The never Ending Story” è uno dei miei film preferiti, da sempre. Da bambino mi ha aperto le porte del regno di “Fantàsia” e di quella meraviglia chiamata “creatività”. Parlo di questo film perché il brano che potete ascoltare in questo videocapitolo si intitola “The never Ending Road”, ovvero la strada infinita, ovvero la statale 1 islandese, ovvero la “Hringvegur”. Quale titolo migliore per definire una strada che non solo ti permette di fare il giro intero dell’Islanda e che, soprattutto, ti riporta al punto di partenza? Infinita. Come infiniti sono gli spazi a destra e sinistra del finestrino, a perdita d’occhio, senza un punto di arrivo.

Ogni metro della “Hringvegur” regala scorci unici e il colpo d’occhio è incredibile. Ho notato che “incredibile” è la parola che uso più spesso, quando parlo dell’Islanda e lo faccio perché non avevo mai vissuto la percezione dello “spazio” in questa maniera: c’era sempre un palazzo, una casa, un auto, un qualcosa di umano o di civilizzato a rompere l’incantesimo di uno “spazio” naturale e intaccato.

L’Islanda ti pone di fronte a questa bellezza immensa, una bellezza imponente che molto spesso spaventa anche perché per me è “ignota”, non si trova nella mia memoria: a una bellezza così bisogna, in qualche modo, essere preparati. E’ meravigliosamente spaventoso viaggiare km e km su una strada, in mezzo a un deserto infinito. Ricordo ancora la nostra notte di Halloween sulla Hrinvegur. Ci fermiamo un attimo, spegniamo l’auto e scendiamo. Zero inquinamento acustico, zero inquinamento luminoso, zero voci, zero auto. Zero uomo. Zero Civiltà. Noi e il nulla totale. Noi e uno sciame di stelle sopra le nostre teste. Incredibile, appunto.

Viaggiare sulla Hrinvegur è una lunga meditazione. Non ti permette di avere distrazioni, non c’è niente di cognitivo che intacchi il tuo essere lì al volante con gli occhi inchiodati tra vulcani, ghiacciai, distese nere, fiumi e pianure verdi. Non potrò mai scordare quei giorni in auto con il team di Dardust, sulla “Strada Infinita”.
Tutti come Sebastian a bordo di Falcor.

Di Dario Faini – Dardust