Il primo ministro e il calciatore, re e presidenti. Ci sono uomini molto potenti nella lista di coloro che hanno fatto gestire i loro soldi allo studio legale Lenville Overseas di Mossack Fonseca, con sede a Panama. Denari finiti, ca va san dire, in un paradiso offshore. È l’Espresso che pubblica in esclusiva per l’Italia i Panama Papers: 11 milioni di documenti, ottenuti da un informatore segreto dello studio legale. Una fuga di notizie sulla quale la procura di Panama ha deciso di avviare un’inchiesta.

E tra i documenti spunta anche il nome del padre di David CameronIan, agente di Borsa milionario morto nel 2010, che ha registrato il suo fondo d’investimento. Ma sono gli uomini vicini a Vladimir Putin a determinare la somma più alta di transazioni finanziarie nei paradisi fiscali, che ammontano a oltre due miliardi di dollari. Per quanto riguarda l’Italia nell’elenco compare il nome di Luca Cordero di Montezemolo, già presidente della Ferrari, fondatore della società Nuovo Trasporto Viaggiatori. L’imprenditore Giuseppe Donaldo Nicosia, un latitante coinvolto in un’inchiesta per truffa con Marcello dell’Utri.

La rete di Putin – Nei giorni scorsi era stato il Cremlino ad avvertire prima del tempo dell’uscita del dossier. “E’ in arrivo un pesante attacco mediatico nei confronti del Presidente Putin, costruito su falsità e calunnie totalmente inventate”. Nei documenti non compare mai il suo nome, ma ci sono quelli di uomini a lui vicini. C’è il violoncellista Sergej Roldugin del teatro Marinskij di San Pietroburgo, che attraverso operazioni segrete per diverse centinaia di milioni di euro ha acquisito, scrive Repubblica, “asset nazionali di grande prestigio come quello della fabbrica di autotreni Kamaz“. Gli altri uomini vicini al presidente e presenti nel dossier di Panama, invece, fanno già parte delle liste dei sanzionati a seguito della guerra in Crimea. C’è Jurij Kovalcjuk “con asset per 13 miliardi di euro” e considerato il banchiere personale di Putin. E spunta anche la Rcb, “sussidiaria della banca di stato Vtb, con sede a Cipro e destinata all’accumulazione offshore di di capitali dei miliardari russi” che “si alternano nei posti chiave del potere russo controllando la vendita di gas e petrolio, le ferrovie e i lavori pubblici”.

Ma dei Panama Papers in Russia, però, non si è parlato. O e n’è parlato molto poco. Solo l’indipendente Novaya Gazeta ha infatti pubblicato l’inchiesta e il dibattito infuria online, principalmente sui social network. In televisione però non se ne fa parola e Rt – l’emittente di lingua inglese vicina al Cremlino – accusa apertamente i media britannici per “fissarsi” su Putin quando nei file panamensi figurano anche “figure importanti” del partito conservatore e persino “il padre di David Cameron“.

Durissimo anche il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov secondo cui gli autori di queste inchieste “inventano ciò che scrivono”, e che dalla qualità delle indagini “sui presunti legami” del circolo del presidente e tutte queste montature si spiegano con l’alto livello di ‘putinofobia’ raggiunto fuori dalla Russia. Peskov spiega che tra le finalità dello scandalo c’era quella di denigrare Putin in seguito ai “successi dell’esercito russo in Siria e alla liberazione di Palmira, passata sotto silenzio dai media occidentali” ed è convinto che”per noi è chiaro che l’obiettivo principale di questa fuga di notizie è il nostro presidente, soprattutto in vista delle elezioni parlamentari e presidenziali”, e “la stabilità politica nel nostro Paese”.

Capi di Stato, politici e sportivi – Nel dossier ci sono diversi capi di Stato, ministri, ex presidenti e politici. C’è Petro Poroshenko, presidente dell’Ucraina; Mohammed VI, re del Marocco; Salman bin Abdulaziz Al Saud, re dell’Arabia Saudita; Mauricio Macri, presidente dell’Argentina; Sigmundur Gunnlaugsson, primo ministro dell’Islanda; Bidzina Ivanishvili, ex premier della Georgia; Ayad Allawi, ex premier dell’Iraq; Ali Abu al Ragheb, ex primo ministro della Giordania; Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, ex premier del Qatar; Sheikh Hamad bin Khalifa Al Thani, ex emiro del Qatar; Salman bin Abdulaziz bin Abdulrahman Al Saud, re dell’Arabia saudita. E ancora Ahmad Ali al-Mirghani, presidente del Sudan; Khalifa bin Zayed bin Sultan Al Nahyan, presidente degli Emirati arabi uniti ed emiro di Abu Dhabi, Pavlo Lazarenko, ex primo ministro dell’Ucraina e Ilham Aliyev, presidente dell’Azerbaijan. Ma ci sono anche sportivi e attori, come il campione argentino e stella del Barcellona Lionel Messi, l’ex pilota di Formula 1 Jarno Trulli e l’attore Jackie Chan. E nella lista, rivela El Mundo, ci sono anche Pedro Almodovar e suo fratello Agustin. Il nome del regista viene collegato alla società Glen Valley Corporation, registrata alle isole Vergini nel 1991. Interpellato dalla stampa il portavoce di Almodovar non ha voluto commentare le notizie limitandosi a dichiarare che “la casa di produzione El Deseo, così come Pedro e Agustin Almodovar, sono in regola con i loro obblighi fiscali”.

Lo studio legale: “La pubblicazione dei documenti è un crimine e un attacco a Panama” – La fuga di notizie per lo studio legale rappresenta un “un crimine” e un “attacco a Panama”, ha detto uno dei due fondatori Ramon Fonseca. “E’ un attacco a Panama – ha detto – perché molti Paesi non gradiscono il fatto che siamo molto competitivi nell’attrarre le imprese”, ha spiegato. “C’e’ una guerra – ha aggiunto – tra i Paesi aperti come Panama e quelli che tassano sempre di più le loro aziende e i loro cittadini”. Chi si rivolgeva allo studio legale cercava aiuto per eludere o evadere le tasse, anche se per parte sua lo studio respinge tutte le accuse. “Per 40 anni Mossack Fonseca ha operato in maniera irreprensibile e la società non è mai stata accusata o incriminata per legami con attività criminali“, risponde lo studio panamense in una dichiarazione citata dalla Bbc sottolineando che “le accuse secondo cui forniamo strutture presumibilmente progettate per nascondere l’identità dei proprietari reali sono completamente false e non supportate”.

In più, aggiungono da Lenville Overseas, “se notiamo attività sospette o condotte poco chiare, siamo rapidi nel denunciarle alle autorità. Nello stesso modo, quando le autorità ci mostrano prove di possibili illeciti, noi cooperiamo pienamente”. La talpa, che ha permesso di scoperchiare l’ennesimo imbroglio fiscale con proporzioni mondiali (i clienti provengono da 200 paesi) ha riversato le informazioni sulla Suddeutsche Zeitung che li ha quindi condivisi con i 107 giornali di oltre 70 paesi che fanno parte dell’International Consortium of Investigative Journalists (Icij) e di cui fa parte anche L’Espresso.

I numeri dell’indagine – Oltre 1200 enti svizzeri figurano tra le 14mila banche, studi di avvocati e intermediari che hanno contribuito a creare le società offshore oggetto dell’indagine giornalistica “Panama Papers”. Solo Hong Kong e la Gran Bretagna ne contano di più. E gli intermediari elvetici risultano fra i più attivi. Secondo quanto rivela il Consorzio internazionale dei giornalisti d’inchiesta (ICIJ) hanno contribuito alla creazione di 34.300 delle circa 214mila società offshore individuate, ossia il 16% del totale. Ubs, Credit Suisse (tramite una filiale) e Hsbc Svizzera figurano tra le banche più attive nella registrazione di società-schermo. In Svizzera il lavoro è stato coordinato dalla cellula d’inchiesta costituita da Matin Dimanche e Sonntags Zeitung/Tages-Anzeiger, che annunciano oggi una serie di articoli nei prossimi giorni e settimane sui Panama Papers.

Il coinvolgimento del primo ministro islandese – Il primo ministro dell’Islanda Sigmundur Gunnlaugsson – secondo quanto scrive la Bbc – è finito oggi nella tempesta, dopo la pubblicazione da parte del Consorzio internazionale di giornalismo investigativo (ICIJ) dei dati relativi ai Panama Papers sulle élite mondiali che celano i loro fondi nei paradisi fiscali. Il capo di governo e la moglie figurano come proprietari di una compagnia offshore, la Wintris, acquisita nel 2007.

Il premier non ha dichiarato il suo interesse nella compagnia quando è entrato nel parlamento, nel 2009. Ha venduto il suo 50 per cento alla moglie, Anna Sigurlaug Palsdottir, per un dollaro
otto mesi dopo. Il politico si è difeso dicendo che non ha violato alcuna norma e che la moglie non ha ottenuto alcun guadagno. La compagnia sarebbe stata usata per investire milioni di dollari ereditati, secondo un documento firmato dalla moglie del premier nel 2015. I documenti usciti dallo studio legale panamense Mossack Fonseca mostrano che Gunnlaugsson aveva il potere di gestire la Wintris “senza alcuna limitazione”, come anche la moglie. Le informazioni, inoltre, mostrano che la Wintris aveva investimenti importanti in obbligazioni delle tre principali banche islandesi, che sono crollate durante la crisi finanziaria del 2008. La società risulta creditrice di milioni di dollari dalle bancarotte di queste banche.

Gunnlaugsson è diventato primo ministro nel 2013 ed è stato coinvolto nei negoziati sulle banche. Ha resistito alle pressioni dei creditori stranieri che volevano veder ripagati in pieno i
loro depositi. Se questa restituzione fosse stata effettuata, ci sarebbe stato un effetto negativo sui bond delle banche detenuti dalla Wintris. Il portavoce del premier ha assicurato che le azioni del capo del governo sono sempre state incentrate sulla difesa degli interessi islandesi. “Le perdite della moglie del primo ministro – ha detto ancora – su questi bond emessi dalle banche fallite ammontano a centinaia di milioni di corone e il recupero estremamente limitato”. Ha, ancora, precisato che la moglie del premier ha sempre dichiarato i fondi al fisco, mentre il primo ministro non aveva l’obbligo di dichiarare il suo interesse in Wintris.

Il caso di Platini – C’è anche il nome del presidente dell’Uefa Michel Platini nella lista di proprietari di società di comodo emerse dal dossier denominato Panama Papers. Platini ha però già fatto sapere di essere in regola con le autorità fiscali svizzere, paese dove fissato la sua residenza fiscale dal 2007. Secondo il Consorzio di Media che ha pubblicato i dossier, anche Platini si sarebbe appoggiato all’avvocato panamense fermo Mossack Fonseca per gestire una società di comdo creata ad hoc a Panama nel dicembre 2007. Gli avvocati dell’ex giocatore francese ha detto in una dichiarazione, che “tutti i conti e i beni” di Platini “sono conosciuti dall’amministrazione fiscale Svizzera, paese in cui è residente dal 2007 a fini fiscali“.

Il coinvolgimento di Platini, sospeso dal suo incarico come presidente dell’Uefa per un caso di presunta corruzione, è stato reso noto in Francia da Le Monde. Gli avvocati dell’ex Pallone d’Oro hanno annunciato che “si riservano tutti i diritti (di tutelarsi) per quanto riguarda le informazioni false o diffamatorie che possono essere pubblicate nell’ambito di questo lavoro giornalistico”. Secondo Le Monde, Platini sarebbe amministratore unico della Balney Enterprises Corp., una società opaca costituita a Panama nel 2007, undici mesi dopo la sua nomina a capo della Uefa.