La Curia gli ha chiesto di lasciare il suo incarico e fare un passo indietro, ma i suoi concittadini hanno deciso di opporsi, sfidando la pioggia pur di darsi appuntamento davanti al Duomo ed esprimergli sostegno. È un caso più unico che raro quello andato in scena ad Augusta, in provincia di Siracusa, dove qualche giorno fa il vescovo, Salvatore Pappalardo, ha chiesto le dimissioni di don Palmiro Prisutto, il parroco della città. Il motivo? Ufficialmente al sacerdote viene contestato di non aver curato abbastanza i rapporti con le storiche confraternite di Augusta. Una motivazione che appare blanda, soprattutto se paragonata alla richiesta di dimissioni avanzata dal presule, e che ha fatto scendere sul piede di guerra centinaia di concittadini di don Palmiro. In poche ore, su facebook sono cominciati a spuntare gruppi di sostegno per il sacerdote, hashtag che lo invitano a resistere, fino al flash mob di solidarietà andato in onda domenica pomeriggio sul sagrato della chiesa. “Le confraternite sono importanti per la nostra storia ma lo è anche don Palmiro, senza di lui nessuno in Italia avrebbe mai conosciuto il dramma che attanaglia la nostra città e cioè l’enorme emergenza rappresentata dalle tante morti a causa di tumore”, dice Cettina Di Pietro, il sindaco eletto dal Movimento 5 Stelle meno di un anno fa, che insieme ai suoi concittadini è andata a sostenere il sacerdote.

“Questa storia mi fa molto male, spero che si possa risolvere al più presto”, è invece l’unica frase che si lascia sfuggire al momento il diretto interessato, nominato parroco di Augusta nel novembre del 2013 e autore di una clamorosa intuizione soltanto pochi mesi dopo. Era il 28 febbraio di due anni fa, infatti, quando don Palmiro iniziò a leggere in chiesa, durante la messa, i nomi di tutti i morti di cancro della città. Ad Augusta, al centro del triangolo della morte tra Priolo e Melilli, dove tra centrali elettriche e impianti di raffinazione si contano 18 stabilimenti, si muore, infatti, soprattutto per un motivo: carcinoma ai polmoni, ai reni, al colon. Un male che non risparmia nessuno, dato che – come raccontato da Ilfattoquotidiano.it – chiunque nella città siciliana ha perso un familiare a causa di un tumore. “Come mi è venuta l’idea? Parlando con gli impresari delle pompe funebri. Mi dicevano: padre, questo mese ho fatto undici funerali, ma nove erano morti di cancro”, spiega il sacerdote.

E siccome ad Augusta il registro tumori era praticamente inaccessibile, ecco che don Palmiro aveva trovato il modo di elaborare una statistica parallela sui decessi e sulle patologie.  “Ho semplicemente detto: voglio fare una messa per ricordare i morti di cancro. Ma ho detto anche che i morti di cancro non sono fantasmi, ma hanno nomi e cognomi: da lì hanno iniziato a comunicarmi le generalità dei loro cari”. Da quel momento in poi la lista che ogni 28 del mese il sacerdote legge alla fine della messa ha cominciato ad allungarsi: prima 100, quindi 300, poi 500, fino a 800 nomi, cognomi, professioni e patologie di persone che negli ultimi tempi sono morte di tumore in città. Un rituale di fortissimo impatto, che ha fatto di Augusta la Spoon River di Sicilia. “Bisogna chiamare le cose con il proprio nome: quello che avviene ad Augusta è genocidio”, tuona don Palmiro, che per sostenere la sua battaglia ha scritto sia a Giorgio Napolitano che a Sergio Mattarella, invitando i due capi di Stato a visitare la sua città. Dove, fino a poco tempo fa, non tutti parlavano volentieri del gigantesco numero di morti per tumore. “Hanno paura che dal Petrolchimico licenzino i parenti che ci lavorano: è questa la loro arma vincente”, spiega il sacerdote. Sul quale adesso pende la richiesta di dimissioni avanzata dal suo stesso vescovo. Una richiesta che, però, è stata in grado di mobilitare un’intera città a difesa del parroco anti tumore.

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