“Una partecipazione cinese inaspettata alle primarie del centrosinistra di Milano e una serie di operazioni sospette: non capiscono e non sanno leggere l’italiano e aprono la scheda per sapere dov’è il nome. Il sospetto che non ci fosse questa consapevolezza di cittadini che sanno cosa stanno facendo io l’ho maturato”. A raccontarlo ai microfoni de ilfattoquotidiano.it è Carlo Bonaconsa, il presidente di seggio della sezione Luciano Lama (zona 2 – stazione centrale) dopo il primo giorno di votazioni. Nelle scorse ore la comunità cinese della capitale della Lombardia aveva espresso il suo appoggio pubblico in lingua mandarina al candidato Pd Giuseppe Sala. Oggi, alla prova dei seggi, ha rispettato l’impegno. “Non sono basito”, ha concluso il presidente, “avevo capito che c’era stato un endorsement per un candidato, ma non mi aspettavo un’affluenza così. Si è ripetuto qui quello che è successo in altre città”. Casi contestati infatti c’erano già stati in passato a Genova a gennaio 2015 per la selezione del candidato presidente alla Regione e a Napoli nel 2011 per la scelta del sindaco.

Le immagini parlano da sole: un gruppo di cinesi che conosce poche parole di italiano si incontra in un bar vicino al seggio insieme al consigliere comunale Emanuele Lazzarini e alla deputata Lia Quartapelle. Poco prima sono stati fermati dalla cronista de ilfattoquotidiano.it e alla domanda chi voterai hanno risposto: “Non sappiamo”. Dopo il caffè entrano e si dirigono verso le urne. Alla sezione Lama si presenta poi uno dei rappresentante dell’associazione Unione imprenditori Italia Cina: “Abbiamo incontrato Sala nei giorni scorsi”, dice. Ma alla domanda “perché vota il presidente Expo?” ribatte: “Può spegnere la telecamera?“.

Ma non sono gli unici casi segnalati nelle scorse ore: alcuni cinesi si sono registrati e hanno aspettato le indicazioni per votare, altri hanno fatto riferimento alla traduttrice e altri ancora giravano per la sezione chiedendo ingenuamente ai rappresentanti ai seggi per chi avrebbero dovuto esprimere la preferenza. Nel quartiere cinese di Milano, zona Paolo Sarpi, è stato addirittura allestito un gazebo per le informazioni sulle primarie. Lì i rappresentanti della comunità danno indicazioni generali su chi votare e si offrono di portare ai seggi con macchine private chi è interessato a partecipare.

Tanti gli episodi controversi nelle sezioni. Tanto che il presidente di seggio Bonaconsa ha detto di aver preso provvedimenti per arginare il fenomeno: “Ho visto una serie di operazioni sospette che sono avvenute: alcuni cinesi assistevano, altri volevano entrare per accompagnare l’amico e insegnargli come votare. Dopo 1,2,3 operazioni sospette ho deciso che doveva entrare un cinese alla volta”. Il rappresentante Pd ha raccontato di aver capito che i voti dei cinesi erano per Sala, perché erano loro stessi a mostrargli le schede: “Non capiscono e non sanno leggere l’italiano. Erano così ingenui che spesso non sapevano come votare e venivano da me a chiedermi se andava bene come avevano fatto”.

Nei giorni scorsi, come riportato da Gianni Barbacetto sul Fatto Quotidiano del 4 febbraio, sul portale huarenjie.com era stato pubblicato in in lingua mandarina un articolo dal titolo: “I cinesi di Milano devono tirare fuori la loro forza”. All’interno il racconto del colloquio con la deputata di Democrazia solidale Milena Santerini (ex Scelta civica) in cui si spiegava la vicinanza di Sala alle problematiche del mondo cinese. Alle polemiche hanno risposto sul Fatto Quotidiano gli stessi rappresentanti della comunità cinese: “La scelta di andare a votare”, ha commentato Francesco Wu (Unione imprenditori Italia Cina), “rappresenta un primissimo passo ed una novità che evidenzia una crescita di consapevolezza come cittadini. Penso che questa sia una bella notizia per chi ha a cuore l’integrazione tra vecchi e nuovi cittadini a Milano”.

I casi di queste ore sono però destinati a creare numerose polemiche nel mondo politico. Il primo a difendere la partecipazione degli stranieri è stato il deputato Pd Emanuele Fiano: “È inaccettabile”, ha commentato, “che chi manifesta contro il razzismo si scagli oggi contro nostri concittadini e connazionali di origine straniera che hanno deciso di partecipare direttamente e coscientemente alla scelta di chi sarà il candidato sindaco”. All’attacco invece il segretario della Lega Nord Matteo Salvini: “File di cinesi, molti dei quali intervistati dalle tivù non parlano neanche italiano, votano il renziano Sala alle primarie Pd per Milano. Che pena, povera Milano e povera sinistra”.

I seggi allestiti a Milano sabato 6 febbraio erano 9, uno per ogni zona della città, aperti dalle 8 alle 18. I votanti sono stati 7.750. Le code ai seggi sono iniziate poco dopo l’apertura e, sempre in modo ordinato, sono proseguite per raggiungere il picco in tarda mattinata. Come hanno sottolineato gli organizzatori delle primarie le file di oggi sono dovute al fatto che i cittadini di ogni zona avevano a disposizione solo un seggio per il voto, mentre domenica 7 saranno 150 quelli aperti in tutta la città, dalle 8 alle 20.