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Le condanne ai politici hanno qualche valore anche solo etico? Perché dal caso Di Rubba mi pare di no

Domanda retorica, mi rendo conto, scorrendo il passato recente di casi solo apparentemente minori come quello di Di Rubba
Le condanne ai politici hanno qualche valore anche solo etico? Perché dal caso Di Rubba mi pare di no
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Ma alla fine dei conti, le condanne giudiziarie per chi è nei ranghi della politica italiana hanno qualche valore anche solo etico-morale?
Domanda retorica, mi rendo conto, scorrendo il passato recente di casi solo apparentemente minori.

Partiamo da un titolo del Fatto Quotidiano cartaceo del 28 aprile 2019: “Il favoloso mondo della Film Commission nelle mani del commercialista Alberto Di Rubba”, oggi commissario della Lega con funzione di reggente. Una non usuale “piccola” storia circoscritta alla Lombardia, pare, di cui avevo scritto prima che diventasse inchiesta.

Si trattava dell’acquisto di un capannone a Cormano in cui i protagonisti erano proprio Di Rubba – allora presidente della Fondazione lombarda Film Commission (ente controllato da regione Lombardia) e il prezzo – maggiorato – di spesa dell’immobile: un incremento di non poco conto considerando il valore lievitato da poche migliaia a 800mila euro.

Un racconto molto interessante – anche sul piano umano – di come alla fine questa speculazione fosse stata attuata nei confronti di chi, peraltro, era in uno stato di necessità, come ricostruito da Davide Milosa il 17 giugno 2021, in un articolo che riportava la deposizione della vedova di Andrea Paloschi, titolare dell’omonima società Paloschi srl, in gravi difficoltà economiche e che deteneva il capannone in oggetto, che diventerà il punto centrale dell’inchiesta giudiziaria chiusa dalla II sezione della Corte d’appello di Milano – 23 aprile 2024 – con 4 anni, 6 mesi e 20 giorni di condanna al tesoriere leghista. In appello era dunque arrivata la sentenza con pene ridotte per le accuse di peculato; i giudici avevano peraltro stabilito l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e la revoca dell’interdizione legale.

Ricostruito tutto ciò, oggi Alberto Di Rubba è deputato alla Camera dei deputati eletto il 26 marzo 2026 nel collegio uninominale del Veneto. Ciò avveniva esattamente due mesi dopo la sentenza di Appello bis con pena ribassata sotto i 3 anni, che ha di fatto cancellato l’interdizione, come riportato da ilfattoquotidiano.it.

Da lunedì 12 ottobre 2026 Di Rubba è Segretario federale reggente della Lega ad interim dopo le dimissioni di Matteo Salvini; neo segretario di un partito al governo dell’Italia.

Ecco, non ho molto da aggiungere. Anzi, sì: suggerire a chi verrà dopo Salvini (o a lui stesso in caso venga rieletto) di estendere a livello nazionale quel loro codice etico introdotto in Sicilia secondo il quale sarebbe vietato l’ingresso o la permanenza nel partito a chi sia stato condannato (anche in modo non definitivo, viene specificato) per delitti contro la pubblica amministrazione.

e.reguitti@ilfattoquotidiano.it

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