L’Europa non riesce ad ottenere da Erdogan il rispetto dei più elementari diritti civili e di libertà, ma Erdogan riesce ad ottenere dalla signora Merkel il via libera al processo contro il comico che avrebbe “osato” dileggiarlo sui canali della tv tedescaJan Böhmermann, 35 anni, è un artista conosciuto ed apprezzato, autore e protagonista della trasmissione satirica “neo Magazin Royale”, nel corso della quale prende di mira tutto e tutti, con la durezza e l’irriverenza tipica del genere, sin dalle sue origini più lontane.
Tra i suoi bersagli anche il presidente turco Erdogan al quale ha dedicato una poesia satirica considerata un oltraggio dal “sultano” che, peraltro, nel suo paese ha abrogato la libertà di espressione, chiudendo radio, tv e giornali, processando gli oppositori come terroristi.

Germania, Angela Merkel al Bundestag di Berlino

Dal momento che il “sultano” non poteva sbattere in carcere anche il comico straniero ha pensato bene di utilizzare una vecchia norma dei codici tedeschi e di chiedere l’autorizzazione alla signora Merkel per poter denunciare Böhmermann per vilipendio di un capo di Stato straniero.
La signora Merkel ci ha pensato, avrebbe potuto e dovuto respingere la richiesta al mittente, ma ha preferito non irritare Erdogan, tutelare le intese per contenere i flussi migratori e concedere l’autorizzazione. Un tipico caso di “sragion di stato”. E’ del tutto evidente che il comico non sarà condannato e che il giudice archivierà la denuncia, ma resta la gravità della decisione, perché segnala la possibilità che i diritti civili e di libertà possano essere barattati in cambio di una presunta sicurezza.

Proprio perché la signora Merkel, nei mesi scorsi, ha dato prova di autonomia di giudizio e non ha esitato a sfidare i peggiori umori del suo popolo, questo segnale non può e non deve essere sottovalutato. Se è accaduto in Germania potrà davvero accadere ovunque. Erdogan non solo può chiedere l’ergastolo per  cronisti turchi che non si piegano al suo comando, ma può persino pretendere di portare in tribunale il comico “blasfemo”.

Per fortuna, stando alle reazioni e ai sondaggi, la stragrande maggioranza dei tedeschi non ha apprezzato la decisione, ma nel frattempo l’artista ha annullato le sue apparizioni televisive e la polizia ha ritenuto prudente farlo scortare per proteggerlo da eventuali minacce di fanatici ed integralisti. Erdogan ha comunque colto il suo risultato: non solo non ha raccolto gli appelli a garantire libertà di informazione nel suo paese, ma addirittura ha piantato una bandierina nel principale campo europeo.

Non sottovalutiamo l’opportunità delle intese con la Turchia sul delicato tema della immigrazione, ma queste possono essere realizzate mettendo tra parentesi i diritti essenziali? Vale per la Turchia di Erdogan, vale per l’Egitto che nega il diritto alla verità e alla giustizia per Giulio Regeni e per i tanti Giulio egiziani. Dovrà valere anche dalle nostre parti se al governo di turno dovesse tornare in mente di riproporre quelle leggi bavaglio di berlusconiana memoria. Non ci piacevano allora, non c’è motivo alcuno per accettarle oggi.