Guardi il gattino puccioso in copertina di On e pensi che si tratti tutto di uno scherzo. Sì, Elisa, la nuova Elisa, quella che di colpo è diventata estroversa, che non solo non disdegna di andare in televisione, ma praticamente ci vive, dentro la televisione, quella che adesso si mostra pure sexy sulle cover dei magazine torna con un nuovo album, On appunto, e ha voluto “trollare” tutti quanti, pensi, tirando fuori una finta copertina del suo nuovo album, pronta a farci il più bel pesce del primo aprile con una settimana di anticipo.

Poi però arriva l’album, e la copertina col gattino puccioso è lì, sul serio. Provi sgomento. Provi rabbia. Provi una sorta di spaesamento, come quando ci capita di svegliarci la notte, e chi soffre di cervicale ben lo sa, con un braccio addormentato. Ti svegli, lo guardi ma non lo senti, come se fosse il braccio di qualcun altro attaccato al tuo corpo. Spaesamento, appunto. Un gattino puccioso fa capolino nella copertina del nuovo album di Elisa.

Allora pensi che quel gattino puccioso, quella grafica e quei colori così stucchevoli, roba da Richard Clayderman, ma forse anche peggio, devono nascondere un sottotesto. Un sottotesto che, nonostante le decine, le migliaia di libri che hai letto in vita tua, non riesci a decodificare, sulle prime, ma deve essere lì, magari tra le tracce del disco. E quindi ti metti a sentire le canzoni con particolare attenzione. Del resto le note che lo accompagnano, l’album, dicono cose altrettanto spaesanti. Si parla reiteratamente di pop. Sottolineando come sia una cosa un po’ nuova, per Elisa, il pop. Di una sperimentazione pop (e visto che si parla di pop, di una sperimentazione verso il basso). Ci sono un sacco di parole, nella scheda di presentazione, come a voler mettere le mani avanti, spiegarti qualcosa che, trattandosi di musica, non si dovrebbe affatto spiegare, dovrebbe essere già tutta lì, nota dopo nota.

Arrivato al decimo ascolto in una settimana, da solo o in compagnia, arrivi a una conclusione che, in fondo, era la medesima del primo ascolto, perché la musica, a volte, arriva alla testa passando dalla pancia, altre si ferma alla pancia, altre ancora, ed è questo il caso, non arriva da nessuna parte. Sì, perché On è l’album pop di Elisa, la nuova Elisa etc etc, ed è un album davvero brutto. Pop, ma pop brutto.

Ti fa venire in mente il tuo vecchio amico Corrado, che quando tu facevi l’università anche lui faceva l’università, solo che nel mentre lavorava. Tu facevi la vita da studente, lui da lavoratore e la sera studiava. Una vita di merda, in pratica. Poi, una volta finita l’università, l’università stessa gli ha proposto di fare il ricercatore, e lui di colpo si è trovato a studiare per lavoro, e quindi a fare la stessa vita che tu avevi fatto in precedenza, solo pagato per farlo. Quindi eccolo, Corrado, che comincia a uscire tutte le sere, per di più in compagnia degli studenti dei primi anni, abbastanza più giovani di lui. Eccolo fare le partite di calcetto. Eccolo andare a giocare a freccette al pub. Questo condividendo una stanza con un ragazzo di appena vent’anni, proprio come uno che è appena uscito dalla maturità. Lo guardi e non capisci, ma è lui che te lo spiega: “Ora comincio a vivere anche io”. Elisa è così, ti dici, ha sfondato che era una ragazzina. Ha fatto dischi, tour, dischi e tour, ha studiato, si è applicata, ma non ha fatto la vita da ragazza. Poi ha capito che esisteva altro, oltre i dischi e i tour, ed è finita alla corte di Maria De Filippi, che è un po’ come scoprire che esiste il sesso per caso, finendo a letto con Valentina Nappi e Rocco Siffredi, ha incontrato un successo televisivo che sicuramente per lei è una novità. Ci ha preso gusto, a star lì a fare le flessioni per far vincere la sua squadra, o a cucinare l’uovo in tegamino sotto lo sguardo severo di Carlo Cracco. Ha sbroccato e ha fatto l’Emma di turno, con Emma di fianco, provando a innalzare Emma al suo livello di cantautrice, non riuscendoci, e quindi abbassandosi al suo. Ecco, Elisa oggi vuole fare Emma. Ma non ci riesce. Perché le canzoni di On, nonostante quello che ha scritto sulle note, lei o chi per lei, non sono sempre pop, e quando non sono pop funzionano bene, girano. Quando invece provano a essere pop crollano, come il mio amico Corrado che andava a giocare a freccette coi ragazzetti di dieci anni più giovani.

On è un disco irrisolto. A metà strada tra Elisa e Emma. Un disco brutto, perché irrisolto. E un disco brutto, perché prodotto male, e per questo irrisolto. Ci sono bei brani, ma ci sono anche canzoni orribili come le due in italiano, cacofonie di suoni, di cori, con Elisa che si fa accompagnare dal solito Giuliano Sangiorgi, ma anche dalla stessa Emma. Roba che la senti e vai al pub, quello dove Corrado gioca a freccette, a scolarti tre pinte di doppio malto sperando di dimenticare. Ma non dimentichi, no, non dimentichi mai.

Poi c’è una bella canzone, una, una soltanto, ma scopri che è la sola che non ha scritto Elisa, ma Jack Savoretti, che giustamente se la canta nella sua quasi totalità. Si intitola Waste Your Time On Me, ed è una bella ballata, questa sì risolta. Per il resto è un via vai di Elisa che fa Adele, di Elisa che fa Kate Bush, di Elisa che fa Emma, appunto, addirittura di Elisa che fa The Kolors, e solo per questo, ti auguri, qualcuno pagherà, pagherà tutto e pagherà caro. Lei, si capisce dalle note, si è divertita a suonarlo e cantarlo, e questo ti fa piacere, tu non ti sei divertito ad ascoltarlo. Anzi, è stato doloroso ascoltarlo. E siccome a pagare per ascoltarlo sei tu, non lei, ti senti un po’ preso per il culo. Ed ecco che capisci il senso del gattino puccioso in copertina, la trollata, hai pagato per far divertire Elisa. La prossima volta, magari, se ti avvisa prima, eviti di perdere tempo a ascoltarlo e vai direttamente al pub.