Matteo Renzi ha fatto la sua scommessa: sul “caso banche” il governo si è mosso senza alcun conflitto di interessi, salvando con il decreto un milione di correntisti. Con questa convinzione mercoledì pomeriggio il premier si presenterà a Palazzo Madama per affrontare la mozione di sfiducia, presentata da Forza Italia e Lega Nord, che però rischia di far discutere più il Pd che le opposizioni. Ai voti di maggioranza, infatti, si sommeranno i 3 senatori di Fare, il gruppo di Flavio Tosi e soprattutto i verdiniani. “Serve un chiarimento politico vero, basta gioco delle 3 carte”, incalza la minoranza dem alla quale, venerdì scorso, il leader dem aveva garantito che Denis Verdini non entra in maggioranza.

Il voto di sfiducia con incluse polemiche non è l’unico passaggio dei prossimi giorni a cui il premier guarda con distacco. Tra mercoledì e giovedì l’intenzione è di ridefinire la squadra di governo, colmando alcune caselle rimaste vuote da tempo. Per il mini-rimpasto Enrico Costa dovrebbe essere l’uomo di Ncd che dal ministero della Giustizia diventa ministro degli Affari Regionali anche se l’ultima parola spetta ad Angelino Alfano. Dovrebbe tornare al suo posto, ai Trasporti, Antonio Gentile mentre sembra sfumare lo sbarco dell’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini al governo. Sembrano certi anche la promozione di Enrico Zanetti a viceministro dell’Economia, il passaggio dei sottosegretari Luigi Casero e Teresa Bellanova allo Sviluppo Economico. Mentre non è ancora deciso se Enzo Amendola della minoranza “responsabile” del Pd andrà a prendere il posto di Lapo Pistelli alla Farnesina.

L’unica casella certa, annunciata da Renzi, è quella di Tommaso Nannicini come nuovo sottosegretario: da tempo nel team economico di Palazzo Chigi, Nannicini è la “mente” del ddl sul lavoro autonomo che dovrebbe essere approvato giovedì in consiglio dei ministri. Una priorità per il premier come il decreto sulle Bcc atteso anche esso per il cdm di questa settimana. Altro che attacchi al governo sulle banche: domani Renzi in Senato è intenzionato ad andare all’attacco accusando responsabilità e omissioni dei partiti del passato. E dimostrando che il suo è il primo governo ad essersi mosso per modernizzare il sistema bancario italiano.

Ma il tema della banche rischia domani di diventare marginale rispetto alle polemiche sulla nuova geografia numerica del governo. Sia Flavio Tosi, ricevuto oggi a Palazzo Chigi da Renzi, sia il presidente dei senatori verdiniani, Lucio Barani, chiariscono che non è un voto di fiducia al governo ma un no ad “una sfiducia strumentale, demagogica e sbagliata”. Precisazioni che non convincono affatto la minoranza dem, da mesi all’attacco contro quella che definiscono “la nuova maggioranza”. “E’ un abbraccio che dura da mesi e temo che non sia solo trasformismo parlamentare, alla Scilipoti, ma l’avvio di un’operazione che anche sul territorio snaturi i valori del Pd. Io non ci sto”, commenta Pierluigi Bersani.

“Serve un chiarimento politico vero. Basta gioco delle tre carte. Ogni volta che Verdini &Co. votano con noi il Pd ci rimette – afferma Roberto Speranza, che guida la minoranza Pd – facile sommare voti in Parlamento, altra cosa è sommare voti degli elettori”.