Ci siamo preoccupati moltissimo della scomparsa delle api, e ne siamo ancora molto preoccupati. E’ facile capire l’entità del problema visto che gli alveari degli allevamenti sono costantemente monitorati. Ci stavamo, però quasi per dimenticare degli altri insetti impollinatori: tra cui api, farfalle, vespe, coleotteri etc. Dico quasi perché, il mondo della ricerca non ha mai smesso di preoccuparsene. Recentemente è stato compiuto il primo studio su scala mondiale proprio su questi ultimi. L’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES), il 26 febbraio ha emesso il suo primo report dedicato appunto al declino della biodiversità degli insetti impollinatori. Il titolo del report parla chiaro “il nostro cibo dipende dagli insetti impollinatori che sono sotto minaccia” quindi non solo le api domestiche, ma tutti gli insetti così detti utili. All’Ipbs partecipano 124 membri di governi che collaborano con più di 1000 scienziati di tutto il mondo. In sintesi ecco i risultati: esistono 20.000 specie diverse di insetti impollinatori selvatici, il 90% dei fiori selvatici dipendono da questi insetti, il 75% della produzione alimentare dipende dagli insetti impollinatori (non solo le api domestiche) il cui valore ammonta a 577 miliardi di dollari, di questi insetti il 16% è a rischio di estinzione, il 40% tra api e farfalle selvatiche sono a maggior rischio di estinzione.

Padova vs Bari - api in campo

Tra i fattori di rischio: il cambiamento climatico, malattie e l’uso di pesticidi. Il report riporta la necessità di diminuire l’uso di pesticidi proprio per contenere la perdita di insetti impollinatori e si sottolinea l’urgenza di diminuire i fattori che stanno accelerando il cambiamento climatico.

In natura, non solo le api si occupano di impollinare, ma sono molti altri insetti. Siccome si parla di una popolazione selvatica e non controllata direttamente dall’uomo è difficile comprendere il loro stato di salute. Purtroppo però le notizie non sono rosee. Le specie selvatiche della famiglia delle api ovvero le apoidee, che corrispondono all’80% sul totale della specie secondo la rivista Science, a partire dagli anni 80 si sono perse il 52% nel solo Regno Unito e nei Paesi Bassi si arriva a valutare una percentuale del 67%.

Un interessante studio scientifico, condotto dai ricercatori dell’Università di Berkley, ha stabilito che l’esistenza di habitat naturali per insetti impollinatori nell’arco di 1-2 km dalle aziende agricole, incrementa la produzione agricola in modo decisivo. Secondo le misurazioni compite dal team di ricerca almeno il 90% delle colture monitorate è stato impollinato dagli insetti selvatici.

Riuscire a quantificare il loro ruolo nella produzione agricola è fondamentale per comprendere l’impatto che può avere un loro declino e agire di conseguenza. In Europa la mortalità delle colonie di api è stata in media di circa il 20%. Nel nostro paese, le perdite di api e delle loro intere colonie sono diffuse su tutto il territorio nazionale con particolare frequenza nel nord. Il declino degli insetti utili è dovuto in parte all’uso di pesticidi nocivi, in parte alla diminuzione degli habitat naturali e della biodiversità a disposizione degli insetti: negli ultimi 50 anni, urbanizzazione e moderne tecniche agricole hanno fatto diminuire del 70% la biodiversità delle varietà coltivate e ridotto del 50% gli spazi naturali.

Dave Goulson, ricercatore dell’Università del Sussex specializzato sulle api, in un’intervista su Nature, sostiene che se non si prenderanno provvedimenti a breve sarà possibile assistere al sesto evento di estinzione globale, e nonostante i moltissimi studi scientifici a riguardo, la politica sta ancora tardando a dare i primi seri provvedimenti.

Cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo?

Può suonare strano ma in campagna gli insetti stanno scomparendo sempre di più. La città può essere un luogo dove creare zone destinate alla salvaguardia delle specie nutrici degli insetti cosiddetti utili, e della difesa di specie botaniche che sempre più sono meno diffuse. I piccoli habitat urbani, nelle città densamente abitate, hanno la potenzialità di trasformarsi in isole per la conservazione della biodiversità. Tutto questo aiuterebbe a rallentare la scomparsa degli insetti utili e forse aiuterebbe anche l’agricoltura per produrre di più con poco sforzo.

Come dimostrano diversi studi (si veda ad esempio: Bolund P, Hunhammar S, 1999, Ecosystem services in urban areas. Ecological Economics 29:293–301) la gestione da parte dell’uomo negli spazi verdi urbani, può influenzare la biodiversità degli insetti impollinatori. Nello studio effettuato “Determinates of inner city butterfly and bee species richness” realizzato da  Kevin C. Matteson & Gail A. Langellotto, emerge che, nei community garden si possono realizzare azioni di cura e salvaguardia del verde puntando verso una ricchezza della biodiversità. Ognuno di noi, in città o in campagna, può preservare un pezzo di terra, piccolo o grande lasciando spazio ai fiori di campo.