La Germania investe quasi quattro volte l’Italia sull’università: 7 miliardi contro 26. Il nostro Paese, nel giro di pochi anni, ha compiuto un disinvestimento sugli atenei: una trasformazione opposta a quella in corso nel resto dell’Europa. Mentre in Germania l’investimento pubblico su questo settore dell’istruzione cresceva del 23%, in Italia si contraeva del 21%. A fornire questi numeri è il Rapporto 2015 sulle università del Nord e del Sud elaborato dalla fondazione Res (Istituto di ricerca su economia e società in Sicilia).

La fotografia fatta è a tinte fosche: negli ultimi sette anni il sistema universitario ha conosciuto una crisi devastante sia in termini di studenti, sia di docenti. Così come per gli stanziamenti. Dai dati presentati esce un giudizio nettamente negativo che non trova giustificazione nemmeno nella crisi economica: “Anche i Paesi mediterranei – scrivono i ricercatori della fondazione – più colpiti dalla crisi hanno ridotto molto meno il proprio investimento sull’istruzione superiore. In Italia la riduzione della spesa e del personale universitario è stata molto maggiore che negli altri comparti dell’intervento pubblico: tra il 2008 e il 2013 i docenti universitari si riducono del 15% circa, il totale del pubblico impiego del 4%”.

La comparazione internazionale, rispetto al finanziamento pubblico, mostra un’Italia in affanno. Nemmeno il Governo Renzi è riuscito a recuperare il gap. Il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone ai microfoni di “Radio Popolare”, giovedì sera in occasione della “Notte Bianca del diritto allo studio degli studenti universitari”, ha annunciato che con la Legge di Stabilità si arriverà a stanziare 8 miliardi sul capitolo. La differenza resterà enorme. Nel 2011 la spesa pubblica per l’istruzione universitaria in Italia ammontava, stando ai dati Ocse, allo 0,8% del Pil: una percentuale inferiore anche rispetto ai Paesi nei quali la componente privata del finanziamento è assai rilevante come Stati Uniti e Regno Unito (entrambi allo 0,9%). Una stima della spesa pubblica per l’istruzione universitaria per abitante mostra, che in anni recenti, ammonta a 332 euro in Germania; 305 euro in Francia; 157 euro in Spagna a fronte di 117 euro al Centro Nord dell’Italia e 99 euro in Meridione.

A colmare questa mancanza di soldi sono le famiglie costrette ad intervenire. Nel finanziamento del sistema universitario italiano, stando ai dati Eurydice ripresi dalla fondazione Res, la quota sopportata dalle famiglie italiane sul totale della spesa, nel 2011, era pari al 24,5%, un livello che pur essendo inferiore al Regno Unito è maggiore rispetto alla Francia, alla Spagna e all’Olanda e molti altri Stati europei. La fondazione boccia i governi italiani: “Dati del Public Funding Observatory della European University Association mostrano che la contrazione del 21% in termini reali della spesa pubblica per l’università osservata in Italia tra il 2008 e il 2014 è superiore a quella di tutti gli altri Paesi europei a parte Grecia, Ungheria e Regno Unito”.