In linea con quanto previsto dai sondaggi, Keiko Fujimori, figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori – in carcere per una condanna a 25 anni per violazioni dei diritti umani – ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali in Perù con il 39,2 per cento delle preferenze, anche se il numero dei voti raccolti non è sufficiente a garantirle la vittoria. Dovrà quindi affrontare al secondo turno, previsto per il 5 giugno, Pedro Kuczynski. Ex economista della Banca Mondiale di 77 anni, candidato favorito dei mercati finanziari, ha raccolto il 24,3 per cento dei voti, e ha superato senza problemi, smentendo gli exit poll che lo davano in pareggio, la terza candidata, la 35enne Veronika Mendoza (16,6%).

Fujimori ha promesso di mantenere il modello economico dell’attuale presidente, Ollanta Humala, e messo tra le priorità del suo programma la lotta alla delinquenza. L’ombra di suo padre non sembra dunque averla danneggiata nella corsa alla presidenza, e neppure la rivelazione che uno dei suoi finanziatori compare nei Panama Papers per aver nascosto denaro in conti offshore. Secondo alcuni analisti Fujimori ha molte possibilità di imporsi al ballottaggio di giugno, grazie alla diffusa presenza in tutto il Paese e la maggioranza in Parlamento del suo partito, Fuerza Popular. Va detto comunque che il suo cammino in campagna elettorale è stato ‘spianato’ a febbraio scorso quando le autorità elettorali hanno squalificato due candidati: Julio Guzmán, di Todos por el Perú – il suo rivale più pericoloso, che la tallonava nei sondaggi – per irregolarità nella sua iscrizione, e Cesar Acuña, del partito Alianza por el Progreso (APP), colpevole di aver dato denaro a due cittadini come parte della sua campagna elettorale. E’ stata la prima volta che le autorità elettorali peruviane hanno eliminato due candidati e in questo modo, cambiato il panorama elettorale a meno di due mesi dalle elezioni. Anche per Keiko Fujimori, Pedro Pablo Kuczinski e l’ex presidente del Perù Alan Garcia era stata chiesta l’esclusione dalle presidenziali, in virtù di una modifica apportata a gennaio dal Parlamento alla legge sulle organizzazioni politiche del paese, che proibisce la consegna di doni e punisce con l’esclusione dei candidati dalla campagna elettorale. Ma in questi tre casi il Tribunale elettorale nazionale ha ritenuto che le accuse non portassero all’esclusione. L’uscita di scena di Guzman e Acuna ha favorito quindi Kuczinski e anche Veronika Mendoza, che si definisce socialista ed è a favore del matrimonio omosessuale (da lei chiamato ‘ugualitario’), dell’aborto terapeutico e in caso di violenza sessuale. La giovane candidata, che all’inizio raccoglieva il 2 per cento delle intenzioni di voto, ha finito per ottenere il 16 per cento, riuscendo a riunire la sinistra peruviana, rimasta divisa per anni.

“Il voto delle classi popolari potrebbe portare Fujimori alla vittoria – ha detto al quotidiano colombiano Semana Eduardo Dargent, direttore del master di Scienze politiche della Pontificia università Cattolica del Perù – soprattutto per chi decide all’ultimo e non è sicuro di quale candidato votare, che sono circa il 10 per cento dell’elettorato”. Apparentemente sembra aver capitalizzato le simpatie che ancora riscuote la figura del padre in alcuni settori della popolazione peruviana, che gli attribuisce la fine della guerriglia di Sendero luminoso e del Movimento rivoluzionario dei Tupac Amaru e un argine crisi economica degli anni ’80 in Perù, dimenticando le violazioni dei diritti umani perpetrata con omicidi su commissione, rapimenti, sterilizzazioni forzate, violenze e torture. La figlia Keiko ha già dichiarato che non avrà lo stile autoritario del governo del padre Alberto. Se questo sarà sufficiente a darle la vittoria, lo si vedrà il 5 giugno.