Via libera con bacio governativo al fondo Atlante che, “con risorse private”, farà da rete al sistema bancario italiano che pure, stando alle continue dichiarazioni del ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan, è “solido”. A lanciarlo è la società di gestione del risparmio Quaestio di Alessandro Penati, insieme alla Fondazione Cariplo e ad altri soggetti istituzionali. Il fondo, che secondo alcune fonti avrà una dotazione di 5 miliardi di euro aumentabili fino a 6 miliardi, ha “raggiunto un importante numero di adesioni” da parte di banche, fondazioni e altri e vedrà la Cassa Depositi e Prestiti intervenire con una quota. Obiettivo: garantire gli aumenti di capitale degli istituti richiesti dalla Bce e risolvere il problema delle sofferenze.

Il nuovo passo avanti è arrivato nel pomeriggio di lunedì dopo un vertice tenuto al Tesoro con gli amministratori delegati delle principali banche italiane. Nella riunione i dettagli del meccanismo sono stati illustrati verbalmente. La documentazione scritta verrà fornita martedì alle banche in modo che i manager possano poi portare il dossier ai rispettivi consigli di amministrazione. Lo stesso governo comunque, come ha annunciato il viceministro Morando, agevolerà ancor più la nascita del fondo non con un aiuto pubblico (per non cadere sotto la scure della Ue) ma con norme “di accompagnamento”, in modo da velocizzare il recupero crediti. Le attese sono che Bruxelles, visto che il fondo poggerà quasi del tutto su risorse private, non richiederà un’autorizzazione preventiva ma appunto esaminerà con attenzione i dettagli del meccanismo per vedere se vi sia violazione della normativa sugli aiuti di Stato.

Nella sede di Via XX Settembre quindi sono arrivati, in tempi diversi gli amministratori delegati di Unicredit e Intesa Sanpaolo mentre verso le 18 è stato il turno di una folta pattuglia di capi azienda delle altre banche: Bnl, Bper, Banco Popolare, Bpm, Creval, Credem e Popolare Sondrio, molti dei quali ignoravano i dettagli del nuovo meccanismo sia sul fronte del prezzo delle quote che sul valore delle sofferenze oltre che sull’impatto sul proprio capitale di una eventuale partecipazione all’operazione. La riunione, protratta per quasi due ore, sembrerebbe aver chiarito questi interrogativi. Si vedrà ora quali saranno i soggetti che effettivamente parteciperanno al fondo. Il sistema delle fondazioni, malgrado le perplessità di alcuni enti, dovrebbe assicurare circa 500 milioni di euro grazie anche all’attivismo del presidente Acri e della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti. La Cdp appunto dovrebbe mantenere una quota limitata per non alimentare i dubbi di Bruxelles.

Nel comunicato emesso in serata, Questio rileva come Atlante punti ad “assicurare il successo degli aumenti di capitale richiesti dall’Autorità di Vigilanza a banche che oggi si trovano a fronteggiare oggettive difficoltà di mercato, agendo da back stop facility“. In prima fila ci sono così Popolare Vicenza e Veneto Banca ma non solo. Sulle sofferenze inoltre (le nette in Italia sono a 88 miliardi di euro) il fondo sottolinea come l’ammontare che potrà essere “deconsolidato dai bilanci bancari sarà di gran lunga superiore a quelle acquistate dal Fondo, in quanto Atlante concentrerà i propri investimenti sulla tranche junior di veicoli di cartolarizzazione, potendo far leva su quelle a maggior seniority per le quali c’è un manifesto interesse da parte degli investitori”.

“Questa operazione privata è utile. In Italia esiste un mercato attivo e responsabile che sta affrontando i problemi con risorse proprie, senza chiedere soldi pubblici“,  ha detto il premier Matteo Renzi apprezzando “che operatori privati si siano fatti promotori di un’operazione di sistema”. Il governo, ha aggiunto, “ha già fatto molto per ristrutturare un settore dal quale ci aspettiamo adeguato sostegno alla ripresa economica in termini di maggior credito alle famiglie e alle imprese. Nei prossimi giorni renderemo più semplici e più veloci le procedure di recupero in modo che chiunque vanti un credito possa avere fiducia di recuperarlo in tempi ragionevoli”.  Più prosaico il ministro del Tesoro: “Il fondo è uno strumento che potrà contribuire a completare il processo di rafforzamento della solidità patrimoniale delle banche italiane e ad accrescere il mercato dei crediti in sofferenza”, ha commentato. Nei prossimi giorni, spiega ancora la nota del governo, l’esecutivo completerà il quadro delle misure che renderanno più semplici e veloci le procedure concorsuali e quelle di recupero dei crediti in modo da ridurre e rendere più prevedibili e rapidi i tempi di rientro. L’adeguamento ai migliori standard internazionali delle procedure concorsuali e fallimentari, conclude la nota, aiuterà a gestire meglio le crisi aziendali nell’interesse di tutti i portatori di interesse.