Era stato accusato di “propaganda terroristica” a favore del presunto “stato parallelo”. Motivi che venerdì hanno portato Zaman, il giornale più venduto del Paese con 650mila copie al giorno, al commissariamento. Ma oggi il quotidiano – all’indomani dell’occupazione della redazione da parte della polizia, che ha lanciato lacrimogeni contro i suoi sostenitori – ritorna in edicola con una linea editoriale diametralmente opposta: ora è filo-governativo. E così esce oggi in ‘versione epurata’ con una foto in prima pagina di Erdogan che sorride e – sempre in prima – un articolo sullo stato di avanzamento dei lavori di costruzione di un ponte sul Bosforo voluto dal presidente stesso. Sulla pagina web del quotidiano compare solo il messaggio “Presto torneremo con notizie di qualità e neutrali”, mentre la versione in inglese del giornale Today’s Zaman non è aggiornata da ieri.

Il commissariamento di Zaman giunge in un periodo preoccupante per la libertà di stampa in Turchia. Due noti giornalisti del giornale d’opposizione Cumhuriyet, Can Dundar ed Erdem Gul, sono stati arrestati e poi rilasciati perché accusati di avere messo in pericolo la sicurezza di Stato in relazione alla pubblicazione di un video che avrebbe mostrato l’intelligence turca che inviava armi in Siria. Inoltre già in passato sono stati sequestrati e chiusi media d’opposizione legati al movimento di Gulen.

Il premier Davutoglu: “Commissariamento? Decisione giudiziaria, non politica” – Il premier turco, Ahmet Davutoglu, ha giustificato il commissariamento del quotidiano d’opposizione, accusandolo di far parte di uno “Stato parallelo” che il religioso Fetullah Gülen starebbe provando a creare per far cadere il governo, utilizzando la stampa e altri strumenti. Parlando dall’Iran, dove è in visita ufficiale, Davutoglu ha ribadito che si tratta di una decisione giudiziaria e non politica, aggiungendo che non si può mettere in dubbio che la Turchia sia uno Stato di diritto e chiedendo di non interferire con l’azione della giustizia. Sia l’opposizione turca, sia Stati Uniti e Unione europea hanno criticato quello che considerano un nuovo attacco alla libertà di espressione e di stampa in Turchia. Critiche che, dunque, alimentano le perplessità di Bruxelles rispetto a un eventuale ingresso di Ankara nella Ue. Oggi, inoltre, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, in un’intervista alla Bbc, ha spiegato che il processo negoziale per l’adesione è destinato a durare nel tempo e “non è oggetto di preoccupazione al momento”.

Zaman e la linea antigovernativa – Ha mantenuto una linea editoriale di appoggio al governo fino a dicembre del 2013, quando si è unito alle accuse di corruzione contro l’allora primo ministro e ora presidente Erdogan. Fu proprio nel 2013 che la crescente tensione fra Erdogan e Gulen, per anni alleati, fece esplodere un conflitto aperto, in cui il governo accusa il religioso di utilizzare la sua influenza su polizia e magistratura per creare uno Stato parallelo e far cadere il governo. Un tempo Gulen ed Erdogan erano alleati, ma dopo l’apertura di un’indagine per corruzione che ha travolto la cerchia di Erdogan nel 2013 si è consumato l’allontanamento, visto che a indagare erano stati poliziotti e procuratori considerati vicini a Gulen. Erdogan accusa Gulen di cospirare per ribaltare il governo costruendo una rete di sostenitori in magistratura, polizia e media, accuse che Gulen respinge.