All’Istituto di geofisica e vulcanologia non si parla d’altro da settimane. La storia ora è approdata al consiglio di amministrazione dell’ente pubblico. Tra non pochi imbarazzi:  è valida o no la convenzione dell’Ingv con una società privata interessata alla realizzazione di impianti geotermici? Ma soprattutto: è lecito che ad occuparsi del monitoraggio geochimico e sismico sia una dipendente dell’istituto sposata però con il responsabile del progetto di quella società privata? E quanto conta che suo marito risponda al nome di Franco Barberi? Barberi non ha bisogno di presentazioni, anche se purtroppo se ne ricordano più volentieri gli scivoloni che i successi: più che il suo impegno per la costruzione del sistema nazionale di Protezione civile (di cui è stato ministro senza portafoglio nel 1995), per esempio, si ricorda lo scandalo della missione Arcobaleno scoppiato quando ne era capo dipartimento. Più della sua lunga carriera accademica e delle innumerevoli pubblicazioni scientifiche si ricorda il processo alla Commissione Grandi rischi per il terremoto dell’Aquila in cui è stato definitivamente assolto pochi mesi fa. Ma in questa storia Barberi, a differenza di sua moglie dipendente di Ingv, non ha alcun ruolo pubblico: è un semplice consulente di azienda. Abbiamo cercato anche lui, per ora senza fortuna.

ALTO IMPATTO La vicenda della convenzione che lega Ingv e Itw Lkw Geotermia Italia per la realizzazione di questi impianti è riassunta sommariamente alla fine di un lungo verbale del cda dell’Istituto di via di Vigna murata. Al punto numero 24, l’ultimo. In realtà però si tratta di una vicenda tutt’altro che rubricabile tra le ‘varie ed eventuali’. Secondo il verbale, nella seduta del consiglio di amministrazione del 10 dicembre scorso, vengono affrontati gli aspetti fondamentali di questa storia: innanzitutto, la validità scientifica dei risultati presentati dall’Ingv alla società Itw Lkw Geotermia Italia spa e decisivi ai fini del rilascio della Valutazione di impatto ambientale da parte della Commissione del ministero dell’Ambiente oggi guidato da Gian Luca Galletti. E che, invece, vengono messi in discussione dai comitati dei territori destinati ad ospitare gli impianti; poi il consiglio di amministrazione di Ingv affronta il nodo della segnalazione all’ente “di un eventuale conflitto di interesse” a causa del rapporto familiare tra la dottoressa Maria Luisa Carapezza e il professor Barberi; e infine è affrontata un’altra questione, anch’essa spinosissima: il ruolo, decisivo, svolto in questa storia da un’altra scienziata, e cioè Fedora Quattrocchi, anche lei dipendente dell’Ingv. Che ha però firmato una controperizia che stronca le valutazioni della sua collega Carapezza.

ALLARME GENERALE Il referto in questione è stato commissionato alla Quattrocchi dai sindaci dei due comuni interessati e cioè Acquapendente nel Lazio e Castel San Giorgio in Umbria preoccupati dalla pericolosità degli impianti pilota destinati a produrre energia attraverso l’estrazione di fluidi geotermici che, una volta utilizzati, vengono risparati nel sottosuolo.  La popolazione è da tempo in allarme, specie quella di Castel San Giorgio che rappresenta un centro sismico storico. Quale migliore garanzia della convenzione con l’Ingv? Eppure, dolorosamente, proprio la terzietà dell’ente scientifico è ora messa in discussione a causa del rapporto di parentela Carapezza-Barberi. Come detto marito e moglie, ma soprattutto responsabili scientifici della convenzione, l’una per l’Ingv, l’altro per i privati.

PUNTO DI VISTA Dell’accaduto è stato già informato l’ufficio legale dell’Istituto di geofisica e vulcanologia che  – a quanto emerge dal verbale del consiglio di amministrazione – ha espresso parere positivo sulla validità della convenzione e sulla “insussistenza del conflitto di interesse dal punto di vista legale”. Abbiamo chiesto copia di questo parere al presidente dell’Ingv, Stefano Gresta che per ora non ha dato riscontro a questa ed altre domande che gli abbiamo sottoposto per iscritto, come da sua espressa indicazione.

CARTA CANTA Che il tema sia delicato è fuori discussione, anche perchè la convenzione, peraltro mai portata in cda per l’eventuale ratifica, reca in calce la sua firma. Ma all’Istituto di via di Vigna Murata si vuole andare in fondo anche ad altre questioni. Tanto che nel corso della riunione di dicembre, il consiglio di amministrazione si è riservato “a tutela del lavoro dell’Ente e nel rispetto di tutti i soggetti coinvolti, di verificare il contenuto delle valutazioni della dottoressa  Quattrocchi anche attraverso il parere di uno o più esperti”. Insomma una contro-contro perizia per fugare ogni dubbio. Una mossa che però non maschera l’imbarazzo e l’irritazione: nel suo referto “speditivo a titolo personale e gratuito”, la Quattrocchi – sottolinea il verbale più volte citato– oltre a servirsi della carta intesta dell’ente “ha affermato che alcune conclusioni espresse nella relazione dello stesso ente si configurano come truffa ai danni del committente e indirettamente dello Stato”. La chiosa del cda è estremamente chiara: il Consiglio “dà mandato al Presidente di informare il responsabile della trasparenza e anticorruzione per tutti gli atti conseguenti, oltre alla verifica del rispetto del codice etico dell’ente”. Insomma una grana enorme.