sé? Riducendo la quantità di lupi per vie legali, rientrerebbe ogni allarme? “Non diminuirebbero affatto le predazioni: tutt’altro. Gli abbattimenti eseguiti in Francia e in Spagna hanno provocato un loro aumento, a causa delle destrutturazioni indotte nei branchi di lupi. Gli abbattimenti non servono a nulla” afferma ancora Vitturri. In un documento redatto da alcuni dei più autorevoli esperti internazionali in materia, si legge: “Gli strumenti di gestione non letale del lupo offrono la risposta migliore. I metodi tradizionali, quali la sorveglianza umana, l’uso di cani per la custodia del bestiame, in combinazione con recinzioni elettriche, hanno il potenziale di mitigare gli attacchi dei lupi e rappresentano una soluzione sostenibile ed etica a lungo termine. La ricerca è in continua evoluzione e le soluzioni innovative come il bio-schermo potrebbero essere preziose nel futuro prossimo”.

Il Wwf insiste sull’importanza di garantire un tempestivo e completo risarcimento dei danni subiti dagli allevatori. I lupi, poi, sono dei formidabili “selettori naturali” per il controllo delle popolazioni di ungulati, sicuramente in esubero, come quella dei cinghiali. Altre sigle ambientaliste paventano un pericoloso salto culturale nel passato, qualora la norma sugli abbattimenti legalizzati passasse. Nel passato remoto, magari fino al Regio Decreto 1420 del 1923 che recitava: “La presa degli animali nocivi e feroci può essere fatta anche con lacci, tagliuole e bocconi avvelenati”.

Ma perché questa paura atavica nei confronti dei lupi? Sono davvero pericolosi? “I lupi non sono né buoni né cattivi – ci dice Luigi Molinari, lupologo del Wolf Appenine Center del Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano – Spaventano ancora, perché sono grandi predatori. Ma è una paura infondata”. Non sono noti casi di aggressione dopo la seconda guerra mondiale: l’ultimo episodio documentato di un attacco mortale in Italia del lupo ai danni dell’uomo, risale al 1825.