Come funziona la propaganda? E perché è pericolosa in democrazia tanto che Platone voleva chiudere la bocca ai sofisti e a tutti i retori capaci di giocare col linguaggio per confondere i cittadini? Il filosofo americano Jason Stanley in un libro recente spiega il meccanismo retorico insidioso della propaganda: invocare a gran voce un valore qualsiasi per persuadere in realtà gli altri che è giusto adottare politiche che negano quel valore. Per esempio, in nome della tolleranza bisogna vietare l’accesso in Europa a persone provenienti da Stati intolleranti, spingendo così verso una politica intollerante nei confronti di certi gruppi etnici. Oppure in nome della libertà delle donne difendere politiche illiberali contro i musulmani.

L’onorevole Santanchè è un esempio perfetto, forse a sua insaputa, di questo espediente retorico.

Mi sono dovuta confrontare con la signora Santanchè venerdì sera alla trasmissione di Lilli Gruber Otto e mezzo, dov’ero invitata con lei e con una teologa italiana musulmana, Nibras Breigheche.

La propaganda è subdola perché è difficile riconoscerla e distinguerla dai buoni argomenti. Soprattutto in televisione, dove il tempo è poco e i messaggi confezionati passano più facilmente dei ragionamenti.

Così la signora Santanchè comincia immediatamente ad attaccare la giovane teologa, per la prima volta invitata alla trasmissione ed estremamente educata, sfruttando la sua ben rodata esperienza di tivù e non lasciandola parlare, negando con la menzione di “fatti precisi” – tutti poi rivelatisi falsi – tutto ciò che diceva la teologa, mostrando dunque la stessa violenza e sopraffazione su una donna che lei sosteneva di combattere in nome della sorellanza universale.

Poi se la prende con me senza alcuna ragione, dato che da atea e antireligiosa quale sono, mi sembra difficile aver difeso posizioni pro-burqa, strillandomi che è molto fiera che suo figlio, immagino universitario a Parigi, non verrà mai a seguire i miei corsi, come se un ventenne brillante che studia all’estero stesse ad ascoltare la mamma per decidere che corsi seguire. Ho tanti studenti di tutti i paesi, anche musulmani, ai quali le madri lasciano la libertà di scegliere cosa studiare.

Poi interrompe di nuovo per dire che un inesistente art. 52 della legge reale sulla tutela dell’ordine pubblico è stato eliminato. Falso. Forse pensava all’art. 152, che è stato rinforzato? Ma sufficiente per mettere in difficoltà la teologa. La menzione esatta di dati inverificabili o falsi e un’altra vecchia tecnica di propaganda o, più semplicemente, come si diceva a casa mia, di “trombonaggine” per tenersi tutto lo spazio della conversazione e non mollare nulla. Il trombone difatti menziona dati con certezza senza sapere di che parla e sta bene attento a non terminare mai una frase con un punto interrogativo per non rischiare di aprire una breccia nel suo assordante assolo.

Gli slogan anche sono una tecnica: la “prigione portatile” del burqa ripetuta cinque, sei volte, o l’essere o non essere nello stesso film.

La povera signora Santanchè, nella ben stretta prigione portatile dei suoi pensieri, si è anche rivelata una perfetta istanza della famosa Terza Legge Fondamentale della Stupidità Umana: “Lo stupido è colui che nuoce agli altri senza nessun vantaggio per se stesso”. Perciò lo stupido è pericoloso: perché non si capisce lo scopo delle sue azioni, non è strategico e dunque ti sorprende sempre nel suo nuocerti perché non capisci perché l’ha fatto.

Quanto a me, ho avuto solo una conferma della Prima Legge della Stupidità Umana: “Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di stupidi in circolazione”.