Sì all’aborto in caso di contagio. L’alto commissario delle Nazioni unite per i Diritti umani, Zeid Raad Al Hussein, chiede ai Paesi colpiti dal virus Zika di garantire alle donne il diritto all’interruzione di gravidanza, fornendo loro anche consulenza su salute sessuale e riproduttiva. “Le leggi e le politiche che restringono il loro accesso a questi servizi devono essere riviste con urgenza, allineandosi agli obblighi internazionali sui diritti umani per garantire il diritto alla salute per tutti”, ha affermato Al Hussein. Quando viene contratto da donne in gravidanza il virus sarebbe collegato alla microcefalia, malformazione che fa nascere i bambini con il cranio più piccolo del normale. Le leggi che limitano l’accesso ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva, compresa la contraccezione e l’aborto, in violazione delle norme internazionali devono, secondo Al Hussein, “essere abrogate“, perché “la difesa dei diritti umani delle donne è essenziale”.

Dopo le dichiarazioni di Al Hussein, è intervenuta sul tema anche l’Organizzazione mondiale della sanità. “L’Oms – sottolinea un portavoce dell’agenzia ginevrina all’AdnKronos Salute – enfatizza l’importanza del diritto alla salute. Privare le donne dell’accesso a un’assistenza alla salute sessuale e riproduttiva e ai servizi sanitari è una violazione dei diritti umani“.

Lo stesso appello è lanciato dall’Unfpa, la più grande Agenzia mondiale per la salute riproduttiva e materna, che si rivolge in particolare ai Paesi dell’America latina. Il direttore esecutivo, Babatunde Osotimehin, ha fatto presente nella nota “l’importante ruolo dell’Agenzia”, che tra l’altro distribuisce metodi contraccettivi profilattici.

Posizione del tutto diversa è quella della Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb), contraria all’ipotesi di consentire l’aborto dei feti con microcefalia provocata dal virus Zika, così come proposto da un pool di giuristi, che allo scopo sta preparando un ricorso al Supremo tribunal federal. “E’ davvero triste che alcuni ritengano che la soluzione in questi casi sia l’aborto di bambini con microcefalia”, ha detto il presidente dei vescovi del Brasile, Sergio da Rocha. Il legame tra microcefalia e virus Zika “non è neppure così chiaro”, ha aggiunto il religioso.

In Italia, è stato “aumentato il livello di controllo e di monitoraggio nel settore delle trasfusioni”, come dichiarato dal ministro della salute Beatrice Lorenzin. “Abbiamo – ha detto il ministro a margine di un incontro nella sede di Federmanager – un sistema di allerta e sorveglianza che è già attivato”. “Si tratta di decisioni legate a questioni di coscienza personale, come ogni volta che c’è il rischio per un feto di essere portatore di handicap grave e permanente”. Relativamente all’aborto il ministro ritiene che la scelta sia personale:  “L’importante – ha detto Lorenzin – è dare una corretta informazione ai genitori e supportarli in modo che possano prendere queste decisioni in scienza e coscienza”.

Intanto un nuovo caso di infezione da virus Zika è stato confermato in Italia, sarebbe il quinto: risale allo scorso dicembre e riguarda una donna proveniente dal Venezuela, curata a Treviso presso l’Ospedale Cà Foncello e dimessa dopo pochi giorni di degenza. Lo rende noto la Direzione sanitaria dell’Azienda Ulss 9 di Treviso.
L’Azienda rende noto inoltre che le analisi portate a termine presso l’Istituto di Microbiologia dell’Università di Padova hanno invece dato esito negativo riguardo al presunto caso di contagio da virus Zika riscontrato dal reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale Cà Foncello su una signora latinoamericana, la settimana scorsa.
Ad oggi, sono cinque i casi noti di contagio da virus Zika in Italia. Tutti i pazienti sono guariti.