C’è l’ha coi Cinque Stelle, certo. Ma non solo. “Sono stata tradita dalle liti nei dem”. Parla Monica Cirinnà, la donna sul cui nome e testo si gioca la partita delle Unioni civili che ha segnato una nuova battuta d’arresto, di sette giorni, per lo stralcio del “canguro” che comporta la lettura in aula degli emendamenti al testo. Lo fa in un’intervista sul Corriere della Sera che l’indomani smentirà, sostenendo di non averla mai rilasciata. La madrina del testo, avverso a molti a causa della stepchild adoption (adozione omogenitoriale), tra le righe piazza bordate al suo stesso partito. “Sto pagando porcate fatte da certi renziani che volevano un premietto” dice senza remore nell’intervista, rendendo così evidente la spaccatura in seno al Partito democratico che va ben oltre la cesura tra progressisti laici e cattolici. Si sente “amareggiata e delusa, un po’ stanca”, la senatrice.

Ma non solo o tanto per la repentina retromarcia dei grillini. “In tutta questa brutta storia – scandisce – pago la lotta, la guerra profonda che c’è tra i renziani… Una cosa tremenda… No, dico: ma ha visto come s’è comportata con me la Di Giorgi? Guardi che lei è una renzianissima della prim’ora, stava a Firenze con Renzi… Eppure…”. “ Pago le delusioni di chi, e sono tanti, nutriva forti aspettative nell’ultimo rimpasto di governo… Stavano tutti lì ad aspettare il premietto, una promozione… Chi voleva guidare una commissione, chi avrebbe voluto diventare sottosegretario… E allora sono scattate volgari ripicche, atteggiamenti assolutamente disgustosi sia in Aula che fuori”.

Non sa con chi ce l’ha di più, se con i Cinque Stelle o con i suoi. Ma quella paginata firmata dal giornalista Fabrizio Roncone non è andata giù alla stessa Cirinnà che infatti oggi smentisce categoricamente di aver rilasciato quell’intervista. “Questa non è un’intervista – dice questa mattina di Omnibus (La7). – Io avevo in parola solo un’intervista con Repubblica. Se qualcuno origlia chiacchiere in Transatlantico, fatte in un capannello con i presidenti delle associazioni, e fa una battuta chiedendo “è vero questo, è vero quello”, ma io dico “oggi non rilascio interviste”, poi non fa un virgolettato. C’è modo e modo di fare i giornalisti”. Poi, piccata, la Cirinnà aggiunge: “Tra canguri e tutto il resto, basta già il bestiario. Non serve aggiungere al dibattito un rapace. Sono dispiaciuta, perché Roncone è una firma importante di un giornale importante. Per fare un’intrervista così bisogna sedersi, fermarsi e prendersi un caffè. Sono allibita. C’è un accanimento eccessivo su questa partita per cercare nel Pd motivi che sono fuori dal Pd e causati da M5s. E’ un modo di essere sciacalli”.

Che altro (non) aveva detto? “Io mi prendo tutte le responsabilità (di aver cercato un accordo coi i grillini, ndr), ma se qualcuno ha qualcosa da dire sul testo del ddl 20/81, si deve sapere da chi e come è stato scritto. Eravamo in tre: io e i senatori Giuseppe Lumia e Giorgio Tonini, nell’ufficio di Giorgio. E lì abbiamo finito di limare il testo, sui cui contenuti tutto il gruppo del Pd s’era impegnato. E s’era impegnato, diciamolo, perché le unioni civili e le adozioni sono nel programma elettorale del partito”. E poi una frase che lascerà il segno: “Mi pare evidente che il testo non sia più centrale, è chiaro che ci sono pesantissime questioni politiche da risolvere e comunque io non lascio il mio nome su una legge schifezza”.