Un interrogatorio drammatico, con molte lacrime e decine di pagine di verbale. Sette ore davanti al pm di Monza. Paola Canegrati, la zarina dei denti arrestata il 16 febbraio scorso dalla Procura di Monza assieme ad altre otto persone tra le quali il consigliere regionale leghista Fabio Rizzi, ha risposto a tutte le domande, mettendo nero su bianco, per la prima volta, l’intero sistema delle tangenti. La regina dell’odontoiatria ha parlato per ore. “Una collaborazione netta e precisa”, ha commentato nel pomeriggio il suo legale Leonardo Salvemini. Sul tavolo c’è tantissimo. Soprattutto il rapporto con la politica.

“Abbiamo appena iniziato”, ha spiegato il suo avvocato. Tanto che la Canegrati e il pubblico ministero Manuela Massenz si sono date appuntamento sempre nel carcere di San Vittore tra due giorni. In sette ore di verbale la signora è riuscita a cristallizzare alcuni capi d’imputazione. In certi casi l’ammissione è stata totale, in altri non ha chiarito. Ha parlato di molte assunzioni fatte ad hoc. Ma ancora altro ci sarà da dire. Per questo la Procura le ha concesso del tempo per riflettere.

“Io ho battuto tutti”
Ma che siamo solo all’inizio del film lo si capisce leggendo le nuove carte depositate dai magistrati. Il 5 febbraio 2015, la dama delle gengive è al telefono con il commercialista. Discutono dei rapporti con i funzionari della Pubblica amministrazione. Dice l’uomo: “Certo cazzo Paola che li conosci proprio tutti”. La signora della sanità risponde a lettere chiarissime: “Mirco, cazzo sulle spalle c’ho trent’anni di marchette”. Ancora più esplicita: “Ho fatto trent’anni di marciapiede, ho battuto tutti”. E del resto questo continuo “battere” i vari canali ha portato la Canegrati a espandere (o a progettare) il suo business fuori dalla Lombardia. Di Friuli, Piemonte e Liguria si è già detto. Ora dalle intercettazioni emergono i piani per entrare nella sanità di Umbria, Abruzzo e Molise. Nel 2014, una sua collaboratrice spiega al telefono “che dovrà parlare con il presidente della regione Umbria e che in Abruzzo ci sono delle cliniche convenzionate e che dovrebbe incontrare il presidente della Regione Giovanni Chiodi del Pdl”.

“Il nemico giusto”
Lady Dentiera pensa in grande. Non sono da meno, i suoi referenti politici della Lega nord. Con Mario Longo, depositario degli intrecci societari all’estero, che progetta di sbarcare in Cina per speculare su alcuni outlet di lusso. Longo è un uomo molto impegnato. Più dagli affari che dalla politica. Anche se poi è la politica che serve agli affari. Lo spiega al faccendiere Lorusso nel marzo 2015. “Dice – annotano i carabinieri – che ora può fare quello che vuole perché ha rinunciato a tutti i contratti pubblici”. Questo, però, non gli impedisce di andare in Regione. Spiega che “continua ad agire politicamente perché Tosi (il sindaco di Verona, ndr) gli ha offerto di essere il suo referente per la Lombardia”. E del resto lui è uno dalle tante amicizie. Non ultima quella con Diana Bracco, vicepresidente di Confindustria e presidente di Expo. In auto spiega che “Diana Bracco è stata sua testimone di nozze” e che sempre l’ad dell’omonimo gruppo farmaceutico ha rapporti con Bruno Caparini, uno dei padri fondatori della Lega. Dopodiché, quando il partito non ci arriva, si chiede al “nemico politico”. Sul tavolo “90mila euro” per l’appalto in un ospedale del Comasco. Spiega Longo: “Ghe pensi mi (…) se non hai amici devi chiamare il nemico giusto (…), abbiamo un nemico che lavora per noi”. Il riferimento è a un personaggio “che è in politica da 40 anni ed era l’uomo di fiducia di Michele Colucci”. Quest’ultimo è stato ex capogruppo socialista della Regione Lombardia. Suo fratello Francesco è stato per anni deputato questore a Montecitorio.

Lobbisti in Europa
In questo modo la cerchia della cricca si allarga. E oltre a Tosi, le intercettazioni mettono nero su bianco il nome di Mario Borghezio. Il parlamentare europeo entra da non indagato nell’inchiesta Smile per un affare che Rizzi vuole mandare in porto. Siamo sempre nella primavera del 2015. Annotano gli investigatori: “Rizzi si sta prodigando, anche grazie al parlamentare europeo Mario Borghezio, per far ottenere a Mauro Morlè, suo uomo di fiducia in Sardegna, un tesserino da lobbista e un incarico di consulente del gruppo parlamentare europeo della Lega per la Commissione Caccia e Pesca”. Spiega Rizzi: “Con il gruppo può andare e venire tutte le volte che vuole con vitto e alloggio assicurato”. Insomma il film è solo all’inizio. A Milano in molti tremano.

Da Il Fatto Quotidiano del 24/02/2016