L’erogazione dei fondi ai partiti senza controlli è incostituzionale e contrario al diritto di affidamento riconosciuto in sede comunitaria. Di questo dovrà occuparsi il prossimo 15 aprile la terza sezione civile del tribunale di Venezia dove sarà esaminato il ricorso contro la presidenza del Consiglio, il ministero dell’Interno e la commissione di Garanzia per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici, depositato dai Riformatori dell’Ulivo di Giulietto Chiesa e dei Democratici liberali solidali di Giovanni Zamperini. E che, anche in vista dell’udienza, hanno fatto istanza di accesso agli atti della Camera dei deputati per avere copia dei verbali dell’Ufficio di Presidenza che ha deliberato i pagamenti dopo l’approvazione della legge Boccadutri. Nel mirino proprio gli atti assunti dopo la ‘sanatoria’ sui rendiconti del 2013, approvata ad ottobre tra le polemiche: a fronte dell’impossibilità della commissione di Garanzia di effettuare i controlli di legge sui rendiconti 2013, il Parlamento, con il solo ‘no’ di M5S, Sel e Lega, decise di sbloccare comunque le erogazioni. Le verifiche insomma si faranno, questa la motivazione della decisione, ma solo a partire dall’esercizio 2014 (ma non sono in molti a scommetterci).

IN NOME DELLA LEGGE – “Si tratta di un precedente pericolosissimo e di un vulnus ai diritti politici essenziali: di fatto vengono attribuite posizioni di dominanza politica attraverso l’erogazione di fondi a potenziali non aventi titolo e sulla base di rendiconti potenzialmente non rispondenti al vero”, dice l’avvocato Francesco Paola (autore con Elio Veltri anche de “I soldi dei partiti”, Marsilio) che ha proposto il ricorso al tribunale di Venezia e che ora attende un atto di “chiarezza e trasparenza dalla Camera” con la richiesta delle copie dei verbali dell’Ufficio di presidenza che ha deliberato di dare corso ai pagamenti contestati. Ad oggi la sua istanza non ha avuto ancora nessun riscontro, anche se sono passati alcuni giorni. E’ rimasta invece certamente lettera morta la sua diffida, inviata il 9 novembre scorso a Montecitorio affinché non si procedesse con i pagamenti sbloccati attraverso la legge Boccadutri.

ONDA ANOMALA- Eppure proprio a causa “degli omessi controlli del passato è stato possibile che i fondi siano stati pagati ad un soggetto giuridico diverso dalla formazione a cui afferivano i movimenti di Chiesa e Zamperini  che per una questione di omonimia sono stati dunque deprivati e danneggiati in modo gravissimo nei loro diritti essenziali”, spiega l’avvocato Paola che, al di là del caso specifico (oggetto di altre controversie giudiziarie) intende porre all’attenzione di Venezia, ma anche di fronte ad altre sedi di Corte d’Appello, una questione di rilievo generale. “Ciò che è successo con la Boccadutri è che un numero chiuso di formazioni politiche, dopo avere posto in termini pratici la Commissione di garanzia, istituita sull’onda degli scandali, di non funzionare, si auto-liquidano ingenti quantità di fondi elettorali sottratti al sindacato preventivo: si tratta in definitiva di uno stravolgimento totale del principio dell’affidamento su materie costituzionalmente sensibili e di primario rilievo che attingono molteplici e concorrenti principi costituzionali, dalla libertà di voto al diritto di elettorato attivo, dai diritti di partecipazione politica essenziali da parte dei partiti e movimenti politici, fino ai principi essenziali di buona amministrazione di cui all’articolo 97 della Costituzione”.

DIRITTI NEGATI- I controlli avrebbero dunque un primario rilievo costituzionale e, il fatto di essere stati cassati retroattivamente dalla legge approvata ad ottobre produce un’alterazione “grave e indebita in diretto pregiudizio di tutte le formazioni politiche le quali facevano essenziale affidamento su detti controlli che si propongono di concorrere senza limitazioni nell’arena politico-elettorale su scala nazionale per esercitare i propri diritti di partecipazione politica e di elettorato. Per essere chiari: l’oggetto del ricorso non sono perciò tanto i pagamenti dei fondi ma i diritti negati o alterati o impediti per effetto appunto di indebite erogazioni anche per effetto delle posizioni di indebito vantaggio e della alterazione della par condicio”. A maggior ragione se l’organismo preposto ai controlli dipende in tutto e per tutto dalla Camera, organo rappresentativo delle formazioni politiche e ente pagatore delle erogazioni di cui le stesse formazioni sono beneficiarie: nel 2014 i membri di questa Commissione si dimisero per protestare contro la mancanza dei mezzi e del personale necessario per operare i controlli. Nominata una nuova commissione il quadro non è cambiato: a ridosso dell’estate, il presidente Luciano Calamaro ha dovuto di nuovo pubblicamente segnalare la paralisi dei lavori. Sul futuro si accettano scommesse.