Trovare un legame tra il virus Zika e i casi, in alcuni mortali, di microcefalia nei bambini brasiliani. La richiesta era arrivata dall’Oms alcuni giorni fa e nelle prossime ore potrebbe già avere una risposta. I Centers for Disease Control and Prevention Usa (Cdc) hanno individuato il virus nel tessuto di due bambini che sono morti in Brasile per microcefalia. Si tratta, scrive Usa Today, della prova più forte del legame fra l’infezione e questa grave malformazione che colpisce i feti nati da donne infette, ha detto il direttore dei Cdc, Tom Frieden, che aveva già parlato di un possibile “forte legame”, ai membri della Commissione Affari esteri della Camera statunitense.

“Questa è l’evidenza più corposa che abbiamo fino ad oggi del fatto che Zika è la causa della microcefalia”, ha affermato Frieden, precisando che non si tratta però di una dimostrazione definitiva del fatto che il virus provochi il difetto congenito: più test saranno necessari prima che il collegamento possa essere provato in modo definitivo.

Intanto gli scienziati brasiliani dell’università di Campinas (Unicamp), insieme a colleghi dell’università di San Paolo (Usp) e della San Paolo State University (Unesp) hanno messo a punto un test molecolare per individuare la presenza del virus Zika in sole 5 ore, invece che in 5-8 giorni come avviene con le analisi finora a disposizione. L’esame ultra-rapido sarà possibile anche grazie le informazioni ricevute da ricercatori senegalesi impegnati in passato nella lotta all’infezione veicolata dalle zanzare Aedes.

A partire da lunedì 15 febbraio, il nuovo test verrà utilizzato per analizzare campioni prelevati da pazienti con sospetta malattia da Zika assistiti presso il Campinas Clinical Hospital nello Stato di San Paolo. In caso di positività all’esame, il materiale biologico verrà inviato ai laboratori di ricerca che studiano la patologia, che potranno così isolare il virus e procedere alla tipizzazione genetica. La speranza degli esperti è che questa nuova arma possa segnare un nuovo passo nella lotta all’infezione.

Intanto, dopo l’Onu, anche l’Oms prende posizione sulla questione aborto. “Le donne che vogliono mettere fine a una gravidanza per paura della microcefalia dovrebbero avere accesso a servizi sicuri per abortire. Dovrebbero consultare uno specialista per avere informazioni accurate su come accedere a servizi di interruzione della gravidanza sicuri”. La posizione da parte della Chiesta resta ferma. La Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb) è infatti contraria ad ogni ipotesi di ammettere l’aborto, attualmente illegale nel Paese sudamericano, anche nei casi di microcefalia fetale provocata dal virus Zika: “Così si favorisce l’eugenetica, ovvero la pratica di selezionare persone perfette”, ha detto il segretario generale della Cnbb, don Leonardo Steiner, al quotidiano Estado de S.Paulo. “La microcefalia è presente in Brasile da anni. Ci si sta approfittando del momento per introdurre di nuovo il tema dell’aborto”, ha aggiunto il religioso.

Il contagio però si estende con la lista dei paesi colpiti che continua ad allungarsi giorno dopo giorno. Dopo l’annuncio del primo caso in Cina, in Italia si è arrivati a 10 casi in tutto. L’ultimo è un riminese di 30 anni, rientrato da una vacanza a Santo Domingo.
Nuova segnalazione pure in Australia dove – dopo alcuni casi già registrati negli Stati Uniti, uno in Catalogna ed un’altro sempre in Australia – una donna incinta al rientro da un viaggio all’estero è risultata positiva a Zika. Ed è allerta in vista del viaggio di Papa Francesco in Messico: le autorità del Chiapas e del Michoacan hanno infatti attivato una serie di misure sanitarie contro il virus in vista della visita papale in programma nei prossimi giorni nei due stati messicani. Sia a San Cristóbal de las Casas sia a Tuxtla Gutiérrez è stato preparato un “blindaggio epidemiologico”, sottolinea la stampa del Chiapas, ricordando che il piano contro il virus prevede tra l’altro misure di monitoraggio ambientale, fumigazioni e controlli sanitari in diverse aree delle due città. Misure simili sono state attivate anche a Michoacan. Al programma anti-Zika prendono parte tra l’altro 120 medici, 145 infermieri, 60 tecnici sanitari e 45 psicologi.

Ma a preoccupare le autorità sanitarie mondiali è soprattutto la velocità del propagarsi di Zika, mentre nei laboratori internazionali continua la corsa per la messa a punto di un vaccino, che non sarebbe però imminente. Un’ulteriore conferma della pericolosità delle complicanze del virus arriva poi da uno studio appena pubblicato sulla rivista JAMA Ophthalmology: anche gravi patologie della vista (come anomalie retiniche e del nervo ottico) potrebbero essere incluse tra le presunte complicanze dell’infezione in gravidanza.