La gestione dei porti e le relative nomine è una delle partite più delicate per il governo Renzi. L’ultimo caso è relativo alla riconferma di Alberto Cozzo come commissario all’autorità portuale di Augusta, in Sicilia, vicenda all’attenzione di Gianluca Gemelli, compagno dell’ex ministra Federica Guidi. C’è anche un’altra scelta che fa discutere. Il ministro Graziano Delrio, a inizio febbraio, ha riconfermato, infatti, come commissario all’autorità portuale di Civitavecchia, nel Lazio, anche Pasqualino Monti. Eppure a fine anno una determinazione e relazione della Corte dei Conti, elaborata dal consigliere Claudio Gorelli, ne aveva bocciato la gestione in diversi punti. Già in passato interrogazioni parlamentari avevano evidenziato criticità in merito ad esempio alle procedure di assunzioni di dipendenti senza concorsi.

Il ministro Graziano Delrio, però, ha riconfermato Monti commissario, nominato alla guida dell’autorità portuale nel lontano 2011 dall’allora ministro Altero Matteoli. Una decisione quella di Delrio che viene giustificata perché sono stati riconfermati tutti i commissari in attesa della scelta dei nuovi presidenti. Decisione, quella di prorogare il commissario Monti, che adesso crea ancora più imbarazzo, vista l’indagine a suo carico. Nei giorni scorsi la Procura di Civitavecchia, pm Lorenzo Del Giudice, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a carico di 16 persone, tra queste c’è proprio Pasqualino Monti. La prima contestazione lo vede indagato come presidente dell’autorità portuale, in concorso con Maurizio Ievolella, segretario dell’autorità e responsabile del procedimento di gara per l’affidamento delle opere strategiche per il porto (il prolungamento della darsena), gara vinta dal raggruppamento di imprese composto da Fincosit spa, Cidonio, CoopSette e Itinera. Il reato contestato è quello di falsità ideologica in atti pubblici relativamente all’iter di approvazione di una variante perché i due avrebbero ‘con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso (…) attestato falsamente fatti non rispondenti al vero e tacevano la già effettuata realizzazione dell’attività che avrebbe dovuto essere autorizzata preventivamente”.

Monti e Iavolella, questa l’altra contestazione della procura, avrebbero consentito che si svolgessero le opere di dragaggio della cosiddetta darsena traghetti “senza le autorizzazioni paesaggistiche o comunque in violazione delle prescrizioni imposte dal ministero dell’Ambiente”. Da ultimo ai due viene contestato anche l’attività di gestione dei rifiuti non autorizzata per aver consentito, secondo la Procura, “lo smaltimento non autorizzato di materiale di dragaggio stimato in 10 mila metri cubi, tratto dalle attività di escavazione oltre il limite di 10 metri, attraverso il riversamento in vasca di colmata”.

Il commissario Monti al fattoquotidiano.it replica così: “Le contestazioni mi vengono mosse come rappresentante legale, non c’è stato alcun onere aggiuntivo per l’autorità portuale rispetto al dragaggio superiore che la Procura contesta. L’opera strategica alla quale si fa riferimento è stata finita. Sul reato ambientale io potrei pagare un’oblazione per passarlo a reato amministrativo, basterebbe pagare 3200 euro, ma non pago nulla perché non ho commesso alcun reato e lo chiarirò nella relazione che presenterò in procura entro fine maggio”.

Tra gli indagati figurano anche Edgardo e Guido Azzopardi della Rogedil così come l’architetto Franco Portoghesi, direttore dei lavori su indicazione della Rogedil, che hanno secondo la Procura, in combutta con Ievolella, consentito la messa in opera di materiale deteriore rispetto a quello previsto nel contratto di appalto. L’avvocato Edgardo Azzopardi è stato condannato a 9 mesi, pena sospesa, lo scorso novembre, per concorso in rivelazione in segreto d’ufficio, in un filone dell’indagine sulla cricca dei grandi eventi. Contro la sentenza di primo grado è stato presentato ricorso in appello. Torniamo al porto di Civitavecchia. La Rogedil detiene il pacchetto di maggioranza di Port Mobilty, società che si occupa di gestire mobilità e parcheggi nel porto, dopo averne acquistato il 77% nel 2014.

La Corte dei Conti, elencando alcune variazioni nella convenzione sottoscritta, aveva criticato in merito alcune scelte dell’autorità portuale: “Gli elementi fin qui elencati – si legge nella relazione dei giudici contabili – si qualificano come importanti novità rispetto all’originaria concessione, di portata tale da potersi configurare l’opportunità di effettuare una nuova gara ad evidenza pubblica, tenuto anche conto delle modifiche intervenute nell’assetto societario”. Il commissario Monti risponde: “La Corte dei Conti parla di opportunità e non di obbligo, l’autorità portuale ha chiarito che vi è stata una diminuzione dell’onere pagato dai passeggeri e quindi rimanendo dentro la concessione e non andando oltre”. Dopo la vicenda Corte dei Conti, ora c’è l’indagine penale, un altro scoglio da superare per il commissario inamovibile.

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