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L’indiscutibile affermazione di Podemos e, sia pure in modo più contenuto, di varie forze di sinistra nelle elezioni spagnole di domenica, aprono nuovi spazi all’alternativa, sia su scala nazionale che europea. Dopo la Grecia e il Portogallo, questi risultati rendono evidente come aumenti, specie nell’Europa mediterranea, la massa di persone non più disposte a sottostare al protettorato tedesco basato sull’austerità e la rendita finanziaria che viene salvaguardata a costo della povertà e disoccupazione crescente di interi territori.

Per quanto riguarda in particolare la Spagna, l’unica via d’uscita all’ingovernabilità risiede in un governo di sinistra basato su di un compromesso tra Psoe e Podemos con l’appoggio di Izquierda Unida e delle sinistre nazionaliste, in particolare basca e catalana. Tale governo potrebbe rappresentare, insieme a quello di Syriza in Grecia e a quello portoghese, l’asse di un’alternativa mediterranea della quale si sente un fortissimo bisogno, se non altro per riequilibrare un’Unione europea eccessivamente sbilanciata verso Nord, e da tempo chiaramente votata alla difesa degli interessi costituiti, leggi finanza e piccoli, ma soprattutto grandi risparmiatori tedeschi.

E’ giunto pertanto il momento di affrontare con decisione il tema dell’alternativa mediterranea. Non necessariamente per uscire dall’Unione europea o dall’euro, ma per ridisegnarli a fondo, partendo dal principio sacrosanto dell’autonomia e della specificità di bisogni ed interessi che caratterizzano la metà inferiore del continente. Quello dell’ampia autonomia, fino all’esercizio del diritto di autodeterminazione, di intere regioni storiche, come appunto Catalogna e Paesi Baschi, dovrà del resto costituire un tratto distintivo chiaro e preciso del nuovo governo spagnolo, come  proposto da Podemos, liquidando ogni residuo di autoritario centralismo di stampo post franchista, che, nel governo dello sconfitto Rajoy, si è accompagnato alla più canina e succube fedeltà e sottomissione nei confronti di Frau Merkel.

Autonomia mediterranea deve significare schierarsi decisamente contro le manovre delle grandi potenze, in primo luogo gli Stati uniti, con il loro codazzo di alleati filo fondamentalisti come Arabia Saudita, Qatar e Turchia, che continuano a fare della zona medio-orientale un campo di battaglia, in cui a rimetterci e’ solo la gente comune. La pace e’ oggi possibile e deve basarsi sul modello di societa’ democratica e autogestita, di stampo confederale, delineato da Abdullah Ocalan, il grande leader curdo, dal suo carcere di Imrali. L’unico modello in grado di battere le spinte devastatrici del fondamentalismo, della guerra settaria e delle multinazionali disposte a tutto pur di impadronirsi delle grandi risorse, in primo luogo energetiche, che spettano ai popoli, che devono disciplinarne lo sfruttamento salvaguardando la cooperazione reciproca e l’ambiente. Autonomia mediterranea per un’Europa a sua volta autonoma da ogni imperialismo.

Autonomia mediterranea deve significare anche solidarietà fra sponda Sud e sponda Nord del nostro mare, all’insegna dell’accoglienza nei confronti dei profughi e dell’impegno a creare condizioni che ne rendano possibile il ritorno ai rispettivi paesi oggi invivibili per effetto della guerra e del degrado ambientale ed economico, tutti elementi tra loro connessi e interagenti.

Autonomia mediterranea deve significare anche impegno a difesa dell’ambiente e nell’attuazione piena di quanto concordato di recente dalla COP21 e molto al di là della stessa, per lo sviluppo di energie alternative come quella solare e quella eolica. Ciò richiede anche, come sostiene Mariana Mazzuccato in termini generali,  un recupero di ruolo da parte dello Stato, oggi indebolito e offuscato dalle follie neoliberali che da più di trentacinque anni pervadono l’Occidente e hanno creato le condizioni dell’attuale disastro.

La portata del recupero della cultura mediterranea va anche al di là di tutto ciò e si propone come filosofia di vita diversa e alternativa che è giunto il momento di proporre con forza. Come diceva un paio d’anni fa da Giorgio Agamben, “proprio oggi che l’Europa attraversa una crisi duratura, che sembra mettere in questione la stessa realtà dell’unione, che si riduce spesso unicamente a fattori economici e monetari, il Mediterraneo può offrire un modello prezioso per pensare in modo nuovo l’unità fra popoli e culture diverse”.

Con l’affermazione di Podemos in Spagna stanno maturando anche sul piano strettamente politico le condizioni per un’alternativa di questo genere. E in Italia cosa aspettiamo? Le forze non corrotte dalla globalizzazione neoliberale, Movimento Cinque Stelle e sinistra, riflettano attentamente su questa opportunità e convergano in questo sforzo.