Le esplosioni di Bruxelles come quelle di Parigi innescano un dolore sordo. Dolore per la morte di tanti innocenti ma anche sgomento perché quei corpi dilaniati sono pezzi di uno specchio rotto su cui si riflette l’angoscia e la consapevolezza che ognuno di noi è, in potenza, la prossima vittima. Stiamo attraversando una fase storica drammaticamente complessa. Il nanismo politico che caratterizza questi tempi in cui la politica è stata divorata dall’economia è una prima causa del sangue di Bruxelles. È un periodo storico troppo delicato per non affrontare la verità fino in fondo. Anche se questa verità è indigesta.

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Dopo l’attentato all’aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles, proprio come accadde per Parigi, la macchina mediatica si è messa in moto, fornendo il solito schema fatto narrare da giornalisti, politici e analisti. Uno schema narrativo che si può banalmente sintetizzare in: loro sono i cattivi che ci vogliono far del male e noi i buoni innocenti che dobbiamo difenderci. Un’analisi che di conseguenza conduce alla soluzione del problema: restrizione delle nostre libertà e bombardamenti ancora più violenti anche se non si capisce dove e contro chi. Nell’odierna società dell’effimero in cui si sanno affrontare solo le emergenze e mai si analizzano le cause della stesse, nessuno si domanda: “Quali sono le vere ragioni degli attacchi? Da chi sono usati i terroristi? Quali sono le responsabilità dei Paesi occidentali? Come si possono davvero proteggere i nostri civili?”.

Nel tempo del nanismo politico sopra accennato, le soluzioni proposte da personaggi come Matteo Salvini sono in ascesa. Lui, ma anche tanti altri, in realtà sono solo utili strumenti adoperati dalle élite economico finanziarie dominanti per celare la verità ai popoli. Si preferisce scatenare la guerra tra poveri accusando l’immigrazione, nascondendo che i fenomeni migratori, in particolare quello degli afgani, degli irakeni e dei siriani sono causati da dei conflitti dovuti a politiche criminali occidentali. Guerre spacciate ipocritamente come missioni umanitarie ma che in realtà occultano un disegno egemonico. Una pianificazione geopolitica che mira al controllo delle fonti energetiche del Medioriente.

La guerra in Iraq dovrebbe essere un palese esempio su come la politica estera occidentale sia terrorista. Oggi piangiamo le 31 vittime di Bruxelles, ma l’Iraq, proprio come il Belgio, era un Paese sovrano e con un pretesto falso è stato attaccato ed ha subito un’occupazione che ha causato circa un milione di morti, un numero infinito di feriti e milioni di sfollati dovuti alla devastazione pressoché totale d’intere città. Questo perché Saddam si rifiutò di far colonizzare il proprio Paese da multinazionali come l’Halliburton capeggiata dall’ex vice presidente Usa Dick Cheney, uno dei massimi sostenitori della menzogna sulle armi di distruzione di massa mai trovate.

Se ciò che ha subito l’Iraq, ma anche l’Afghanistan, fosse toccato ad un Paese europeo o ad uno stato degli Usa cosa sarebbe successo? Quante bombe atomiche sarebbero state già sganciate? Cosa ci starebbero narrando i vari mass media che in queste ore ci descrivono fino al parossismo le due esplosioni in Belgio? Perché mai, con la medesima partecipazione, non ci viene mostrato cosa causano le bombe dei droni statunitensi e francesi allorquando fanno saltare interi villaggi di civili a Raqqa,  Miranshah, Bagdad, Tripoli o Kabul? Bombe che oramai da anni a ritmo quotidiano devastano e uccidono civili innocenti. Gli Usa e i fedeli alleati europei hanno scientificamente scatenato con la guerra in Iraq un conflitto interno tra sunniti e sciiti al fine di destabilizzare l’area. Le élite mussulmane che non vogliono rinunciare al controllo del petrolio usano il fondamentalismo religioso, acuito dal degrado sociale in cui crescono gli attentatori, per attaccare l’occidente al fine di poter trattare una spartizione più conveniente dei pozzi petroliferi. Ma non solo petrolio, anche gas e droga veri obiettivi di tutte le guerre: la religione è un alibi usato dalle élite per far combattere tra loro i popoli.
Forse è venuto il momento che i popoli lo comprendano e combattano uniti l’unica guerra auspicabile: quella contro le élite.